L'anomalo
rampollo del cantautori anni '70 di Giorgio Maimone
Rino Gaetano è un'anomalia. Una di quelle che meno
male che arrivano ogni tanto a movimentare la vita. La
sua carriera esplode (e si esaurisce) nei mitici anni
'70, che poi sono quelli in cui il '68 si tradusse in
pratica di vita. Per intenderci Rino emerge con un disco
che parla di operai, di gente del sud, di eterogenei,
ma anche di Katmandù e di vecchie che saltano con
l'asta. Sempre per intenderci, mentre Fabrizio De André
era appena uscito con "Storia di un impiegato",
Francesco Guccini con "La locomotiva"
e De Gregori stava per uscire con "Pablo"
lui cantava "Berta filava",
"Spendi spandi effendi"
e "Escluso il cane"
e lo stridore faceva un po' effetto. Ci vorranno anni
per capire che il linguaggio di Rino, compreso quello
gestuale e di immagine, parlava un'alfabeto diverso, ma
altrettanto pregnante e ancora oggi attuale. Cadono i
30 anni dalla scomparsa ed esce una raccolta "...
e cantavo le canzoni" con un piccolo inedito.
L'occasione giusta per tornare a parlare di Rino. (segue)
Una
scrittura libera da vincoli e a raffica di
Leon Ravasi
La
sua scrittura, ironica e aggressiva a un tempo, travalicava
i limiti del “buon senso” e, a volte, del
buon gusto. Rino scriveva a raffica, immune da vincoli
come metrica, poesia, rima. La poesia di Rino era nelle
cose concrete, nei racconti di tutti i giorni, nella giustapposizione
di parole strausate e consunte dall’uso, fino alla
perdita del significato, con altre invece appositamente
ricercate. E un uso degli avverbi bizzarro e ficcante:
“Tu, forse non essenzialmente tu”, “Ad
esempio a me piace … il Sud” oppure, come
in “Supponiamo un amore”, cercare sempre l’accesso
più improbabile a una canzone: testi al servizio
di una musicalità istintiva, facile anziché
no, ma molto accattivante. E poi la passione, assoluta
e trascinante per i giochi di parole. La biografia di
Rino Gaetano potrebbe stare tutta in queste poche righe.
Poi ci sarebbe da analizzare il suo modo di scrivere,
in bilico tra assurdo e teatro, la sua faccia buffa, il
suo amore per il sud. (segue)
2
giugno 1981, via Nomentana
Era
la mattina presto del 2 giugno 1981, una Volvo 343 grigio
metallizzata arriva a forte velocità dalla periferira
diretta verso il centro. L'autista, non si sa come (un
colpo di sonno, un coktail di alcol e stupefacenti,
un malore) perde il controllo del mezzo che si schianta
contro un camion, un Fiat 650D. Nonostante la prontezza
dei soccorsi, Rino Gaetano non riesce a trovare un solo
ospedale pronto ad accoglierlo. Al quinto tentativo
sarà troppo tardi. Solo pochi giorni prima, Rino
era stato coinvolto in un altro incidente automobilistico,
dal quale era uscito miracolosamente illeso. La sua
auto, una Volvo 343, è completamente distrutta
e lui ne aveva acquistata subito un'altra uguale. Dopo
15 giorni avrebbe dovuto sposarsi con Amalia, una ragazza
che conosceva da sempre. La sua salma viene sepolta
al cimitero del Verano di Roma. Poco prima di morire
Rino era entrato in una fase di crisi artistica molto
dura che lo segna profondamente. Una sera confida a
Maurizio Montanesi dell It: “Non mi viene in mente
niente, non riesco a scrivere più come prima”.E
sempre lui ricorda: “Una sera al bar della RCA
gli venne una crisi, come se fosse stato preso dalla
corrente elettrica. Lo facemmo mettere seduto. E gli
passò. Però mi colpì, perche capii
che forse beveva troppo”(segue)
Una
casa per Rino a Crotone
di Alfredo del Curatolo
Ad
esempio a Rino Gaetano piaceva la strada. E se in fondo
a quella strada (“col verde bruciato, magari sul
tardi”) ci fosse stata una casa, tanto meglio.
Una casa dove accogliere i fratelli figli unici, dove
le donne “nel nero del lutto di sempre”
raccontassero la storia di un ragazzo del Sud partito
troppo presto, dove si possa fare musica. Questa casa
esiste a Crotone ed è sede di uno dei più
importanti festival italiani, nato in tempi non sospetti,
prima che il cantautore calabrese trapiantato a Roma
tornasse in auge, dopo due decenni di dimenticatoio.
“Una casa per Rino”, in scena dal 1 al 5
giugno, riesce a coniugare la felice formula dei “memorial”
(Tenco, Ciampi) con un concorso per giovani cantautori
e qualcosa di solido come il mattone: un centro polifunzionale
dove si può fare musica e cultura. Una rarità
per la Calabria tutta. Ma quest’anno, in cui si
parla di Rino come fosse ancora con noi, in cui i suoi
album vendono migliaia di copie (remix o non remix)
e in cui si pubblicano saggi e biografie, è particolarmente
appetitosa la locandina, con musicisti e autori di primo
piano e molti eventi collaterali. “Una casa per
Rino” è un progetto che fin dall’inizio
è partito come un tributo concreto a un nostro
artista molto particolare. Ricordare Rino con onestà
intellettuale significa creare qualcosa che rimanga.
(segue)
Nostalgia
canaglia! Storia di un canta autore di
Giorgio Maimone
Come
la mettiamo? Normalmente di un disco del genere parleremmo
male. Rino Gaetano è morto oltre 30 anni fa e
forse la parola fine sulla sua discografia dovremmo
averla già messa. Perché continuare con
questa serie di riedizioni che non aggiungono nulla
al mito di questo (grande) autore? Qui c'è un
cosiddetto inedito: "Ciao Charlie". Non contateci
più di tanto. E' un abbozzo di un provino, gonfiato
a canzone. Degno, peraltro, ma non è che sia
un vero inedito. E allora? E allora c'è che Rino
Gaetano ha ancora tantissimo da raccontarti. C'è
che cambiano le generazioni degli ascoltatori delle
sue canzoni e che sarebbe presunzione ritenere che solo
noi, coetanei, potessimo ascoltarle. E c'è che
questa selezione è una bellissima selezione che,
oltre all'inedito, allinea due live con Riccardo Cocciante
e i New Perigeo, che escono da un Q-disc Rca del 1981
(ultima tournèe di Rino) e una cover de "Il
leone e la gallina" di Lucio Battisti, cantato
con Anna Oxa, più un brano eseguito da Marco
Morandi (why?). E poi, su Bielle, non avevamo mai parlato
di quanto fossero belle le canzoni di Rino Gaetano.
Sono 32 canzoni per un totale di oltre due ore e mezza
di musica. E' uscito il 27 luglio, il giorno del mio
compleanno e me lo sono regalato per l'occasione, perché,
al di là di tante altre considerazioni, contiene
almeno 10 capolavori e una canzone che a me piace moltissimo,
ma abbastanza rara su cd che è "Sei
ottavi" (che finora avevo solo sul
vinile consumato di "Aida").
Poi, se si vuole, ma siamo nell'ambito delle curosità,
c'è "I love you Marianna",
canzone del debutto di Rino, quando ancora si faceva
chiamara Kammamurri. Una canzonetta, poco più
di un gioco, però con già dei semi di
follia che germoglieranno da lì a qualche anno.
E poi il libretto qualcosa offre questa volta, non sufficiente
a giustificare la spesa, ma interessante. Qualche foto
antica di Rino e un pugno di ricordi di gaetaniani doc,
tra cui Arbore, Costanzo (inutili), Walter Veltroni,
J-Ax, Simone Cristicchi, Fiorello e Lorenzo Cherubini
- Jovanotti. Quest'ultimo ha l'illuminazione di dire:
"Rino Gaetano porta due nomi propri e col nome
noi chiamiamo l'amico: è un doppio amico, un
amico al quadrato". Un'altra bella riflessione
fa Fiorello: "Non sono canzoni del ricordo quelle
di Rino, sono canzoni del presente e del futuro. E Rino
di 30 anni, quel Rino, ancora oggi starebbe un passo
avanti a tutti noi. Mentre Chinaglia, probabilmente,
passerebbe al Frosinone". (Segue)
Ingresso libero (1974)
Tu,
forse non essenzialmente tu
Ad esempio a me piace il sud
AD 4000 d.c.
A Khatmandu
Supponiamo un amore
E la vecchia salta con l'asta
Agapito Malteni, il ferroviere
I tuoi occhi sono pieni di sale
L'operaio della FIAT «la 1100»
Mio fratello è figlio unico
(1976)
Mio
fratello è figlio unico
Sfiorivano le viole
Glu glu
Cogli la mia rosa d'amore
Berta filava
Rosita
Al compleanno della zia Rosina
La zappa, il tridente il rastrello
la forca l'aratro il falcetto il crivello la vanga
Aida
(1977)
Aida
Fontana chiara
Spendi spandi effendi
Sei ottavi
Escluso il cane
La festa di Maria
Rare tracce
Standard
Ok papà
Nun te reggae più (1978)
Nuntereggae
più
Fabbricando case
Stoccolma
Gianna
E cantava le canzoni
Dans le chateau
Capofortuna
Cerco
Nuntereggae collection
Resta vile maschio dove vai? (1979)
Resta
vile maschio dove vai ?
(Mogol - R.Gaetano)
Nel letto di Lucia
Grazie a Dio, grazie a te
Io scriverò
Ahi Maria
Ma se c'è Dio
Anche questo è sud
Su e giù
E io ci sto
(1980)
E io ci sto
Ti ti ti ti
Ping pong
Michele 'o pazzo è pazzo davvero
Metà Africa, metà Europa
Jet-Set
Sombrero
La donna mia
Scusa Mary
Da un po’ di tempo in
qua le biografie dei cantautori si stanno caratterizzando
per i titoli più strampalati che si riesca a
pensare. Dopo “Quello che non so lo so cantare”,
l’unica cosa brutta del bel libro di Deregibus
su De Gregori (un parametro per chi scrive di cantautori)
o “Il vangelo secondo De André”,
arriva “Se mai qualcuno capirà Rino Gaetano”
di Alfredo del Curatolo. L’approccio in questo
caso è decisamente quello del “piccolo
fan”, per cui ogni possibilità critica
va a farsi benedire da subito, forse fin dal momento
del titolo. Eppure ce ne sarebbe da parlare di Rino
Gaetano, al di fuori dell’olografia e dalla convenzione
che mal si presta a lui, personaggio così poco
convenzionale.
Rino
Gaetano era un ragazzo che scriveva canzoni. Come tanti.
Anzi no, con un tocco di genio bizzarro in più.
In 8 anni, dal 1973 al 1981ha inciso sei LP, un Q-disc
assieme al Perigeo e a Riccardo Cocciante e 11 singoli
a 45 giri, per un totale di una cinquantina di canzoni.
Non per colpa sua, ma all’apice di una crisi creativa
che non si può sapere a quali sbocchi musicali
lo avrebbe portato, la mattina del 2 giugno 1981 sulla
via Nomentana a Roma, dopo una notte passata a bere
e a giocare a carte, come Fred Buscaglione, un colpo
di sonno e uno scontro frontale contro un camion.
Allo scopo di fare capire Rino adempiono bene le prime
74 pagine, per quanto troppo grondanti affetto per essere
obiettive. Punto centrale dell’opera., la propensione
di Rino al Teatro-canzone e la sua filiazione da lontano
dai modelli milanesi di Giorgio Gaber e Enzo Jannacci.
Può darsi per la vena surreale di alcune canzoni
del secondo. I punti di contatto con Gaber mi sembrano
molto sfumati. (segue)