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BiELLE Eventi

I Tetes de bois...

...e la bicicletta

 

"GoodBike", il concept a due ruote
Religione? Ciclista praticante!
di Giorgio Maimone
La bicicletta non è solo un oggetto, un mezzo di trasporto. La bicicletta è una religione, un credo, uno stile di vita, una metafora. La bicicletta è fatica e velocità , è ebbrezza e vento, è leggerezza e sconcia difficoltà, perfezione estetica e pericolosi sghimbesci. Insomma si pedala perché lo si vuole fortemente. Forse non è neanche naturale andare in bici. La bicicletta è una lunghissima planata sull'ala di un copertone sottile, ancorato alla strada da una fragilissima promessa.Andrea Satta e i Tetes de bois lo sanno benissimo, fino al punto da dedicare alle due ruote un intero disco, "Goodbike". E' evidente che un album del genere è un album bipolare. Per chi ama la bicicletta, per chi vive di bicicletta è essenziale, è una bibbia, imprescindibile e imperdibile (e per me è senz'altro così). E per chi non vive di bicicletta? Non lo so. Bisognerebbe chiedere a chi non ha questa protesi impiantata tra il cavallo e la ragione. Io continuo a pedalare e a cantare "Dai, dai, dai / dagli una spinta / dagli una spinta perché così non va / dai campione / a Natale ti sei fatto troppo panettone". Cinque stelle, anzi cinque campanelli da tutti gli innamorati delle due ruote. (segue)
Andrea Satta, ciclista per passione
di Giorgio Maimone
Dopo il Tour il Giro. Tutto sommato un classico. Lo ha fatto anche Armstrong. Solo che Andrea Satta dovrebbe avere più sintonia con Louis Armstrong che con Lance Armstrong. Sintonia di musicisti.
Insomma Andrea, l'ultima volta che ci siamo sentiti era al Tour de France, ora al Giro d'Italia. Non è che hai cambiato professione? A furia di fare il "riciclista" sei finito a fare il ciclista?
"No, però questa volta la spedizione è più consistente, perché prevede anche Sergio Staino e noi viaggiamo attraverso l'Italia appresso alla corsa e con la scusa della corsa. Attraverso la bicicletta per fare uno sguardo all'Italia".

Ho appena finito di leggere il tuo libro. Bello. Come riesci a trasformarlo in spettacolo teatrale? Come va in scena?

"Va in scena con racconti, canzoni, spazi poetici e disegni in diretta. Sia quelli di Sergio Staino, sia quelli di Licio Esposito. Diventa alla fine una cosa che non so definire esattamente che genere sia, ma che comunque è un qualcosa che ti porta dentro la velocità della bicicletta". (segue)

Undici brani a cavallo del mezzo meccanico

di Leon Ravasi
Goodbike non è solo la corsa, ma un’economia possibile e sostenibile, un modo di guardare le cose, di aggirarsi nel tessuto urbano, di amare. La bicicletta ha la velocità del cervello, attraversa il mondo, l’assorbe e mette in memoria. La bicicletta è moderna e antica. La bicicletta è sole e acqua, profumo e puzza, sudore e ghiaccio, amore e addio, lavoro e vacanza. E’ rumore di catena, fruscio nell’aria, grida di folla, gracchio di radio. La bicicletta è bambini che imparano ad andare senza rotelle a caccia di un altro equilibrio dopo quello dei passi.

Goodbike contiene 11 tracce dal ritmo adatto al pedale, dieci canzoni (tra cui sei inediti) più un tributo extra, divise tra l’epica del ciclismo (“Alfonsina e la bici”, “Le bal des cols”, “Coppi”, “La canzone del ciclista”), l’esplorazione e l’impegno sociale (“Noi siamo il traffico”, “Corrosivo acido”, “La bicitrombetta”), la dimensione infantile del gioco (“Dai”) e l’amore (“La bicicletta”, “Mia cara Miss”).

Secondo la cifra ormai consolidata del gruppo nelle tracce e tra le tracce sbucano amici e compagni di viaggio ospiti: dal rap di Militant A degli Assalti Frontali nella traccia di apertura del disco “Alfonsina e la bici”, alla voce del giovane Karisa Kahindi, cantante e attore keniota, all'Orchestra delle donne del 41° Parallelo, che scorre sotto l'intervista ad Alfredo Martini nell'arrangiamento dei Têtes della “Bartali” di Paolo Conte, al megafono del giornalista Gianni Mura, che firma anche il testo di “Le bal des cols” - ovviamente dedicato al Tour de France - alle stranianti radiocronache di quattro inviati di lusso quali Claudio Ferretti, storica voce della radio, Marco Pastonesi della Gazzetta dello Sport, Alessandra De Stefano di Rai Sport e Maurizio Crosetti di Repubblica.
(segue)

Un viaggio alla ricerca di storie di lotta e dignità
di di Lucia Carenini

“'Avanti Pop' è geniale. A cominciare dal titolo, che racchiude un mondo, un progetto politico, un'idea di impegno sociale e civile. Poi la copertina e il libretto con le splendide illustrazioni di Marta dal Prato e con il manifesto programmatico del progetto. Che in realtà e un viaggio alla ricerca di storie scomode. I Tetes de Bois sono partiti l'8 maggio 2006 all'Auditorium Parco della Musica di Roma con il loro storico camioncino e da lì hanno intrapreso un tour che ha toccato fabbriche come la Fiat di Melfi, ma anche campi di pomodori, cave di gesso e caselli ferroviari. Un tour che prosegue, perché i luoghi dove si svolgono i conflitti sociali del nostro tempo sono tanti.

E per ogni luogo un concerto, con incontri, racconti, ospiti illustri a sorpresa e non comune gente comune. Non comune perché è la gente che le lotte di quel luogo le ha vissute e le vive in prima persona. In molti sono saliti su quel camioncino a testimoniare, a raccontare la loro storia. Perché Avanti Pop è un disco sulla memoria, ma vista con gli occhi di oggi. Da quel palco e su quel palco itinerante, che ha registrato dal cambio turno ai cancelli di Melfi alle storie dell'agricoltura nascosta di Cerignola.

Hanno partecipato tanti artisti amici, da Ascanio Celestini a Paolo Rossi, Daniele Silvestri, Francesco del Banco del mutuo soccorso, Ulderico Pesce, Paola Turci. Una grande carovana. Poi è uscito questo disco, che raccoglie una serie di canzoni dedicate al lavoro e un libretto dei testi che è anche un libro di immagini e racconti, una sorta di diario di bordo con le parole dei lavoratori, gli aneddoti raccontati dagli artisti ospiti, le curiosità legate ai luoghi o alle canzoni definite proprio come "forse non tutti sanno che...". (segue)

I Tetes al Tour

“Smontano da un camioncino e salgono su una bicicletta. I Tetes De Bois affrontano la vita con trasporto. un trasporto particolare, perchè nella scelta di Andrea Satta, frontman e cantante del gruppo romano, di recarsi al Tour de France pesa sì la scelta artistica, ma ancora di più una vecchia e radicata passione per la bicicletta, coltivata e condivisa con Gianni Mura, firma principe del giornalismo sportivo italiano dai tempi immediatamente successivi a Gianni Brera. Abbiamo sentito Andrea telefonicamente, dalla Francia, nel giorno di riposo del Tour.

Allora Andrea, se non siete in camioncino siete in bici! Come nasce questa idea?

Nasce dal nostro amore per la bici, Giorgio, ma anche dalla voglia di impostare questo lavoro sulla bicicletta che faremo coinvolgendo anche Gianni Mura. E allora una volta Gianni mi ha fatto una battuta. Ha detto: "ma allora Andrea, come possiamo lavorare insieme se io vado al Tour dal '67 e tu non ne hai mai fatto uno?" Io non sono assolutamente in grado di fare neanche un ottavo dei chilometri che fanno i ciclisti in bici, anche se ci vado, ma ci vado da appassionato. E allora lui mi fa: "Dai, fai l'inviato!". (segue)

Canzoni su quattro ruote
La parte finale del libro di Andrea Satta è dedicata alle canzoni sul ciclismo: nel libro sono state citate le seguenti canzoni: "Coppi" di Gino Paoli, "Il bandito e il campione" di Luigi Grechi, cantata da Francesco De Gregori e ripresa quest'anno dai Barnetti Bross (Bubola, Larocca, Parodi e Jono Manson), con la versione in inglese di "Sante y Girardengo", "A Bicyclette" di Francis Lai, cantata da Yves Montand, "Afrobici" dei Tetes de Bois, "Padrone mio" di Matteo Salvatore, "La valsugana" (tradizionale), "Bartali" di Paolo Conte, "Signore, io sono Irish" di Fabrizio De André, Riccardo Mannerini e Gianfranco Reverberi, cantata dai New Trolls, "Les bicyclettes de Belsize" cantata da Nada, "La leggera" (tradizionale) cantata da Caterina Bueno. Mi vengono in mente altre canzoni sul tema come "Le biciclette bianche" di Caterina Caselli, oppure "Hanno ammazzato il Mario in bicicletta" di Ornella Vanoni. O le più recenti "Gimondi e il cannibale" di Enrico Ruggeri, "Ladri di biciclette" di Paolo Belli e i Ladri di Biciclette, ma anche il protagonista di "Prendeva il treno" di Enzo Jannacci che alla domanda: "Lei al lavoro come viene?" risponde "in bicicletta", giusto per beccarsi un "ma non è fine! La credevo un gran signore".Ancora ricordiamo Paolo Conte che lo scorso anno ha scritto la musica per il Giro d'Italia in tv, che si è poi trasformata in "Velocità silenziosa". Ma per il giro ha scritto anche Lucio Dalla: "Sono in fuga" (segue)

"I riciclisti" di Andre Satta. La leggerezza di una curva in discesa

E' un libro che ha la leggerezza di una curva in discesa, un tornante che merletta una montagna. E' un libro scritto su due ruote che presenta la copertina di Sergio Staino, le illustrazioni di Marta Del Prato e Licio Esposito, gli scritti di Andrea Satta e le canzoni dei Tetes de Bois, ma soprattutto le storie del ciclismo, sia quello epico degli eroi sportivi, sia quello altrettanto epico di chi in bicicletta non ci è andato per sport, ma magari per dovere o anche solo per passione. Un padre racconta al proprio figlio l'amore per la bici sull'ultima curva del Giro d'Italia che si arrampica sullo Stelvio.

E' l'anno del duello sul filo dei secondi tra Fausto Bertoglio, italiano dal profilo magro e dal nome predestinato e Francisco Galdos, spagnolo nemmeno lui tra i nomi di primissimo piano del ciclismo negli anni '70. Li dividono 41" ai piedi dello Stelvio. Resteranno invariati in cima. Mentre si svolge la gara c'è tempo per tutto: incontri, cibo, vino, storie e canzoni attorno al fuoco. Grande leggerezza di tocco per un libro da leggere d'un sol fiato.

Il modulo di scrittura è complesso e semplice ad un tempo. Padre e figlio in cima allo Stelvio ad aspettare il passaggio del giro, in un clima misto tra la favola e il sogno. Il figlio Geo fa domande, il padre spiega: giocano assieme, incontrano altre persone, parlano con loro, raccontano storie e se ne fanno raccontare. La radio a transistor sullo sfondo intanto continua a trasmettere notizie sulla corsa, affidate alle voce di Rino Icardi e Claudio Ferretti. Ma il tempo passa, i ciclisti no (tanto poi si sa che passano in un lampo) e allora il tempo è buono per raccontarsi storie di biciclette e non solo di ciclisti: e lo si fa attraverso il vino, le canzoni, le parole e le poesia e anche i disegni, gli stessi disegni su sabbia che poi Licio Esposito eseguirà anche negli spettacoli dal vivo. (segue)

"Non si può essere seri a 17 anni "

"I Riciclisti - Bertoglio e Galdos"

"Pezzi di cielo"

"Avanti pop!"

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