
Ascolti collegati
Crediti:
Daniele
Biacchessi (voce narrante); Marino
Severini (voce, chitarra):
Sandreo Severini (chitarra solista)
Registrato a mixato da Simone Cicconi - UNDAteC Studio. Fotografie
Fulvio "Devil" Pinto, Luca Vitali, Roberto Agostini.
Grafico Luca Guerri
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Tracklist
Cd1
1 Lo avrai Camerata Kesserling
(Pietro Calamandrei)
2 4 Maggio 1944
(Marino Severini – Alessandro Severini)
3 Sant’Anna di Stazzema
(Daniele Biacchessi)
4 La pianura dei 7 fratelli
(Marino Severini – Alessandro Severini)
5 Marzabotto
(Daniele Biacchessi)
6 Dante Di Nanni
(Tommaso Leddi)
7 L’armadio della vergogna
(Daniele Biacchessi)
8 Eurialo e Niso
(Marino Severini – Alessandro Severini)
Cd2
9 Ti ricordi il 1969
(Daniele Biacchessi)
10 Sesto San Giovanni
(Marino Severini – Alessandro Severini)
11 Piazza Fontana (Daniele Biacchessi)
12 Perché Fausto e Iaio
(Marino Severini – Alessandro Severini)
13 Firenze via dei Georgofili
(Raja Marazzini)
14 Ricordo d’autunno
(Gandolfo Schimmenti – Marino Severini)
15 Quel giorno a Cinisi
(Daniele Biacchessi)
16 Capaci e via D’Amelio
(Daniele Biacchessi)
17 Via Italia
(Marino Severini – Alessandro Severini)
18 Le radici e le ali
(Marino Severini – Alessandro Severini)


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"Il
Paese della vergogna" o un Paese di cui avere vergogna? Questa
è l'Italia di adesso, questa era l'Italia di allora. Quale
era peggio? Quale meglio? Difficile a dirsi. Facile concludere che
facciano schifo entrambi. eppure finché ci sarà chi
ha voglia di prendere tutti i semi della violenza disseminati negli
anni, tutti rigurgiti di fascismo riaffioranti dai tombini e dalla
fogne di cui è disseminata la storia patria del secondo novecento
(ma anche quella attuale), finché ci sarà gente come
Daniele Biacchessi e i Gang, forse fino ad allora continuerà
a germogliare nella terra il seme della speranza.
Due cd che contengono dieci brani recitati e nove canzoni, tutti
quanti che ruotano attorno al tema della recente storia d'Italia,
a partire dalla seconda guerra mondiale fino alle stragi di Falcone
e Borsellino,. E ancora ce ne sarebbe da scrivere di storia e di
storie d'Italia: a partire dalla resistibile ascesa del buffone
mediatico, del nano biotecnologico, per proseguire con Tangentopoli,
la seconda Repubblica, gli addentellati della Mafia con la gestione
della cosa pubblica, lo scandalo dei rifiuti a Napoli e ogni altro
materiale che per ora appare ancora come cronaca. Dal razzismo risorgente
alla voglia di impunità. Biacchessi e i Gang si fermano un
po' prima, ma ci parlano di Fausto e Iaio, della strage di Sant'Anna
di Stazzema, di Marzabotto e Dante Di Nanni, di Piazza Fontana e
di Sesto San Giovanni, degli attentati di mafia a Firenze in via
dei Georgofili, fino a quelli di Cinisi e via D'Amelio. Nasce come
spettacolo e spettacolo rimane, anche ora che è stato tradotto
in disco.
«Lo spettacolo - dicono le note di presentazione
- parte da un dato di fatto, incontrovertibile. In Italia la
verità storica non segue mai lo stesso binario della verità
giudiziaria. Le prove delle stragi nazifasciste di Sant'Anna di
Stazzema e Marzabotto nascoste nel cosiddetto "Armadio della
vergogna". I colpevoli di stragi come Portella della Ginestra,
Piazza Fontana, Piazza della Loggia a Brescia, treno Italicus, stazione
di Bologna, Rapido 904, sono tutti sostanzialmente liberi. È
l'Italia spiazzante delle verità negate, raccontate da Biacchessi
attraverso scene esemplari, flash su personaggi diversi tra loro
ma uniti da un solo nome: ingiustizia. Sono Fausto e Iaio, i giovani
militanti di sinistra ammazzati a Milano pochi giorni dopo il sequestro
Moro; Peppino Impastato, direttore di Radio Aut, assassinato da
Don Tano Badalamenti; Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uccisi
dalla mafia politica. Un collage di fatti e storie, carichi di emozioni.
"Il paese della vergogna" é un libro di Chiarelettere
Editore. Raccoglie, in una versione riveduta e ampliata, alcuni
testi di teatro narrativo civile scritti e interpretati in centinaia
di repliche da Daniele Biacchessi: "La storia e la memoria",
"Fausto e Iaio", "Storie d'Italia" e "Quel
giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato". I quadri sulla
strage di via dei Georgofili e Libero Grassi sono scritti da Raja
Marazzini».
Il disco in sé ha momenti belli e meno belli. La parte dei
Gang, purtroppo, è la più carente. A loro fa difetto
la strumentazione: ridotti a sole due chitarre, una di accompagnamento
banale e l'altra (poco) solista, danno meno grinta del solito a
ballate che pure hanno fatto la breve storia della loro canzone
epica: da "Eurialo e Niso" a
"La pianura dei sette fratelli",
brani che abbiamo avuto di apprezzare in ben altre versioni. Dal
loro canzoniere i fratelli Severini traggono anche "Via
Italia", "Le radici e le ali",
"Sesto San Giovanni", "4
maggio 1944", a cui aggiungono la cover di "Dante
Di Nanni" degli Stormy Six, in una versione che,
purtroppo, non rende giustizia alla grandezza del brano originale
(sciatta, noiosa, monocorde questa rivisitazione) e due brani poco
frequentati su disco: l'inedito "Perché
Fausto e Iaio", nel più classico Severini
style, e "Ricordo d'autunno",
scritta da Gandolfo Schimmenti, compagno di lotta di Peppino Impastato,
che ha tradotto in canzoni alcune sue poesie per il disco "26
canzoni per Peppino Impastato", da cui è
tratto questo brano dei Gang.
Se quindi i brani musicali non sono il meglio di questo disco (ma
costituiscono un valore aggiunto fondamentale per lo spettacolo)
i testi di Daniele Biacchessi invece sono il vero valore. Biacchessi
non recita, narra. Fa teatro civile come, tanto per fare nomi, possono
farlo Marco Paolini, Ascanio Celestini,
Giulio Cavalli, ognuno a modo suo. Ma l'associazione Biacchessi/Gang
non è organica come quella tra Marco Paolini e Mercanti di
Liquore. In quest'ultimo caso i brani musicali vengono scritti appositamente
per lo spettacolo e sono brani inediti, a cui Paolini partecipa,
sia in fase di scrittura a che di realizzazione. Per Biacchessi
e Gang si tratta di una giustapposizione senza sovrapposizione.
Qui Daniele racconta, là Marino canta e non sono molti i
momenti in cui le due istanze procedono affiancate.
Ciò nondimeno "Il Paese della vergogna"
resta un passo fondamentale e un disco di cui c'è bisogno
per ricordarsi sempre e non dimenticare mai cosa sia il nostro paese.
E non è nemmeno un caso che questo disco esca in occasione
della ricorrenze dei 40 anni dalla strage di Piazza Fontana (12
dicembre 1969), una strage dal cuore nero, ma che, in quarant'anni
di vicende processuali contrastanti, nessuno è stato in grado
(o ha voluto) dipanare. Sappiamo solo che per quella strage hanno
pagato le vittime dell'attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura,
il compagno anarchico Giuseppe Pinelli, "defenestrato"
in questura qualche giorno dopo e anche, a gioco lungo, Pietro Valpreda,
il mostro anarchico sbattuto in prima pagina.
"Nessuno ha pagato per gli omicidi di Roberto Franceschi,
assassinato dalla polizia la sera del 23 gennaio 1973 davanti all'Università
Bocconi di Milano. Non sono stati scoperti i killer di Fausto Tinelli
e di Lorenzo Iannucci, detto Iaio, colpiti il 18 marzo del 1978
in via Mancinelli a Milano. Nessuna giustizia per Pino Pinelli,
Saverio Serantini, Franco Serantini, Claudio Varalili, Giannino
Zibecchi, Piero Bruno, Alceste Campanile, Giorgiana Masi, Walter
Rossi, Valerio Verbano e Carlo Giuliani., Centinaia di ragazzi uccisi
soltanto per le loro idee". Per non dimenticare. Ora e
sempre.
Daniele
Biacchessi e i Gang
"Il Paese della vergogna"
(doppio
album)
Rumble Beat Records/L'Atlantide - 2009
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