Ospiti
Yo Yo Mundi (Paolo Enrico Archetti Maestri – voce e chitarra;
Fabrizio Barale – chitarra;
Andrea Cavalieri – basso; Fabio Martino – fisarmonica
e tastiere; Eugenio Merico –
batteria) in Sbandati
Daniele Sepe: sax in Indiana e Del bosco
Eva Milan: voce in L'intimità
Bianca Giovannini: voce in L'odore del mondo
Maurizio Bogazzi: chitarra in Girotondo
Camilla Barone: voce recitante in Al vino
Il Cd è stato co-prodotto dal Comitato della Memoria di
La Spezia nell'ambito del progetto
"I giovani e la memoria 2009"
Produzione artistica ed esecutiva Marco Rovelli
Mixaggio Fabio Martino e Marco Rovelli (studi Casa Bollente, Acqui
Terme).
Testi e musica di Marco Rovelli, tranne "La Comunarda"
(testo di Marco Rovelli e Francesco Forlani), "La mia parte"
(testo di Marco Rovelli e Maurizio Maggiani), "L'intimità"
(testo di Marco Rovelli e Erri De Luca), "Al vino" (testo
di Marco Rovelli e Francesco Forlani), "Lamento per la morte
di Pier Paolo Pasolini" (testo e musica di Giovanna Salviucci
Marini), "Indiana" (testo di Marco Rovelli e Giovanni
Cattabriga/Wu ming 2
Tavole comunitarie (a fianco e nel libretto) di Otto Gabos
Foto Giuseppe Mistretta
Grafica Caterina Livi Bacci - www.articodesign.it
Tracklist
01. La Comunarda 5'10''
02. Gloria brucia 4'14''
03. La mia parte 4'33''
04. L'intimità 3'56''
05. Il campo 4'07''
06. Girotondo 4'03''
07. Sbandati 4'24''
08. Il dio dei denari 4'25''
09.Il tempo che c'è 6'33''
10. Al vino 4'30''
11. Lamento per la morte di Pier Paolo Pasolini 3'43''
12. Mea culpa 4'19''
13. L'odore del mondo 3'03''
14. Indiana 3'57''
15. Del bosco 2'08''
16. Sante Caserio (live) 5'49''
Sempre
teso, un po' tetro, sul filo dell'isteria sonora, ribelle e scontroso.
Senza spazio per un sorriso o un filo di ironia, Marco Rovelli,
ex Anarchistes, ci regala un disco che è una lama di coltello,
un pugnale da piantare fino al manico nel corpo del nemico, un urlo
scomposto per annullare una realtà che non ci piace. Il tono
è enfatico e
quasi isterico? Certo, ma basta guardarsi attorno per capire che
la reazione è in linea con l'azione. Marco Rovelli brandisce
la clava, accantona la lezione del canto popolare e incide a colpi
di rock e di chitarre elettriche. Forse troppe rispetto alla finezza
delle liriche.
Insomma "Libertaria" non è un
disco rilassato né ottimista, ma è viscerale e intriso
di umori biopolitici, sia quando parla della Comune di Parigi ("La
Comunarda") che quando affronta il tema de "L'intimità",
aiutato dalla penna di Erri De Luca o ne "La mia
parte", ispirato e accompagnato da Maurizio Maggiani
e dal suo "Il coraggio del pettirosso" (che peraltro,
nel titolo, deve qualcosa a De André). Non ci si rilassa
mai, si resta sul nervo. E nervosa è anche la scrittura di
Marco, una delle più belle penne che girano nell'ambito del
cantuautorato nostrano.
Ma tante penne, a volte, faticano a fare un'ala. Perché i
brani si incistano, si arrotolano, si emozionano di se stessi e,
a volte, si perdono. E' bella "La comunarda"
iniziale, è emozionante "La mia parte",
è profonda "Girotondo"
e intrigante "Mea culpa". Coinvolgente
"Al vino" e quasi perfetta "Del
bosco", mentre il "Lamento per
la morte di Pier Paolo Pasolini" è una
signora cover. Ma cosa si può dire di un brano che si chiama
"L'intimità" e parte
con uno sbleng sblang deleng di chitarra elettrica? Certo che è
un brano che parla di Genova e in origine dei bombardamenti a Belgrado
(ma il mix tra le due parti è fumoso e forse pretestuoso)
ma l'effetto straniante della distanza tra titolo e musica resta.
Un bellissimo testo poi come "Il tempo che c'è",
che parla della riscoperta della lentezza nel rapporto umano, si
traduce in una canzone attraversata sotterraneamente da una tendenza
alla fretta musicale che fa torto al testo.
Il problema è più generale. Quasi mai le musiche cercano
di interpretare i testi, vanno per i fatti propri con durezze inattese
anche quando il testo segue percorsi d'amore, pietà umana,
storie tristi o tormentate. Piacevolissima è infatti la lettura
del libretto, a sbalzi l'ascolto che salta tra attimi di pura estasi
(rock) a violenze e nevrastenie sonore (e a volte canore) difficili
da comprendere. Come già capitato altre volte mi corre l'obbligo
di spiegare che le critiche tanto più pungono quanto più
si pensa che un lavoro valga. "Libertaria"
è uno dei dischi più importanti usciti quest'anno,
ma, come peraltro la maggioranza degli album migliori usciti quest'anno,
non è scevro da difetti. Che comunque non intaccano la sostanza.
Marco immagina ogni stazione, come le tappe di una (bio) politica
personale di avvicinamento ai diversi stati del corpo: "La
Comunarda" è il corpo resistente e barricadero,
"Gloria brucia" (che contiene
brani di Becket ed Amelia Rosselli) è la canzone del corpo
come campo di battaglia, "La mia parte"
(un testo che recita: "Strappati il cuore, il poeta declama
/ voce saggia di follia / strappalo e mangia / ché Fatiha
ti ama / lei è la tua parte di dio / la tua parte di anarchia")
è la canzone del corpo amante; "L'intimità"
dei corpi in strada, ovvero esposti al rischio e alla salvezza,
"Il campo", dedicato ai migranti
clandestini, quelli che popolano gli ex Cpt, ora Cie e "servi"
nel campo del lavoro, come spiega un nuovo libro di Rovelli, è
il canto del corpo clandestino.
"Girotondo" ("Guarda
quanto è fonda la notte / non ci sono che lupi oramai / tu
da solo ti farai giustizia / anche se luce non ne vedrai. /
Guarda quel fuoco che si alza davanti / brucia ogni cosa che voce
non ha / guarda le fiamme che s'alzan d'intorno / in ogni campo
un nemico ci sta") è il corpo inarreso e parla
dei fuochi dei pogrom ai campi rom. "Sbandati"
parla del corpo in esodo, la condizione delle guerriglia partigiana,
ma allo steso tempo una condizione generale. "Il
dio dei denari" è il corpo ridotto a ingranaggio
della macchina produttiva. Le morti sul lavoro, viste dalla parte
della donna che resta. "Il tempo che c'è"
è il corpo visionario, l'utopia sulla pelle ("Lentamente
/ lentamente / come gocce di terra / lentamente / come sangue /
di serpente / scorre piano dentro me / lentamente").
"Al vino" è il corpo
ebbro, estatico ("Ci sono bottiglie che conservo e non
bevo nella mia cantina / ci sono bottiglie vuote da molto prima
/ ci sono bottiglie che avranno sempre vino da dare / vino dei liberi
/ Vino rubino color tulipano / apri alla gola il bicchiere di sangue
/ che oggi oltre la coppa di vino / altro intimo amico con c'è").
Il "Lamento" è l'inno
al corpo sacrificale, "Me culpa" al corpo perduto di Bardamu,
"L'odore del mondo" è il corpo che odora di potere,
canzone bata da un'idea condivisa con Roberto Saviano. "Indiana"
è il corpo in rivolta, il corpo Comune, e il testo è
stato scritto con Giovanni Cattabriga, ovvero Wu Ming 2 (con un
intervento sonoro di Daniele Sepe). "Del bosco",
infine, è il corpo che respira: "Giravo nel bosco
di Monte Morello, col verso del corvo che gracchia, mi fermo, rispondo
a quel verso girando, con un passo in tondo, risuona nel bosco,
il corvo risponde al mio passo, ai miei passi, i passi di me che
rispondo al suo verso ..."
Un album che è un corpo che respira, ricco di clangori e
di stridori, di poesia e amarezza, di amore e negazione. Quasi 73
minuti di musica e parole, molto dense, pregne. Parole incinte che
stimolano altri pensieri. E discussioni perché discutere
è bello. Anche quando ci si divide. Non è un disco
per tutti perché non tutti la pensano così e non tutti
sono disposti a passare da Carlo Giuliani ai morti sul lavoro, dal
Cpt alla Camorra, dalla morte di Pasolini alle stragi dei rom, dalle
guerre partigiane ai nativi americani ed al Mea culpa finale che
non risparmia neanche se stessi. "Reclamo la mia inappartenenza
/ il barbaro richiamo senza terra / l'accoglienza al vento che devasta
/ e libera presenza / l'occhio rivoltato al poi / il furore placato
/ il corpo abbandonato al suo deserto. / Reclamo l'odio senza oggetto
/ l'amore che ne stilla senza colpa / il tormento che abita il silenzio.
/ Reclamo la parola / la sua notte / la mia riconoscenza".
Ed è questa la vera recensione.
Marco
Rovelli
"Libertaria"
Corasong - 2009 Sul
sito e nei negozi
"La comunarda" live con Daniele Sepe e Davide
Giromini