
Ascolti collegati
Musicisti:
Gabriella Gabrielli: voce
con Zuf de Zur
Maurizio Veraldi: organetto, fisarmonica
Mauro Punteri: chitarra e voce
Marinella Pavan: violino
Aleksander Paunovic: contrabbasso
Roberto Nonini: clarinetto
Federico Magris: violoncello
Stefano Andreutti ed Emanuele Primosi: percussioni
Michele Bregant: clarinetto; Alan Malusa Magno: chitarra acustica;
Kosovni Odpadki ("Une lune"), coro bambini diretto da
Gianna Visintin ("Naku")
Prodotto
da Erasmo Treglia e Gabriella Gabrielli
Produttore esecutivo: Petro Carfì
Registrato, mixato e masterizzato da Stefano Amerio, Artesuono
Recording Studio (Cavalicco, Udine)
Arrangiamenti: Valer Sivilotti in "Nina nana", "Dale",
"Naku", "Kralica noci", "Betina",
"Ninna nanna della Guerra"
Grafica: Veronica Tolosa
Traduzioni in inglese: Kay McCarthy
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Tracklist
01. Ninna nanna
02. Que renase
03. Une lune
04. Dale
05. Letovana Naina
06. Naku (Be Oko)
07. Kralica Noci
08. Tre sorelle
09. Betina
10. Ninna nanna della guerra
11. El sielo
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“Storie
di fiumi, di donne e di frontiere è il sottotitolo di questo
disco. Acqua e donna sono l’onda che attraversa tutte le canzoni.
L’acqua è la slovena Soca che diventa Isonzo in italia
e che parlando lingue diverse arriva al mare. La donna è
la donna di frontiera, che, come acqua, sa essere dolce e accogliente
come una madre, ma anche decisa e impetuosa…". Questo
scrive Gabriella Gabrielli, cantante del gruppo goriziano degli
Zuf de ur per presentare il suo disco da solista "Dove
il mio naufragar". Che è un disco di bellezza scintillante,
dove la musica e il canto popolare si sposa senza distinguersi meglio
con la canzone d'autore e la poesia, utilizzando i versi di poeti
come Biagio Marin, Trilussa e Guido Carrara e i suoni delle lingue
veneta, slovena, croata, goriziana, portoghese, rom, friulana, rumena,
africana, spagnola, romana e italiana.
In 41 minuti, attraverso 11 brani ci fa viaggiare sulle
sponde di un fiume e dentro il canto delle donne che di questi fiumi
popolano le sponde. Che siano madre, bimbe o spose. Che siano ninne
nanne o storie popolari, ma seempre portate dalla voce di Gabriella
dove canta la sapienza dei popoli, l'affetto della mamma, l'amore
della spose e lo stupore dei bimbi. Questo saper portare il sentimento
attraverso le canzoni è dote di chi ha avuto in dono dagli
dei la capacità di emozionare attraverso la musica e le canzoni
di questo disco emozionano. Tutte.
Accompagnati dagli Zuf de Zur e da una manciata di altri strumentisti,
ci facciamo cullare dalle note della "Ninna nanna"
iniziale, prima di passare alle "Que renase"
che mescola portoghese, sloveno, croato e goriziano e che contiene
la frase che dà il titolo al disco: "Dove il mio
naufragar possa ancora incontrare la tua voce baby". Delicato
semi-fado in salsa d'estremo oriente italiano, semplice e fluido
nel suo scorrere.
"Une la lune", testo friulano
di Guido Carrara, musica di Mauro Punteri, ha la magia della filastrocca,
a cui la voce di Mauro Punteri aggiunge la profondità del
tuono che fa da sottofondo al picchiettare di pioggia della Gabrielli,
mentre porta avanti la sua conta, da "Una la luna" fino
a "nove e e poi piove", mentre la lunga lallazione finale
sembra suggerire una qualche Africa in giardino, tra oleandri e
baobab. "Dale" invece vale per
"madre" in lingua rom. Non è un canto popolare,
ma ne assume le forme e le essenze mentre canta di "una graziosa
bimba zingara che piange per la sua mamma".
"Letovana Naina" è invece il lamento
o la nenia della puerpera, testo friulano di Stefano Moratto e musica
di Mauro Punteri. "Batti batti i tuoi panni / puerpera,
questa notte / mentre il tuo bimbo dorme / puerpera, batti e batti
/ batti nell'acqua fredda e nara / come il sangue che hai nel cuore".
Quasi una murder ballad che finisce con "grida, grida, batti
e piangi / che la notte non finisce mai". E l'unico accompagnamento
della canzone è il battito dei panni. Si schiarisce il cielo
e l'orizzonte canoro con "Naku (Be Oko)",
filastrocche e ninna nanne di provenienza diverse: dalla Spagna,
all'Africa, all'Italia, all'est. Solare e fresca, sostenuta da un
coro di bimbi.
"Kralica noci" è invece
la regina della notte in sloveno e croato: "nessuno può
sapere / perchè io sogno / perché io piango / in questa
quieta sera". Tristezza assoluta, solitudine notturna,
silenzio e musiche in punta di piedi che si affacciano sul cuore
della notte per scaldarti. "Tre sorele"
e "Betina" sono due canti tradizionali
istroveneti, ma conosciuti, con altri nomi, anche nel resto d'Italia.
"Tre sorele" è la classica storia delle tre sorelle
che si mettono a navigare e perdono l'anello. "Betina"
è un canto d'amore. Se nel primo caso le sorelle hanno "perdù
l'amor", nel secondo l'innamorato "Bela Betina" muore
per te.
Chiudiamo con due poeti: Trilussa è l'autore del bel testo
della "Ninna nanna delle guerra",
dove "la gente se scanna per un matto che commanna / che
se scanna e che s'ammazza / a vantaggio della razza / o a vontaggio
di una fede / per un Dio che nun se vede". Credibile il
romanesco di Gabriella e bella la musica di anonimo. "El
sielo" è un grande finale, affidato a
una poesia di Biagio Marin messa in musica da Loris Vescovo (arieccolo!).
Quasi cinque minuti per parlare del cielo di maggio, dell'acqua
del fiume che va via sicura, degli uccelli dentro il cielo azzurro
"ed io come ubriaco / correvo forte con le mani protese
/ che sanguinavano all'urto delle siepi / e di quel sangue mai mi
facevo pago / ero contento di volare leggero / in cerca di quel
bene che non veniva / felice della pena / sempre viva / che mi faceva
filare come un veliero": in quel sielo biavo (cielo azzurro).
Solenne.
Finisce il disco, ma non il piacere dell'ascolto. Ancora e ancora
come l'acqua che scorre e passa, ma nel fiume non finisce mai. Così
le canzoni di questo disco dal magnifico titolo, "Dove il mio
naufragar", e arricchito dalla magnetica esibizione vocale
di Gabriella. Ancora una volta, come il sole, la buona musica sorge
da Est.
Gabriella
Gabrielli
"Dove il mio naufragar"
Finisterre - 2009
Nei negozi di dischi o sul
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