
Ascolti collegati
Musicisti:
Ginevra Di Marco (voce)
Francesco Magnelli (pianoforte, magnellophoni, cori)
Andrea Salvadori (chitarra classica, tzouras, wood guitar, cori)
Marzio Del Testa (batteria)
registrato
da Andrea Salvadori
mixato da Giovanni Gasparini
masterizzato da Claudio Giussani / Nautilus
Arrangiamenti:
Francesco Magnelli e Andrea Salvadori
Produzione esecutiva : Sergio Delle Cese
Produzione artistica : Francesco Magnelli
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Tracklist
01. Terra mia
02. Usti usti baba
03. M’aggia curà
04. Il crack delle banche
05. La maza
06. Io sì
07. Le figliole
08. La malcontenta
09. Au bord de la fontaine
10. Ali Pasha
11. In Maremma
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Di
dischi simili non si potrebbe parlando male nemmeno volendolo. Parte
con tutte le stimmate giuste per far parlare bene di sé e
la cosa più curiosa è che poi queste belle parole
se le merita davvero. Ginevra Di Marco da qualche tempo in qua ha
fatto la sua svolta: "la musica popolare - ci ha detto tempo
fa - mi dà gioia a cantarla. Una gioia fisica". Una
gioia che si sente correre anche per le undici tracce di "Donna
Ginevra". Insomma, le stazioni lunari hanno preso terra, ma
la voglia di mare continua a prendere il sopravvento e la signora
è partita ancora. A bordo nove brani della tradizione (dalla
Toscana, alla Macedonia, dalla Bretagna all'Albania) e due omaggi
a cantautori come Pino Daniele (l'iniziale "Terra mia")
e Luigi Tenco ("Io sì", strepitosa).
Ma il passaggio tra una tradizione e l'altra non si sente,
non compie un salto, ma transita lievemente, fino ad assorbire nel
tessuto sonoro, cucitole attorno su misura dal partner Francesco
Magnelli, i brani cantautorali accanto a quelli di tradizioni differenti.
In questo bazaar dell'anima c'è da spaziare con le scelte
ed è quasi impossibile che non troviate la spezia adatta
a voi, allo vostra ispirazione, al vostro sentimento. A meno che
non vi troviate d'umore del tutto malinconico. La malinconia qua
dentro non viene presa in esame. Anche la tristissima "Io sì"
viene trasformata in un canto energico e forte (e il testo di Tenco,
peraltro, ha ben maggiore valenza se visto al femminile).
Pochi gli strumenti e fondamentale comunque resta la voce. Anche
in questo caso viene da pensare che arrivare all'anima delle canzoni
popolari non è solo questione di strumenti: non sono le darbouke
a fare "Africa", né le fisarmoniche sbilenche a
creare i "Balcani", ma lo fanno le canzoni e la sensibilità
dell'interprete. Per il viaggio della navicella di "Donna Ginevra"
bastano delle chitarre, una batteria, il pianoforte, gli indispensabili
magnellophoni (marchio di fabbrica registrato in famiglia) e una
grande voce.
"Come diceva Eduardo - scrive Ginevra all'interno
del libretto - la tradizione è vita che continua. Questo
significa che se tu risvegli qualcosa di vitale in ciò che
ti ha preceduto, lo restituisci vivo a chi viene dopo di te. Che
questa muisica possa accompagnare i vostri giorni e che sia luogo
di fioritura di pensieri e di immaginazioni che sappiano staccarsi
dal ronzio che ci assedia. Una serena obiezione all'esistente".
E già chi vuol fare "serena obiezione all'esistente"
rientra nei miei favori. Poi rientrano pure i brani: dopo "Terra
mia" (1977, ossia quando Pino Daniele era Pino
Daniele) c'è Usti Usti baba (canto rom macedone), seguito
dalla macchietta napoletana di Nino Taranto "M'aggia
cura'". Non si cambia tanto atmosfera con la
divertentissima "Il carck delle banche", che si riferisce
allo scandalo della Banca Romana del 1893, ma che potrebbe essere
stato scritto oggi: "Noi siamo tre celebri ladron / che
per aver rubato ci han fatti senator".
Entriamo nella parte centrale più di atmosfera: "La
maza" del cubano Silvio Rodriguez, ossia "Il
piccone": "Cosa sarebbe il piccone senza la cava /
un miscugliio di corde e tendini / un ammasso di carne e legno /
uno strumento senz'altro splendore / che piccole luci sulla scena
/ cosa sarebbe - amore mio - cosa sarebbe / il piccone senza la
cava?". Sublime. Come pure la successiva "Io
sì" di Luigi Tenco che prende l'onda di
un canto popolare, quasi una czarda, per volare sempre più
in alto nel cielo dei significati.
Si ritorna alla gioia di vivere con la villanella del Cilento (come
tutti i brani rielaborata da Di Marco, Magnelli e Salvadori) "Le
figliole": "Le ffigliole che n'hanno
ammore / songo nave senza la vela / so' lanterne senza cannella
/ songo cuorpe senza lu core / Li 'ffigliole che n'hanno amore".
"La malcontenta" è una
ninna nanna toscana raccolta da Caterina Bueno ed è espressa
in tutta la sua ammaliante crudezza. Ottima musica popolare.
Il passaggio in Bretagna lo fornisce "Au bord de
la fontaine", versione meno nota della celebre
"A la claire fontaine", brano raccolto da Lorient in Bretagna
nel 1842. E' una canzone di separazione e di dolore ("Canta
usignolo canta / la bella mi ha lasciato / Se hai il cuore allegro
/ la bella mi lasciò"), ma il ritmo ha preso un
treno rapido e ti porta sferragliando attraverso tutta la canzone,
dalla terra di Bretagna, senza prendere fiato, fino all'Albania.
"Ali Pasha" è infatti
un canto tradizionale albanese, che racconta le imprese del condottiero
Ali Pasha Tepelena che nel 1788 conquistò Albania, parte
della Tessaglia ed Epiro, crendo un regno semi-indipendente da quello
turco. Si chiude con "In maremma"
di Dodi Moscati, grande figura della musica popolare toscana, scomparsa
da qualche anno.
Su undici canzoni almeno otto mettono voglia di risentirle subito
e lasciano traccia nel cuore e nella mente. Non un risultato da
poco per un disco di musica popolare, magnificamente rivisitava
e presentata col vestito scintillate da serata di gala. Ma musica
popolare resta nel profondo e questo forse è il miglior risultato
del disco.
Ginevra
Di Marco
"Donna Ginevra"
Materiali sonori/Edel - 2009
Nei negozi di dischi
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