
Ascolti collegati

Angelo Branduardi
Futuro
antico |

Angelo Branduardi
Altro
e altrove |

Edoardo Bennato
Così è se vi pare |

Tricarico
Il bosco delle fragole |

Fabularasa
En plein air |

Roberto Angelini
La vista concessa |
Musicisti:
Angelo
Branduardi (violino, chitarre, fiati); Bruno De Filippi (armonica
a bocca, strumenti a plettro, sitar, bouzouki, quatro, mandolino,
benzo); Maurizio Fabrizio (chitarre, chitarra ottavino, benzo);
Josè de RIbamar "Papete" (percussioni)
Testi: Luisa Zappa Branduardi
Musiche: Angelo Branduardi (tranne "La tempesta", liberamente
ispirata a La musica notturna delle strade di Madrid di Luigi
Boccherini; "La Canzone di Aengus" di Donovan Leitch
e "O sole mio" di Di Capura-Capurro-Mazzucchi)
Produzione: Angelo Branduardi
Progetto grafico: Arturo Bertusi e staff, Chiaroscuro
Concerto tenuto all'Olympia di Parigi nel dicembre 1986 e registrato
in presa diretta da Franco Finetti
|
|
Tracklist
01. Il denaro dei nani
02. La tempesta
03. Cara, rimani
04. La lune (La luna)
05. Tanti anni fa
06. Gulliver
07. Sous le tilleul (Sotto il tiglio)
08. Il cappello a sonagli
09. La canzone di Aengus, il vagabondo
10. Un aviatore irlandese prevede la sua morte
11. Nel giardino dei salici
12. Innisfree, L’isola sul lago
13. ’Enfant clandestin (Ninna nanna)
14. O sole mio
|

|
|
Angelo
Branduardi è sulle scene da troppo tempo per stupire ancora.
E infatti anche questa volta non stupisce. Ma piace. Cosa vi aspettate
da Branduardi? Morbide atmosfere acustiche, ballate che sanno di
medioevo e di musica popolare, menestrellate cantate a fil di voce,
splendide musiche e testi che cercano di ricreare un mondo fiabesco
indefinito er per farlo si appoggiano al folclore e alla poesia?
Bene, tutto questo c'è anche qui, in questo "Senza spina"
che è un unplugged sui generis.
La storia di questo disco parte da lontano: nel dicembre 1986,
periodo di grande successo anche europeo per il menestrello di Cuggiono,
quattro musicisti percorsero in lungo e in larrgo l'Europa con una
tournée di grande successo, divertendo e divertendosi molto.
I quattro erano: Angelo Branduardi (violino, chitarre, fiati); Bruno
De Filippi (armonica a bocca, strumenti a plettro); Maurizio Fabrizio
(chitarre); Josè de RIbamar "Papete" (percussioni).
Nel loro peregrinare giunsero all'Olympia di Parigi dove Franco
Finetti, l'ingegnere del suono che li accompagnava, registrò
questo nastro. Uscito ora degli archivi è degno di essere
accolto con un applauso.
Applauso che facciamo più caloroso pensando ai tre inediti
aggiunti: "Il denaro dei nani"
che apre il disco, che sembra una cover dei Luf (ascoltate "Canta
e cunta"!) e che parla di come "il denaro
dei nani / non vale niente". E se qualcuno pensa ai soldi del
nostro presidente del consiglio è in malafede! Gli altri
inediti, tutti posti a inizio disco, sono "La tempesta"
e "Cara rimani", apparentemente
poco distinguibili dai brani successivi, perché volutamente
scritti nel segno della continuità.
"La tempesta", come è
precisato nelle note sul libretto, deve qualcosa a Boccherini per
la musica. "Cara rimani" è
una dolce ballata d'amore, di riflessione sul tempo andato. "Cara
rimani, ora che il giorno è andato / ci resterà la
sera per fare i conti col nostro passato / col tempo che ancora
verrà / se le parole portano dolore / viviamo questa vita
/ giochiamo tutto contro la fortuna / e vediamo chi vincerà".
I "nani" è la più divertente, "La tempesta"
forse più ambiziosa musicalmente, "Cara rimani"
è un piacevole acquerello.
Il resto è tutto concerto, con anche le voci degli altri
altri sul palco (a un certo punto si sente chiaramente qualcuno
che dice "Questa canzone salirà in classifica!").
Tre dei brani sono cantati in francese (d'altra parte si era a Parigi!)
e precisamente "La lune" (la
luna), "Sous le Tilleul" (Sotto
il tiglio) e "L'enfant clandestin" (Ninna
nanna).
"La lune" in particolare viene
presentata in una versione estremamente dilatata (7'40"), molto
curata e quasi preziosa, però contemporaneamente forse troppo
ricca per la scarsa simmetria e la pallida poesia di un brano talmente
delicato da ricordare un cristallo. Reagisce molto meglio al trattamento
live "Tanti anni fa" che, essendo
di tempra più robusta (e contenuta nel minutaggio a 2'49")
acquista addirittura più sapori della celebre versione in
studio.
Interessante anche la versione live di "Un aviatore
irlandese prevede la sua morte" che, assieme
a "La canzone di Aengus, il vagabondo",
a "Nel giardino dei salici"
e a "Innisfree, l'isola sul lago",
fa parte del ciclo di canzoni sipirato alle poesie originali di
William Butler Yeats, tradotte ed adattate dalla moglie di Angelo,
Luisa Zappa. Forse perché poco frequentata ai tempi, la canzone
sembra dotata di una carica superiore alle coeve. Oltre a essere
sempre magistralmente suonata e interpretata.
Chiude una prescindibile versione di "O
sole mio", che peraltro non esagera in nessun
senso. E "Senza spina", oltre che alludere
all'unplugged, sembra indicare anche la propensione naturale di
Angelo a fare dischi che siano più sul versante della rosa
che su quello della spina. Dischi piani e vellutati, che non pungono,
ma che odorano di buono.
Insomma, Branduardi non c'è bisogno di scoprirlo
ora e questo disco dal vivo ce lo restituisce con tutto quello che
sapevamo di lui. Certo ogni tanto può indurre al sorriso
quest'aria gentile da elfo dei boschi, però, per l'appunto,
fa parte di lui e della storia della canzone d'autore italiana.
Va tenuto presente tra l'altro che Angelo è uscito ed ha
iniziato ad avere successo negli stessi anni "caldi" dei
processi politici ai cantautori, quelli dove si salutava solo col
pugno chiuso e si cantava di rivoluzione con due accordi due suonati
pure male. Angelo è riuscito da sempre a fare altro, dando
spazio al suo ricco mondo poetico musicale e donandoci una serie
di piccoli gioielli che, come nel caso dei brani di questo disco,
sono tutt'altro che consunti dall'uso e dalla patina del tempo.
Angelo
Branduardi
"Senza spina"
Lungomare/Emi -2009
In tutti i negozi di dischi
|