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Le
BiELLE RECENSIONI
Misero
Spettacolo: "L'inconcepibile" Misero spettacolo?
Ma per carità! Sono grandi di
Leon Ravasi
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Musicisti:
Beppe Tranquillino: voce e chitarra
Alessio Tommasoli: chitarra e cori
Massimo Di Lucchio: clarinetto, bax e sax
Giuseppe Tortorelli: batteria e percussioni
Ospiti:
Silvia Falivene (cori), Mario Benelli (pianoforte e hammond),
Andrea Nardinocchi (beatbox e scratch vocali). Le voci corali
in "Senescente" sono di Luca Bettoni e Gianpaolo Faiella
(bassi), Pietro battiston e Federico Bicciarelli (tenori), Chiara
Paradisi, Doris Pichler e Valeria Sacco (contralti), Eva Macaggi
e Valentina Santolini (soprani).
La voce solista di "La druda e il soldato", scitta per
l'ispettore Coliandro dei Manetti Bros è di Raffaella Rea.
I Misero spettacolo interpretano nel film il ruolo della band
chiamata "I banditi".
Testi e musiche di Giuseppe Tranquillino Minerva
Produzione artistica: Gabriele Rustichelli
Arrangiato dai Misero Spettacolo
Registrato e mixato presso la Zeta Factory da Gabriele Rustichelli
Fotografie Nadia Salatin
Graphic design: Karles Sanz
Tracklist
01. 78 mesi
02. La maculata di Laura
03.Il gioco delle parti
04. Delitto e castigo
05. Il ponte dei sospiri
06. Senescente
07. Il prezzo da pagare
08. Monologo di un uomo in coma
09. Misera canzone
10. Patetiche abitudini
11. Campi di prugne
12. Il mare con tutti i pesci
13. La grande bonifiche
14. L'arca di Noè
15. La druda e il soldato
Dicono:
ci sono troppi dischi (vero) e la maggior parte sono brutti (vero
anche questo) e quindi è difficile ascoltare qualcosa di
buono. Questo è falso. E' difficile se non ci si prova! Tenendo
chiusa la testa, chiuso il computer, fermo il proprio lettore di
cd difficilmente si riuscirà a trovare qualcosa di nuovo,
ma appena ci si allontana dal percorso standard può capitare
... l'inconcepibile! Proviamo ancora a fidarci delle copertine.
L'assunto che chi sceglie delle belle immagini e una buona impaginazione
dell'album non deve essere del tutto privo di gusto, non è
infallibile ma spesso funziona. E facciamo lo sforzo di ascoltare
anche chi non ha le iniziali L.L. o V.R. o E.R. Se ne possono scoprire
delle belle: come, ad esempio, che esiste un gruppo che si chiama
Misero spettacolo, ma che offre tutt'altro che un misero spettacolo!
Sono in cinque: Giuseppe Tranquillino Minerva che, a dispetto del
nome, suona le chitarre, canta, fa i cori, programma gli strumenti
e scrive tutte le canzoni, testi e parole; Alessio Tommasoni alle
chitarre e cori; Massimiliano Di Lucchio ai bassi, clarinetti, sax
soprano e direzione coro; Giuseppe Tortorelli alle batterie e Gabriele
Rustichelli ai synth e programmazione strumenti, oltre a produrre
il tutto. Assieme i Misero Spettacolo si sono occupati degli arrangiamenti.
E poi hanno fatto due dediche giuste: "al secondo principio
della termodinamica, al disordine dell'ordine, alla vita e alla
miseria in tutte le sue angolazioni". Quindi hanno dedicato
l'album "a chi c'è e a chi c'era, perché
ci sono stati e ci saranno per sempre". "Dedicare qualcosa
-scrivono sul libretto - è parte di una magia, di un'alchimia
strana che, come tutte le ricette inconcepibili, dovrà restare
segreta nei cuori di chi sa o non sa ... Non importa. E' dedicato
a voi!"
Detto ciò dovrei terminare la recensione qui, perché
l'ascolto dell'album fa già parte del mistero dell'Inconcepibile.
Ma non possiamo fermarci così presto, perché la gioia
di aver trovato qualcosa di convincente va divisa. Prima di tutto
nerbo, poi presenza, ritmi, cori, potenza sonora. Quindi parole
che non passano inosservate (e basta guardare i titoli per farsene
idea). E infine, per l'appunto, idee: sia melodiche che ritmiche.
Se il primo pezzo, "78 mesi",
gia riesce a incuriosire ("L'amore non è solo un
verbo / né un sentimento / l'amore è azione / un naturale
movimento"), "La maculata di Laura"
conquista fin dal titolo e dalla prima frase: "Laura ha
partorito una teoria / contro i servi di partito / schiavi delle
mura sorte / intorno a un dito / pronto a indicare il lato opposto
della strada / occupata dai rivali e i loro errori / giudicati tali
negli anni / tra gli inganni". E' evidente che non proponiamo
un disco che si iscriva alla fiera delle banalità.
"Il gioco delle parti" è
molto cantautorale e inizia su toni bassi che possono ricordare
Leonard Cohen, come fonte di ispirazione, ma si sviluppa su toni
molto più robusti: "Ogni gioco ha le sue logiche / ogni
sfida i suoi sfidanti / chi non gioca da sempre è ... si
sa / in partenza un perdente". "Delitto e castigo"
parla di un "iconoclasta della morale / condanno le inezie
imparentate al banale" che finisce per essere "iconosclasta
della mia stessa identità". Un sano rock con grinta.
Ma è la quinta canzone che fa la differenza: "Il
ponte dei sospiri", come è facile capire,
parla di Venezia ed è un gioiello di canzone. Dolce, commovente,
coinvolgente e trascinante: una canzone d'autore che apre le sue
arie verso il melodramma e ti porta a volare per le corti e i sotoporteghi:
"Venezia, contessa di giorno / Venezia, poetessa di notte
/ Venezia venduta da amanti e turisti / Venezia venduta a poeti
e musicisti / Veneiza la poesia è solo in te / Venezia nel
dolore poesia non c'è". Sì, certo è
è stato già detto e poi, a volte, la metrica scappa
dal controllo e qualche piccola traccia retorica si fa largo ("Venezia,
perdono, ho scritto una canzone / e ora sono in debito con te"),
ma la canzone è davvero bella e molto personale. "Senescente"
sceglie tutt'altra forma, con un coro dietro a sostenere il canto,
composto da tenori, soprani, contralti e bassi. Ma forse siamo ancora
lì, nella stessa forma di melodramma rock. Teneramente acustica
"Il prezzo da pagare", con l'America
nel cuore e nelle orecchie al servizio di storie italiane. Altro
pezzo forte.
"Monologo
di un uomo in coma" cambia ancora clima e riferimenti.
Torna un rock duro e scuro, in linea col testo. "Misera
canzone" e "Patetiche abitudini"
rinforzano la sensazione di essere dentro un Misero spettacolo.
Ma non è che understatement. Non si può non ascoltare
gli amici, attivi a Bologna, ma originari di più a sud,
e non dire immediatamente: altro che misero! Questo è un
grande spettacolo! Ascoltate "Campi di prugne" e provate
e non partecipare al grande tiro di questo rock italiano! "E
non mi venga a dire che un'illusione conta di più / che
da che mondo è mondo quel che conta / è solo il
suo raccolto / perché se prugne coltiverà solo prugne
raccoglierà". Un pezzo da Adriano Celentano degli
esordi. E, specifico, a me piaceva il Celentano degli esordi.
Fosse avanzato
qualche dubbio arriva a dissolverli la "Trilogia
del mare", ossia gli ultimi tre pezzi prima del
finale: "Il mare con tutti i pesci",
"La grande bonifica", "L'arca
di Noè" che rappresentano rispettivamente
l'atto primo, l'atto secondo e l'atto terzo della trilogia immaginifica.
"Così apro il portone e salgo le scale / due alla
volta con insicurezza / dopo aver cercato per ore una chiave /
apro come d'incanto una vera fortezza / E vedo pentole usate sparse
per la casa / Mutande e reggiseni appesi ovunque in casa / macchie
di olio e di marda sul mio pavimento / e vengo inondato dall'onda
del mare". Tra reggae, surf music e rock una visione
da Monty Python che passa immediatamente ne "La
grande bonifica": "La pesca non è
un gioco e se non sei del mestiere potresti annegare / quando
ad un tratto ho avvistato sul mio letto / una sirena bella, nuda
e perfetta / mi sono steso accanto a lei, ho cominciato a baciarla
/ il resto poi lo lascio immaginare a voi". Insomma
la storia di uno che bonifica il mare per potere cercare una conchiglia
perduta. Ma c'è un imprevisto: "Scusi capitano, non
avevamo previsto la pioggia!". Si conclude con "L'arca
di Noè", dove piove per 20 giorni e
20 notti, ma "in televisione le previsioni del meteo
/ dicono che non c'è da preoccuparsi / è solo una
perturbazione passeggera". Noè costruisce un'arca
e con abile opera di marketing convince la gente a imbarcarsi,
finchè dall'alto dall'albero maestro "leggo a
caratteri cubitali / inciso sul pavimento del ponte di prua /il
vero nome della nave che è ... il Titanic di Noè!".
Quattordici minuti per una miniopera, con un ritmo trascinante
e bellissime trovate. Geniali!
Il pezzo finale,
"La druda e il soldato" è
stato scritto per il film "L'ispettore Cogliandro" dei
Manetti Bros ed è un sceneggiata folclorica a due voci in
dialetto (pugliese, immagino). "Questa è la storia
di un amore odiato / versato sul sangue di un soldato / ma è
si pur la storia della prima druda / che amata nel sangue giura
vendetta / questa è la storia dell'Italia unita / divisa
da chi volle l'unità / ma come ogni storia non è finita
/ perché la storia la scriviamo noi / ogni giorno, ogni alba
e ogni tramonto / ballando tra di noi". Ottimo finale
con richiamo civile.
Sono 15 pezzi, oltre 65 minuti di musica che mettono al bando la
noia. Trainanti, trascinanti, coinvolgenti, con ottimi testi al
servizio di una musica a 360 gradi che ama svariare tra i generi:
tra rock, folk, reaggae, canzone d'autore e accenni al melodramma.Un
bagno di energia e di intelligenza. Che dite? Un mix simile oggi
in Italia è inconcepibile? Appunto. E' "L'inconcepibile"!
"La maculata di
Laura" - Misero spettacolo
Misero
spettacolo
"L'inconcepibile"
Venus/Z Factory - 2009 Nei negozi di dischi