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Tracklist
01. il principe del suono
02. flying away
03. amicizia impazzita
04. spazi nuovi
05. senti, ti ricordi?
06. se mi vuoi
07. la storia di bianca e nera
08. guitar intro (l’uomo e la stella)
09. l’uomo e la stella
10. non deve essere vero
bonus track: il modo delle mancine
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"Il
modo delle mancine" è un disco che affascina sin dalla
copertina, un bellissimo bianco e nero, opera di Hugh Findletar
che ritrae Barbara Lagomarsino sdraiata a testa in giù abbracciata
all’amata chitarra, il volto è splendidamente illuminato
con morbidezza ed evidenzia raffinati tratti somatici che sintetizzano
femminilità e compiutezza. Gli angolini che sembrano trattenere
questo ritratto quasi fosse una foto inserita in un vecchio album,
donano poi al tutto un che di familiare ed amichevole, quasi che
Barbara la conoscessimo da sempre, come una di famiglia, come una
cugina che magari non vediamo troppo spesso ma con la quale però,
poi ogni volta che ci si incontra, sembra esserci appena visti,
già sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda.
Non vorrei
però dilungarmi più di tanto sul libretto del disco,
perché le gemme preziose sono le canzoni presenti e non
tanto il pregevole involucro, del quale aggiungo solo due curiosità,
la presenza dello spartito dell’intro sola chitarra di “L’uomo
e la stella” e di “Il modo
delle mancine” che è un gran pezzo
puramente acustico, curiosamente title-track e bonus track di
questo disco e del quale è ancora riportato integralmente
lo spartito in retro libretto.
Il disco
è integralmente opera di Barbara Lagomarsino, coadiuvata
da Massimo Spinosa che ne è oltre che co-arrangiatore,
anche il produttore artistico ma bando alle ciance e introduciamo
finalmente il disco nel lettore e lasciamo che la voce, le parole
e la musica di Barbara ci rapiscano, perché di rapimento
si può giusto parlare, quasi che il disco ci strappasse
dal nostro quotidiano vivere ed affannarci per portarci verso
un altro modo di vivere, “Il modo delle mancine”.
Esemplare
in tal senso è il brano d’apertura “Il
principe del suono”, un affascinante pezzo
giocato su sonorità elettroniche in cui si narra che “C’era
un Principe del suono / che voleva fare un dono / alla bella Principessa
/ che era stata ormai promessa” e che “Tormentato
dal rimpianto / mise a prova il suo talento / scelse sette note
nuove / fatte per portare altrove” e riesce nell’impresa.
Dalle sonorità
elettroniche si passa ad un acustico brano dal titolo “Flying
away”, unico pezzo in inglese, in cui Barbara
Lagomarsino mi ricorda un po’ Suzanne Vega, due chitarre
acustiche suonate da Barbara e da Lucio Bardi, basso e keyboards
nelle mani di Massimo Spinosa ed il gioco è fatto.
Introdotto
da piano e violoncello, il successivo “Amicizia
impazzita” è un intenso canto d’amore,
quello sincero che unisce due amici, brano splendido per armonia
e limpidezza sia dei suoni sia della voce di Barbara è
da ascoltare con ammirazione per quel suo liberare il canto su
questi versi “Tu per me sei come un angelo / tu di me sai
vedere / ciò che è vero oltre il mio invisibile
velo / ma ancora non lo sai / tu per me sei acqua limpida / tu
con me sai come parlare / anche se le parole / a volte fanno male”.
Chi non la vorrebbe come amica?
Con “Spazi
nuovi” si torna a sonorità più
elettro-pop, la voce di Barbara gioca con il canto, alzandosi
ed abbassandosi di tonalità, con scarti continui come in
cerca di spazi nuovi e di una nuova libertà, con il rischio
dell’indifferenza, come testimonia il canto “E apro
gli occhi della mente con sonorità / Cerco verso spazi
nuovi ma resto da sola / Avrei voglia di scappare perché
sento paura / del giudizio della gente che parla e non sente”.
Intimo, intenso,
cantato e suonato con sentimento e trasporto da Barbara “Senti,
ti ricordi?” è un brano solo chitarra
e voce, è un canto d’amore, o meglio di un amore
mancato o meglio mai nato “Mi ricordo i fiumi di domande
che affollavano la mente/ di notte / io non mi spiegavo del perché
se ti piacevo tu restavi lì in silenzio / senza me”,
quale la causa di questo mancato amore? Probabilmente l’essere
troppo simili “Non ti ho detto che volevo essere per te
/ Non ti ho detto che sapevo che sei con me / Come me”.
Uno dei brani più belli.
Più
solare e positiva nell’approccio, “Se
mi vuoi” tratta ancora l’amore, ma qui
la protagonista è consapevole delle proprie possibilità
e sceglie con decisione come muoversi “Non ho voglia di
pregare nessun Dio / per sentire questo vuoto scivolare via /
sto cercando di capire il mondo prima di andare via / per poterlo
conquistare a modo mio”.
Affascinante
con la sua sonorità misteriosa e sinuosa e la voce di Barbara
a rendere il pezzo decisamente ipnotico, “La
storia di bianca e nera” è un brano
particolare per la situazione che presenta che sa decisamente
di favola dal significato universale “Prigioniere in una
torre dalla nascita / una bianca l’altra nera litigavano
/ Bianca voleva uscire / Nera restare lì” alla fine
entrambe riusciranno ad uscire, Bianca ha compreso Nera e se la
fa amica dicendole “Sulle tue spalle salirò / per
andare lontano / e scoprire che solo in due / si può uscire
da qui”.
“L’uomo
e la stella”, brano liberamente ispirato al
racconto del giovane Demian innamorato di una stella tratto da
Demian di Herman Hesse, ha una lunga introduzione di chitarra
acustica per opera di Barbara è un pezzo decisamente poetico
“Mi fa paura volare / mi fa paura cadere / ma la tua luce
mi guiderà / e anche se sono nel buio / io volerò
sopra il mare / oltre le nuvole scure / che non mi fanno vedere
la strada fino a te” e se questa stella fosse Dio?
Si torna
a sonorità più elettriche con “Non
deve essere vero”, ma il clima resta sereno
e disteso, perché si tratta di un canto di speranza, una
visione positiva nonostante le apparenze di quanto ci accade intorno,
anche se il finale lascia spazio all’incertezza “Non
deve essere vero / che tutto è sempre chiaro / il fiume
sfiora ancora / le rive del mistero”.
Introdotto
da un frammento con il padre di Barbara che canta una canzone
popolare milanese, c’è poi il brano conclusivo “Il
modo delle mancine”, che dà il titolo
all’intero lavoro, che è solo strumentale, chitarra
classica suonata da Barbara e violoncello suonato da Anais Vitali
e che pur senza parole sa trasmettere emozioni che puntano dritte
al cuore e lasciano l’ascoltatore subito desideroso di altri
ascolti.
Il disco è però
proprio finito e non resta che riascoltarsi il tutto da capo,
sicuri di non esserne mai annoiati, anzi posso dire che ad ogni
ascolto si è certi di cogliere nuove sfumature.
Si è dovuto
attendere a lungo prima di veder pubblicato questo primo disco
di Barbara, ma ne valeva la pena, perché sa coniugare raffinatezza
e semplicità senza far mai pendere troppo la bilancia né
da una parte né dall’altra, sa conciliare sonorità
acustiche e sperimentazioni elettroniche proponendosi in maniera
molto originale, così è il modo di essere delle
mancine e l’augurio è che non resti un episodio isolato.
Barbara
Lagomarsino
"Il modo delle mancine"
Nu-cobalto Records - 2009
Acquistabile ai concerti (per ora)