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NEWS Novembre 2009

Club Tenco: Seconda serata

Vinicio 1, Vinicio 2 Max Manfredi e il tango di malaffare
di Daniel Melingo per la seconda, magica serata

Recensiti da Bielle
Max Manfredi: "Luna persa"
Il migliore tra i dischi imperfetti della scorsa stagione.
Elisir: "Pere e cioccolato"
Tra Parigi e Palermo, tra manouche e canzone d' autore
Ginevra Di Marco
Musica popolare e una grande interprete al servizio.
Enzo Avitabile: "Napoletana"
Una nuova pagina nella lunga carriera di Avitabile
Capossela: "Da solo"
Solipsismi d'autore, tra guizzi, lazzi e malinconie
Yo yo Mundi: "Album rosso"
Un magnifico album di resistenza umana.
Alessandro Mannarino
C'è di sicuro la personalità. Da riascoltare.
Franco Boggero
Debutto a 50 anni. Sfumature tra i capelli bianchi.
Vittorio De Scalzi: "Mandilli"
Un disco in salsa "Creuza" per l'ex New Trolls.
Franco Battiato: "Fleurs"
Pippone a mano singola. Ha stancato.
Dente:"L'amore non è bello
Astro nascente. Promessa? Conferma!


di Marco Marenco

13/11 - Ad aprire la seconda serata del Tenco 2009, in un teatro Ariston più illuminato del solito per ragioni di riprese televisive, è uno degli artisti più nazional-popolari di questa edizione. Si tratta di Vinicio Capossela che si presenta sul palco con cappellone a larghe falde e lungo pastrano nero.


Veramente d’eccezione è l’organico di “strumenti inconsistenti” - così l’ha definiti lo stesso Capossela durante la conferenza stampa - suonati dai quattro musicisti che lo accompagnano: l’immancabile theremin del suo fedele Vincenzo Quasi, glockenspiel, tastierine giocattolo, clavietta, concertina, una sega suonata con l’archetto e lo spettacolare cristallo armonio di Gianfranco Grisi realizzato con decine di bicchieri di cristallo diversamente riempiti. Questi strumenti, uniti a chitarra, pianoforte e armonium suonati da Capossela, permetteranno al cantautore di trasportare il pubblico nelle atmosfere sognanti di pezzi come Dall’altra parte della sera, La faccia della terra, Sante Nicola, Il paradiso dei calzini, Non c’è disaccordo nel cielo.

Dopo un breve intervento di Paolo Hendel, il tappabuchi di quest’anno, è la volta dell’attesissimo Max Manfredi, accolto dal pubblico dell’Ariston con applausi e ovazioni. Viene premiato con la Targa Tenco per l’album da Gianni Mura che commenta con un succinto ma efficace “Finalmente, strameritata!”; la performance che segue davvero lo conferma!.Accompagnato magistralmente dalla sua Staffa al completo (Marco Spiccio al pianoforte, Federico Bagnasco al contrabbasso, Fabrizio Ugas alle chitarre, Matteo Nahum chitarre e glokenspiel) e con l’aggiunta di Edmondo Romano al sax e Marco Fertini alla batteria, esegue, in un crescendo di intensità, tre brani del suo disco Luna persa (L’ora del dilettante, Libeccio e ll Regno delle fate, canzone questa che dedica ad Amilcare Rambaldi - "Lui ne amava una mia che parlava di treni, e anche questa, in qualche modo parla di treni") scaldando il pubblico in sala che lo richiama nuovamente sul palco per Notti slave, bis fuori programma che si conclude con gli spettatori dell’Ariston in parte in piedi per una standing ovation, non così frequente per questo palco.

Ritorna il Tappabuchi per permettere l’allestimento


del palco per la band di Alessandro Mannarino, lo stornellatore moderno (alias, per sua stessa ammissione, Capossela2, la vendetta) in lista tra i finalisti per la Targa per l’opera prima, che apre voce e chitarra con il brano Il bar della rabbia, canzone che da il titolo al suo lavoro discografico. Accompagnato poi da tromba, chitarra, batteria e contrabbasso regala un intervento fresco e brillante salutando il pubblico con il pezzo Me so ‘mbriacato.

E’ quindi il turno dell’energia di Ginevra Di Marco e del suo trio Magnelli, Salvadori, Ragazzo, fedeli compagni di viaggio dei sue ultimi due dischi, omaggio alla canzone popolare. Premiata da Giorgia Fazzini con la Targa Tenco per l’interprete, la cantante toscana, accompagnata da “magnellofoni”, chitarra e batteria esegue Il crack delle banche, La maza e La malcontenta per poi concludere il suo intervento, e la prima parte della serata, con la bellissima Montesole, canzone risalente al periodo PGR e testimonianza delle sue differenti personalità musicali.

La ripresa delle danze, dopo l’intervallo, è potente e appassionata: sul palco quattro musicisti (bandoneon, contrabbasso, chitarra classica e trombone) intonano alcune note di tango quando da dietro le quinte sbuca un uomo elegante e smilzo, vestito di tutto punto che attacca con un portentoso assolo di clarinetto: è Daniel Melingo cantante e autore di Buenos Aires che, con il suo tango da “bassifondi” contaminato da rock, jazz, world, incolla alla poltrona il pubblico in sala regalando una performance a metà strada tra la canzone e il teatro. Durante l’esecuzione di tre brani del suo Maldito Tango tra i quali Eu un bondi color humo, Melingo riesce a cantare soffiando nel clarinetto, a voce scoperta senza microfono, in piedi in punta al palco dell’Ariston e sdraiato per terra, vestito di tutto punto con pastrano,

cravatta e sciarpa e a piedi nudi in pantaloni neri e canottiera bianca. I suoi musicisti, oltre agli strumenti più propriamente “tangueri” come bandoneon, chitarra classica, contrabbasso, hanno suonato trombone, banjo e addirittura la sega messa in vibrazione con l’arco, già usata da Capossela all’inizio della serata: davvero un prezioso esempio di tango nuovo, vitale, innovativo. Memorabile anche l’uscita di scena dell’argentino che dopo un paio di inchini omaggia i presenti con i suoi calzini, lanciandoli sulle prime file.

Dopo l’eclettismo transoceanico di Melingo si passa ad un altro eclettismo, questa volta nostrano: quello di Momo. La cantantautrice abruzzese presenta quattro pezzi, riproposti con arrangiamenti minimali: è accompagnata dal pianoforte di Federica Principi e dal violino elettrico della bravissima H.E.R., che regala una particolare forma di orchestralità ai brani ironici ed irriverenti di Momo.

La serata si conclude con un set ad opera di Vittorio De Scalzi accompagnato da basso, percussioni, dai fiati di Edmondo Romano (che già nella serata ha accompagnato Max Manfredi) e dal ligure Gnu Quartet. L’intervento vede l’esecuzione di due brani tratti dal suo lavoro in collaborazione con Marco Ongaro sulle poesie di Riccardo Mannerini, per poi concludersi con una carrellata di brani tratti dallo storico album dei New Trolls del 1968 Senza orario senza bandiera tra cui Signore, io sono Irish e Una miniera… una conclusione di serata nostalgica e forse un po’ scontata e ma che non fallisce nel suo intendo di scaldare il pubblico dell’Ariston.

Info


La rassegna avrà luogo a Sanremo dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston.

Abbonamento alle tre serate:
Poltronissima € 78,00
Poltrona € 60,00
Galleria 1ª fila € 60,00
cassa Teatro Ariston dal 19 ottobre 2009 (ore 16-22)
tel. 0184-506060

Biglietti singoli:
Poltronissima € 39,00
Poltrona € 30,00
Galleria 1ª fila € 30,00
Galleria € 18,00
cassa Teatro Ariston dal 2 novembre 2009 (ore 16-22)
tel. 0184-506060

A tutti gli spettatori verrà consegnata gratuitamente all'ingresso del Teatro una copia del libretto di sala Il Cantautore, numero unico a tiratura limitata, redatto in occasione della Rassegna.

Maggiori informazioni sulla manifestazione all’indirizzo: www.clubtenco.it

Club Tenco 2009: il quadro generale

Gli incontri e le mostre

Il disco di inediti

Intervista
ad Alessandro Mannerino


Intervista
a Vinicio Capossela (I)


Intervista
a Vinicio Capossela (II)


Intervista
a Ginevra Di Marco


Intervista a Momo


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