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Club
Tenco: Prima serata |
| Grande esibizione di
Alice e di Angelique Kidjo.
Anche da Battiato arrivano emozioni intense
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| Recensiti
da Bielle |
| Max Manfredi: "Luna persa" |
Il migliore tra i dischi imperfetti della scorsa stagione. |
| Elisir: "Pere e cioccolato" |
Tra
Parigi e Palermo, tra manouche e canzone d' autore |
| Ginevra Di Marco |
Musica
popolare e una grande interprete al servizio. |
| Enzo Avitabile: "Napoletana" |
Una
nuova pagina nella lunga carriera di Avitabile |
| Capossela: "Da solo" |
Solipsismi
d'autore, tra guizzi, lazzi e malinconie |
| Yo yo Mundi: "Album rosso" |
Un
magnifico album di resistenza umana. |
| Alessandro Mannarino |
C'è
di sicuro la personalità. Da riascoltare. |
| Franco Boggero |
Debutto
a 50 anni. Sfumature tra i capelli bianchi. |
| Vittorio De Scalzi: "Mandilli" |
Un
disco in salsa "Creuza" per l'ex New Trolls.
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| Franco Battiato: "Fleurs" |
Pippone
a mano singola. Ha stancato. |
| Dente:"L'amore non è bello |
Astro
nascente. Promessa? Conferma! |
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12/11 - Tenco a “tema
libero” quest’anno. Come
quando a scuola il prof di italiano
aveva finito le ideee. Oppure cercava
un modo per tirare fuori qualcosa
di buono anche dagli allievi difficili,
quelli capaci di dare tanto, ma con
poca voglia di uniformarsi alle regole
e di studiare la lezione. Quest’anno,
insomma, ogni artista è libero
di organizzare come meglio crede il
suo set. Ne vedremo delle belle? Chissa…
Anche il fondale sembra a tema libero:
tre semplici strisce verticali con
scritto Premio Tenco 2009. Si scoprirà
presto che è un fondale virtuale,
che cambierà ad ogni artista;
la prima manifestazione di un tenco
ipertecnologico con tanto di ingressi
personalizzati con lettura di codice
a barre, videointerviste e programmazione
in streaming sul sito.
La sigla iniziale, però, resta
la stessa. Le note di Lontano
lontano ce le regala Alice. Voce
matura, rotonda, calda come certo
whisky a cui il passaggio in rovere
ha regalato morbidezza e calore ambrato,
ma non ha portato via la forza dell’alcol.
Grande interprete, si lancia dapprima
in Un blasfemo, di De
Andrè, continua con
Febbraio (poesia di Pasolini
musicata da Giuni Russo)
e A chiù bella di
Totò per chiudere
con la sua Il contatto. Un
set intenso e raffinato che si rivela
una delle punte di diamante della
serata. La rassegna è partita
con un tocco di classe.
Piji, lo dice Antonio
Silva, "è
uno dei giovani che il Tenco tiene
d’occhio da un po’ di
tempo”. Reduce da un certo
numero di premi e da una tournee dove
in 30 sere ha girato 30 locali romani
con 30 diverse scalette, dopo un paio
di “tappe esplorative tenchiane”
(il Festival Dallo Sciamano allo Showman
e la serata di ascolto alla Maison
Musique di Rivoli) approda finalmente
sul palco di Sanremo. Romano, 30 anni,
la sua cifra stilistica ha un nome
e un cognome: Sergio Caputo.
Apre e chiude in bellezza, rispettivamente
con L'Ottovolante, brano-omaggio
al Natalino Otto
osteggiato dal regime fascista perché
suonava il jazz e I cigni di Luxembourg,
storia di un italiano emigrato in
Germania che si sente un pesce fuor
d’acqua in entrambi I luoghi.
In mezzo Madama pioggia,
un gradino inferiore alle altre due
sia come testo che come musicalità.
La prima "Targa" a calcare
la scena sono gli Elisir.
Premiati per il miglior disco d'esordio,
il Cd Pere e cioccolato in cui hanno
saputo miscelare sapientemente jazz
anni Trenta, chansonnier francesi,
atmosfere retrò e
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una spruzzatina di pop-rock.
Sono emozionati, e si sente, tanto
che Paola Donzella,
la cantante, sul palco non è
scioltissima ed entra poche volte
a tempo. L’esibizione è
comunque dignitosa e gli applausi
arrivano. L’esperienza farà
il resto, noi glie lo auguriamo di
cuore.
“Ci chiamiamo Gli
Ex perché da un ex
uno si aspetta delle storie”.
Ecco la spiegazione del loro nome,
oltre al fatto che arrivano tutti
da altre formazioni. Dinamici e briosi,
suonano una patchanka di rock, swing,
folk, elettronica il tutto incollato
col reggae. Chiudono la prima parte
della serata in maniera piacevole,
ma forse non originalissima.
Il secondo tempo si apre con l’altro
apice della serata. Angelique
Kidjo è insieme animalità
africana allo stato puro e tenica
di canto ad altissimo livello. Premio
Tenco 2009 (aveva vinto un Grammy
lo scorso anno), arriva dal Benin.
" La cultura è fondamentale
– ha detto stamattina in conferenza
stampa - a casa mia c’era
una libreria immensa e ringrazierò
sempre mio padre che mi ha indirizzato
alla lettura. Era un dirigente delle
poste, cosa che ha permesso alla mia
famiglia di accedere a un sapere che
in Africa è difficilmente raggiungibile.
Ho dieci fratelli, uno era un campione
di ping pong e girava il mondo. Grazie
a lui ho incominciato a parlare tante
lingue". E le lingue le
mescola nelle sue canzoni, questa
regina della world. Ma la platea all’inizio
è freddina, così lei
si corruccia un attimo, poi scende
dal palco e trascina letteralmente
tutti a cantare Mama Africa.
Si ferma davanti alle poltrone, incita,
prende per mano le persone. Poco a
poco il pubblico si scalda ed è
un Ariston in piedi, a ballare e a
battere le mani.
Terzo classificato, nella mia personalissima
graduatoria della serata è
Franco Battiato, altro Premio Tenco
2009. Il cantautore siciliano (che
fisicamente somiglia sempre di più
a Pippo Baudo) non sta proprio al
vertice delle mie preferenze, ma stasera
la sintonia con lui è immediate,
a cominciare da quel suo sguardo incuriosito
e
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sornione che tira fuori durante la lettura
dellla menzione. “Una carriera in
cinque canzoni”, questo potrebbe
essere il titolo del suo tema libero.
Titolo peraltro azzeccato, poiché
il Premio Tenco (quello assegnato dal
Club, e non dalla giuria dei giornalisti,
come continua a ripetere Antonio Silva),
in fondo è proprio un premio alla
carriera. Arrivato a Sanremo all’ultimo
momento Battiato e accompagnato solo da
un pianoforte. Chiede un paio di minuti
per provare i suoni e se la cava in 30
secondi scarsi (“Grazie è
tutto perfetto”). Attacca con
L'addio - dedicandola a Giuni
Russo - e continua con Le sacre sinfonie
del tempo. Quindi propone la sua
ultima canzone, Inneres auge,
quella che dice "Che male c’è
a organizzare feste private con delle
belle ragazze per allietare primari e
servitori dello Stato? Non ci siamo capiti,
e perché mai dovremmo pagare anche
gli extra a dei rincoglioniti?".
Il brano di per sè è quasi
imbarazzante, musica banalotta e parole
a raffica. Sembra Bollani
che fa la parodia di Battiato. Ma per
lo meno ha preso una posizione e la passione
con cui crede in quello che sta dicendo
traspare tutta. Un inedito "Battiato
di lotta". Bravo di cuore. Infine
sale sul palco Alice per duettare su
I treni di Tozeur. Non hanno
provato e si vede, ma l’emozione
è tangibile. A grande richiesta
un bis: La scelta cade su La cura,
e il teatro quasi crolla dagli applausi.
Compito arduo per gli Yo Yo Mundi:
non è facile interrompere l’atmosfera
creata da Battiato, oltretutto con un
genere di musica così diverso.
Ma loro - i soliti che conosciamo e amiamo
- in qualche modo ci riescono. Iniziano
piano, con Il silenzio del mare
e Una bandiera quasi bianca,
il brano dedicato alla strage dei soldati
italiani nel 1943 a Cefalonia, quindi
Il funerale del clown e chiudono
a grande richiesa con Sciopero, e il pubblico
canta con loro.
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