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Mi
è capitato di leggere "Un destino ridicolo",
libro scritto a 4 mani da Fabrizio De André e Alessandro
Gennari. In ritardo l'ho letto, grazie ad un'amica che me lo
ha gentilmente prestato. Avevo delle perplessità e dei
pregiudizi che mi avevano impedito, all'uscita del libro, di
comprarlo e di leggerlo. Sbagliavo. Il libro merita la lettura,
e, come tutti i libri che valgono la pena di essere letti, riesce
a far crescere delle domande e ad instillare dei dubbi.
C'è molto di Fabrizio, in questo libro. O perlomeno,
mi piace pensarlo. Stuzzica la curiosità. Spinge a
cercare di ripartire le "responsabilità"
fra lui e Alessandro Gennari. Chi ha scritto che cosa, in
quel libro? Verrebbe facile assegnare a ciascuno le fotografie
delle rispettive città di appartenenza. Ma forse anche
in questo non è difficile vedere un gioco di rimando,
come se il mantovano descrivesse Genova e il genovese Mantova.
Chissà, forse.
Ma più che
i luoghi, sono i personaggi che affascinano. Ci parlano di
Fabrizio, più che di Alessandro. Almeno credo. Chi
sono Bernard e Carlo? Due facce della medesima persona? Il
rivoluzionario divenuto malavitoso, intorno cui fioriscono
leggende. Bernard che vuole fare un colpo per realizzare il
suo sogno. Un sogno rimasto intatto, passato indenne attraverso
splendori e miserie.
Chi è Bernard?
Forse l'unico personaggio del mazzo su cui vale la pena scrivere
un libro? Carlo, il protettore, innamorato di un'idea di donna
per cui sarebbe capace di tutto. Carlo che in vita sua ha
letto solo Tex Willer! Violento e dispotico con Veretta, gentile
e celestiale con Maritza. Le due donne del libro, Veretta
e Maritza. Non esauriscono certo il discorso sulla donna,
in Fabrizio. Ma servono a mettere a nudo gli uomini del libro.
Sono le uniche donne, salvo una fugace apparizione di Edith
Piaf.
E Salvatore. Salvatore,
la concretezza e la semplicità. Salvatore, la Gallura.
Qualcosa che Carlo e Bernard non saranno mai. Salvatore che
vince perchè, come nel film "I magnifici 7",
i Salvatore vincono sempre. Perchè sono la "terra".
Che sia un western, “Un destino ridicolo”? E poi
ci sono Fabrizio ed Alessandro. Ma forse non sono i "veri"
Fabrizio ed Alessandro. Anche se Fabrizio canta "Bocca
di rosa" ed Alessandro ha scritto un libro su Bernard.
Si c'è
tanto di Fabrizio in questo libro. La conoscenza della violenza,
quella a viso aperto, della rissa col "Vikingo".
La violenza di Carlo e la violenza di Salvatore. E altre violenze.
Ci sono i "processi al cantautore". Quelli degli
anni settanta. Quelli che fecero scrivere l'Avvelenata a Guccini!
C'è Fabrizio sul palco.
C'è perfino
la critica del "capitalismo"! Realizzata attraverso
un discorso sulle donne. Le donne, l'anello debole, quelle
che di solito "sposano dei pezzi di merda"; le donne,
sempre fra bracciantato e prostituzione. C'è tutto
questo. Quello che io ci ho visto, e tante altre cose che,
presumibilmente, non ho visto.
A me piacerebbe
sapere da dove, e da chi soprattutto, nasce la scena della
rissa. Capire chi ha partorito il periodo.... "..........sentì
dietro di sé una voce familiare rispondere con durezza
consonantica: "Perchè? Cosa gli fai altrimenti?"
" E rinnovo le mie domande: Chi è Bernard? e chi
è Carlo? e da chi provengono?
Non credo che
fosse un "romanzo" quello che, almeno io, cercavo
in quelle pagine. Non mi sono disposto a leggere "Un
Destino Ridicolo" come sono solito fare quando prendo
in mano un libro. Non l'ho chiuso come faccio con altri libri,
soppesando se il tutto avesse funzionato a dovere. Diciamo
pure che l'ho sfogliato, "i miei occhi come due cani",
alla ricerca di un qualcosa che non sapevo nemmeno io cosa.
Conferme?
Intuizioni? Tracce? Questo, certo. Ed anche tutto il resto.
E penso che il libro mi ha dato quello che chiedevo. Niente
di più. Niente di meno. "Un destino ridicolo",
io non l'ho letto. L'ho ascoltato, come una canzone.
Fabrizio
De André e Alessandro Gennari
"Un destino ridicolo"
Einaudi - 1996
148 pagine - € 8,80
Nelle librerie
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