Una Brigata
di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
Le
BiELLE Interviste
Claudio
Lolli:
L'amore è un anticorpo «Emozione,
rarefazione, lirismo improvvisazione...
in poche parole, il Jazz»
di
Lucia Carenini
Ascolti
collegati
Carlo Fava Neve
Gianmaria Testa Solo
Claudio Lolli
La scoperta dell'America
Roberto
Vecchioni
Il Contastorie
Montellanico Pieranunzi
Danza di una ninfa
Paolo
Capodacqua
Un deux trois
Lovesong,
come si può facilmente intuire dal titolo, è un disco
di canzoni d’amore, ma pur sempre a firma del poeta della
protesta e dell'impegno. Canzoni d’amore, quindi “come
un anticorpo politico-erotico contro il normale odio oggi diffuso
tra gli esseri umani, di qualsiasi razza, sesso, colore”,
questo dichiara lo stesso Lolli nelle note di presentazione del
disco. Ma questa spiegazione non ci bastava, così ne abbiamo
parlato con lui
Claudio, dopo tanti album di rabbia e di
protesta, hai scelto il sentimento come filo conduttore: come
è nata l’esigenza di pubblicare un lavoro come Lovesongs?
Beh, l’idea iniziale è stata quella di spiazzare
il mio già troppo paziente pubblico, perché è
bene non etichettare, non abituarsi a un’idea troppo prevedibile
di me. Così mi è sembrato interessante farmi guardare
da una prospettiva diversa, quella delle canzoni d’amore,
che peraltro scrivo dall’inizio della mia carriera. Siamo
andati a spulciare tra gli album, ne abbiamo selezionate 16 che
sono poi scese a otto. Ed ecco Lovesongs.
Ccome avete selezionato le canzoni? Avete
scelto quelle che secondo voi si adattavano meglio a questo nuovo
vestito o ci sono altri motivi? Con quale criterio questa sì
e quella no, insomma?
I criteri sono sostanzialmente due, uno di omogeneità,
ma questo non è stato difficile, perché le canzoni
– scritte in un lasso di tempo di 30 anni – hanno
rivelato un’uniformità compositiva forte e abbastanza
sorprendente. L’altro è stato l’adattabilità
alla formula. Ho fatto scegliere anche a Paolo e a Nicola quello
che per loro era più adatto da suonare. Visto che i musicisti
hanno una grandissima parte in questo lavoro, abbiamo scelto i
pezzi in cui loro si “trovavano” meglio.
Perché la scelta della chiave jazz
e come avete lavorato agli arrangiamenti?
Il problema era fondamentalmente la difformità degli arrangiamenti
originali, che proprio come gli abiti seguono dei filoni, se non
proprio delle mode del momento. Gli arrangiatori vanno sempre
alla ricerca di novità che poi durano un paio d’anni
e inevitabilmente datano la canzone, rendendola obsoleta dopo
poco tempo. Gli arrangiamenti originali erano quindi inutilizzabili
e quando il problema si è posto abbiamo deciso di reinventare
tutto. e Eravamo tutti d’accordo a non voler fare un disco
pop. Un disco pop di canzoni d’amore sarebbe stato insopportabile…
Così c’e venuta l’idea di puntare tutto sull’emozione,
sulla rarefazione, sul lirismo sull’improvvisazione. Quindi,
in poche parole, il Jazz.
Premesso che il vostro diritto di scelta
è sacrosanto, ognuno di noi si è sentito orfano
di una certa canzone. Parliamo delle escluse: da cosa è
stata dettata la scelta di fermarsi a Intermittenze del cuore?
Perché no a alla produzione recente?
Proprio perché era recente. Alcune cose che ci piacevano
della Scoperta dell’America ci sembravano proprio troppo
nuove per riproporle. Altre invece sono state escluse perché
erano già state rifatte in altre occasioni, bisogna avere
un po’ di pietà per il povero ascoltatore…
Da zero e dintorni è stata cassata per questa ragione,
come Anna di Francia, che era già uscita in tutte le salse
e poi era anche troppo legata al concepì di Zingari...
Insomma, abbiamo scartato delle canzoni non perché non
ci piacessero, ma per motivi più pratici, tecnici e logistici.
Abbiamo messo la razionalità nell’amore. (ride)
Per realizzare lovesongs hai attraversato
in modo trasversale tutta la tua prima produzione. Noi abbiamo
trovato una notevole omogeneità di scrittura e abbiamo
notato che i pezzi non sono per nulla datati. Ma come è
cambiato Claudio Lolli dal 1972 a oggi?
In 30 e passa anni hai voglia se si cambia! E sarebbe un male
se non succedesse. Da un ragazzino ingenuo io sono diventato un
vecchio rompicoglioni…
Dal primo ascolto del cd ho pensato che
il sottotitolo di Lovesongs poteva essere “L’amore
ai tempi del fascismo”, poi ho letto l’introduzione
“Frequenze”che mi ha confermato l’idea. Da qualche
anno, quando canti Borghesia ti interrompi prima della fine e
a malincuore ammetti di aver sbagliato le tue previsioni. Secondo
te verso che società stiamo andando, anche alla luce degli
eventi di cronaca di questi giorni, tipo il respingimento dei
migranti o le oscure vicende del nostro premier.
No, questo non chiedermelo… Siamo nel delirio più
totale e ovviamente anche se parlo di amore come anticorpo un
disco di otto canzoni non può combattere contro nulla.
Però ci devi credere nelle cose, allora io vorrei che perlomeno
riuscisse a creare una sorta di bolla immaginaria in cui le persone
potessero trovare un po’ di razionalità attraverso
l’irrazionalità dell’amore. Sarebbe già
qualcosa.
Cambiamo argomento, il tuo sodalizio con
Paolo Capodacqua, dura ormai da oltre 10 anni. Come avete trovato
Alesini? E come avete pensato di coinvolgerlo nel progetto?
Mentre stavamo registrando “La scoperta dell’America”
sentivamo che ci mancava qualcosa. Così abbiamo pensato
di inserirvi alcuni brani di Rumore Rosa e Jonathan Giustini ha
avuto l’idea di farli arrangiare da questo suo amico sassofonista
molto bravo. In effetti il pezzo è risultato molto particolare
e ci è piaciuto molto. Così abbiamo iniziato a frequentare
Nicola: quando suonavamo a Roma lui veniva ai nostri concerti
e immancabilmente saliva sul palco e improvvisava qualcosa. A
quel punto Paolo ed io ci siamo resi conto che era il musicista
che cercavamo da tempo, sia per allargare la nostra gamma sonora
che per sgravare Paolo da una fatica a volte eccessiva. Abbiamo
fatto così qualche concerto insieme e ci siamo sempre più
convinti che fosse la persona giusta e abbiamo pensato di coinvolgerlo
nella realizzazione di LoveSongs. Paolo e Nicola si sono trovati
subito d’accordo sulla linea interpretativa… e così
adesso siamo tre
Recentemente Luca Carboni ha pubblicato
un cd di canzoni degli anni 70, tra le quali Zingari ha il posto
d’onore e tu hai anche partecipato al video. Che effetto
ti ha fatto? E il fatto che il cantautore del Fisico bestiale
faccia un disco di canzoni toste e tu te ne esci con un cd di
canzoni d’amore? Un’altra svolta generazionale?
Io mi sono divertito, Luca è una persona molto gentile
e affettuosa. Inoltre era entusiasta del pezzo e perché
no, insomma? E poi tu sai che io vado sempre in controtendenza…
lui ha fatto un’operazione molto coraggiosa, è stato
molto bravo… e io anche.
Claudio Lolli con Nicola Alesini al TG3 Linea Notte - Venerdì
13 marzo