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Le BiELLE Interviste
Simone Cristicchi: dialogo profondo, anzi sotterraneo
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Fa sempre bene sentire Simone Cristicchi. Perché ha sempre qualcosa da dire, quando parla. Perché è una bella testa (senza alcun secondo fine di citare i celebri capelli). Perché non si impegna in compiti di routine, ma cerca di darsi da fare con progetti, possibilmente multimediali, ma di sicuro sfaccettati, aperti e stimolanti. Dopo la trilogia sui manicomi, simboleggiata dal disco "Dall'altra parte del cancello", dal dvd relativo e dal libro "Centro di ingiene mentale" è partita una nuova iniziativa che si concretizzerà in un film di prossima produzione: l'incontro con i minatori di Santa Fiora. L'occasione per ascoltarlo è stato il Festival Id&m, identità e musica in corso a Milano, dove Simone e i minatori hanno incantato la platea.

Simone, ho ascoltato una cosa bellissima sul tuo sito. Tu dici "Dopo Sanremo ho voluto restare coi piedi per terra, anzi li ho messi sotto terra! In miniera". Come è nata questa collaborazione, come li hai conosciuti?

"Innanzitutto devo fare un preambolo. Dopo il successo del Festival di Sanremo io ho avuto un fortissimo ritorno di popolarità, di visibilità. Ho cercato, dopo aver fatto un tour molto lungo di 100/200 date, di dedicarmi a progetti particolari che magari poco hanno a che fare con la musica di massa, pop o leggera. In questo caso mi sono appassionato alla musica popolare grazie all'incontro con Ambrogio Sparagna che è un grande musicista e suona con un orchestra di musica popolare. Dopo di ché ho conosciuto per caso questo coro, in un piccolo paese sul Monte Amiata, Santa Fiora. Questo coro ripropone canzoni dei minatori, ma un repertorio particolare che io chiamo "del dopolavoro". Nel senso che ci sono i canti di lavoro e quelli del dopo lavoro (ridiamo). Ed essendo il lavoro del minatore un lavoro molto duro e anche pericolo perché molti minatori morivano o rischiavano di morire nelle gallerie, questo ha fatto in modo che questi canti fosse goliardici, allegri, molto gioiosi. Canti che venvivano fatti nelle osterie, dopo il lavoro, appunto. E quindi c'è questa componente di ritrovarsi tutti insieme e cantare per gioire della vita e nello stesso tempo è un modo di fare memoria: fare in modo che questa storia non venga dimenticata. La storia dei lavoratori. Anche perché il mestiere del minatore non esiste più. Di conseguenza questo tipo di canti ne sono la testimonianza perché raccontano sì, la gioia, l'allegria, la goliardia, ma raccontano anceh un mondo che non non c'è più".

Poi tu hai abbinato ai canti dei pezzi teatrali che ancora meglio e ancora di più svolgono questo ruolo di bacino di memoria.

Esatto, Ho scritto io i testi dopo una lunga documentazione fatta proprio sul loro territorio, basandomi su libri che sono stati scritti su questo argomento e parlando con persone che hanno vissuto la miniera. Ed è diventato uno spettacolo di teatro-canzone, teatro-civile se vogliamo poi perché i racconti hanno come centro proprio la vita del minatore. E quindi c'è questa altalena di emozioni tra l'allegria e la paura. Tutto quello che ruotava intorno al loro paese.

Da questo nascerà qualcosa di registrato? Un dvd, un cd?

Allora, innanzitutto esiste già un libro che raccoglie i canti, i testi e le storie di questa tipologia di repertorio. Il libro si chiama come lo spettacolo: "Canti di miniera, vino, amore ed anarchia" ed è stato scritto da uno dei componenti del coro che è un professore di lettere. Abbinato al libro c'è anche un cd, però ora loro stanno incidendo un nuovo album molto più "professionale", tra virgolette (messe! - Ndr), perché il primo è stato inciso così alla buona. Dal canto mio mi sono invece premurato di farci seguire durante questo tour che poi è stato molto lungo, in tutta Italia, da un cameramen che ha ripreso tutte le nostre disavventure, i siti belli, i più emozionanti, dalla Notte della taranta davanti a centomila persone, all'Auditorium a posti incredibili come in cima a una montagna o dentro una minera. Da questi verrà fuori un fil, documentario, che si chiamerà "Santa Fiora Social Club", citando in maniera esplicità il "Buena vista Social Club".

Anche perché in effetti hai fatto un po' il ruolo del Ry Cooder della situazione ...


Sì, esatto. Questa è una cosa molto carica che spero verrà bene e che sia trasmessa, perché si tratta di un'avventura emozionante. Se pensi che loro sono partiti da questo paesino di tremila persone e si sono trovati improvvisamente (e alcuni hanno 80 anni!) a fare un tour come degli artisti, per loro è stata una cosa incredibile!

Senti, nell'occasione sei per caso sceso in qualche miniera? Quando hai
fatto il libro e il dvd sui Centri di igiene mentale sei stato nei manicomi, quasi a volere provare sulla pelle la sensazione. TI documenti sul posto di solito.

Sì, siamo andati, a parte che sul Monte Amiata, dove le miniere sono per lo più chiuse, ci è capitato di andare a Prali che è una minera che sta vicino a Torino. Lì siamo proprio andati assieme ai minatori del luogo che hanno lavorato fino agli anni '90. E' stato bello perché loro ci hanno fatto da guida in questo luogo di lavoro e siamo entrati con la ferrovia che ci ha portato dentro fino a mille metri, pensa! Tagliando la montagna, ci siamo ritrovati lì sotto: loro ci hanno spiegato, raccontato come era fatto il loro lavoro, era una minera di talco. Sul Monte Amiata invece c'erano le miniere di mercurio. E noi abbiamo cantato per loro lì sotto. E' stata un'emozione bellissima, perché lì c'è un silenzio assoluto! Vedevamo anche nei loro occhi la gioia di questo regalo reciproco che ci siamo fatti.

Il tuo disco "vero" invece uscirà nel 2010.

A febbraio, credo. E' un disco che raccoglie un po' tutte le esperienze che ho fatto inq uesti ultimi tre anni, tra cui anche il coro ...

E anche gli Gnu Quartet? Hai lavorato a lungo con loro.

Sì, loro saranno presenti con quattro canzoni. Il coro canta una canzone con me. E' un disco sempre variegato, come lo sono gli altri due, però la differenza è a liello musicale. Non ho voluto usare l'elettronica qui, ma solo strumenti acustici: il quartetto d'archi, c'è molto pianoforte ... è diverso proprio a livello musicale. Credo che sia un poì più maturo.

C'è una canzone-guida? Un singolo già deciso? Oppure è troppo presto per parlarne.

Ce ne sono due o tre, ma ancora nona bbiamo deciso qual è quella di apertura.

A te Sanremo è andato bene. Sei andato due volte, hai avuto successo, lo hai anche vinto. Lo rifaresti?

Lo rifarei volentieri nel momento in cui sentissi di avere una canzone importante per me, per il mio percorso, perchè no? Secondo me è solamente un veicolo, Sanremo. Quando andai io nel 2007 portai un intero progetto: i giornalisti vennero a vedere il miuo documentario in un cinema. Era la prima volta che un artista andava lì e presentava non un disco, ma un documentario. Magari quest'anno protrei presentare il film "Santa Fiora Social Club" (ridiamo).



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Intervista effettuata il 07-11-2009
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