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Le BiELLE Interviste
Cristiano De André e le canzoni del padre
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di Giorgio Maimone


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La prima tentazione è fare un raffronto. Non bisogna farlo. La seconda tentazione è cedere al ricordo. Cedere ma con cautela. La terza tentazione è lasciarsi andare alla bellezza delle canzoni. E lasciatevi pure andare! Cristiano De André ripropone le canzoni del padre e chi più di lui ne avrebbe diritto? Quel famoso padre che aveva dichiarato: "cosa lascio ai miei figli? Un centinaio di canzoni?". Un centinaio di canzoni che sono come un conto in banca, che tutti cantano, che tutti conoscono e che tutti amano. Cristiano De André ne fa una versione nuova, senza rincorrere il fantasma del padre. E la magia riesce.

Cristiano ha iniziato a girare l'Italia per il tour di promozione del cd/dvd che, appena uscito, sta andando benissimo. Alla gente non sembra vero di avere ancora un "De André per Natale" e pazienti si mettono in fila alle Feltrinelli per farsi firmare il cd da Cristiano che, un sorriso e una parola per tutti, non si sottrae alla dolce tortura. L'abbiamo incontrato a Milano a metà dicembre, alla fine di una di queste presentazioni, dopo un'ora e mezzo di autografi e strette di mano ancora pronto e disponibile.

Allora, Cristiano, finalmente ce l'abbiamo fatta a fare il disco con le canzoni del padre?

Finalmente? Non era mica obbligatorio. Ho preso il toro per le corna.

Sembra quasi che cantando le sue canzoni tu ti sia affrancato da lui. Sono canzoni di Fabrizio, ma cantate come se fossero tue.

Non è facile rapportarsi come mio padre. Ci vuole una bella dose di coraggio e all'inizio avevo la mia bella dose di paure. Accostarsi a un colosso come lui ... però devo dire che invece è arrivata un'onda di affetto e di appoggio incredibile.

E' stato accolto bene dappertutto, la gente viene, fa la coda per farsi firmare il cd. Ai concerti c'è il tutto esaurito.

Sì, siamo in sold out. La gente viene e attraverso la mia voce, la mia interpretazione, il vestito che ho dato alle canzoni riescono a vedere le canzoni di mio padre anche sotto un'altra chiave.

La cosa più bella è che le canzoni sembrano veramente tue. Sei riuscito a dare una lettura personale.

Ho cercato ... ho cercato. Sì, anche perché insomma ... ci sono nato con queste canzoni, ci sono vissute e un po' le sento anche mie. Sono cantate da figlio. Non è un tributo il mio

Quale ti sembra di aver cambiato di più tra le undici canzoni che compongono l'album?

'A Cimma certamente tanto, poi "Quello che non ho" e volevo togliere da questo giro di basso troppo insistito "Fiume Sand Creek" e siamo riusciti a dargli una versione più da rock inglese e questo è stato un bell'esperimento che mi è piaciuto fare.

Mentre "Amico fragile" è rimasto più o meno uguale ...

"Amico fragile" è una suite. E' così e secondo me li va all'interpretazione di chi la suona. Noi abbiamo dato la nostra interpretazione da suite con questo violino che fraseggia con la chitarra elettrica e mi sembra anche questa una chiave di interpretazione originale.

Nel tour fai molte più canzoni: come ad esempio "Oceano" o "Creuza de ma". Come hai detto anche tu questo vuol dire che ci sarà un secondo volume di "De Andrè canta De Andrè"?

Ne facciamo circa 22 e nell'album ce ne sono undici. Abbiamo registrato tutto. nel tour precedente, quindi di materiale ne abbiamo anche per un secondo episodio. E poi adesso il tour riparte in primavera, ci sono circa 30 date e poi ci sarà probabilmente anche una parte estiva. Poi dopo l'estate chiudiamo.

Anche perché è ora di occuparti del tuo disco.

Sì, entro il 2011 voglio uscire con un disco mio di cui ho già parte di materiale pronto e poi altre idee e abbozzi in preparazione. Non mi sono sentito di scrivere canzoni per molti anni, perché mi erano capitate troppe cose: la morte di mio padre, poi di mia madre, poi altre situazioni di cui non avrei saputo parlare. Ora credo di averne riacquistato il gusto e ho di nuovo voglia di parlare di cose mie, delle mie esperienze, delle mie sensazioni. Appena mi fermo un attimo e avrò un po' di tempo chiuderò.

Tuo padre lavorava sempre col concetto della bottaga, assieme ad altri. Anime musicali, creative o letterarie. Anche tu lavorerai con altri? Hai già un tuo team di lavoro?

Sì, anch'io lavoro con altri. Ho i miei collaboratori fissi come Oliviero Malaspina, bravo cantautore in proprio e adesso credo anche che verrà confermato il connubio con Luciano Luisi che ha funzionato in questa tournée e in questo disco. Penso di andare avanti con lui e anche col gruppo con il quale sto facendo la tournèe.

Nel disco tre canzoni sono tratte dall'Indiano, due da "Nuvole", due da "Anime salve" e tre sono sparse. Come mai così tante dall'Indiano?

Perché L'indiano secondo me è una chiave sia musicalmente che testualmente da riscoprire, da riproporre, perché era un po' che non si sentiva, che non si faceva in giro, che mio padre non faceva. Mi è piaciuto ripescare da lì delle belle ballate, anche significative a livello di testi.

Del "Pescatore" ha scelto la versione della Pfm ...

La versione Pfm, ma poi l'abbiamo rielaborata. E' molto più rock, più Ramones, direi

Che va benissimo in un tour, soprattutto al momento dei bis, con quella carica energetica che dal palco si rovescia verso la platea ...

Poi "Il pescatore" è un po' la visione di questo Cristo, questo sorriso di Gesù che ti invita a non perdere la speranza ...

La versione col fischio, quella originale, non ti ispirava?

Francamente no. La lascio a qualchedun altro

Ho notato che in "Se ti tagliassero a pezzetti" hai scelto la versione che recita "signora libertà/ signorina Anarchia". E' un ulteriore omaggio a tuo padre o fede politica?

E' un omaggio a mio padre. Che era anarchico: E poi sono anarchico anch'io ...

Parlavi prima del coraggio. Qual era il peggior rischio che pensavi di correre? Che facessero paragoni?

Sì, di paragoni, ma anche che non fosse presa sul serio. Come un'operazione così, tanto per fare. In realtà ci abbiamo lavorato tanto a riarrangiare assieme a Luciano una massa di canzoni come queste portandole verso il mio gusto musicale, però con l'intenzione di stare molto attenti ai testi, alla loro importanza e anzi di amplificarli. Spero di esserci riuscito. Nel senso che comunque, lo vedo da come sta andando che è recepito molto bene, ma la paura era che fosse preso come qualcosa di marginale. Del resto ci abbiamo lavorato così tanto che ce lo auguravamo un risultato come questo. Poi coronare un sogno è sempre una bella cosa!

Un'ultima domanda e poi ti lascio andare. C'è una canzone di tuo padre che hai pensato che non avresti mai cantato? Una canzone che proprio non ti piace? Qualcosa che ti faccia pensare: "Io questa proprio non la canto"?

(Ride) No, non credo. Direi proprio di no.

Sul web
Fondazione De André
Intervista effettuata il 16-12-2009
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