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Se possiamo
dire senza ombra di smentita, prendendo a prestito ancora una volta
le parole di De André, che il Club Tenco è "il
migliore che abbiamo" e se capiamo perfettamente che i giorni
sono solo tre, il palco uno soltanto e che non si può invitare
tutti, ci sono purtuttavia alcuni artisti che la Rassegna sistematicamente
ignora. Facciamo due nomi tra tutti: tra gli storici, Claudio Lolli,
tra le nuove leve, i Sulutumana.
Siamo riconoscenti al Club per il lavoro che continua a svolgere
e ci rendiamo conto di quanto sia pesante organizzare una rassegna
di questa portata, stretti tra l'incudine del voler portare sul
palco un certo tipo di canzone, per lo più lontana dalle
logiche di mercato e il martello della necessità di dover
comunque riempire un teatro, pena il rischio di non averlo più
a disposizione l'anno successivo. Tutti noi ci troviamo a fare i
conti conti con il quotidiano, un quotidiano che ci impone la ricerca
di un difficile equilibrio tra l'idea e la realtà. Però...
Però all'interno di un lavoro spinto dalla passione, che
sono sicura non è mai venuta a mancare, rimane l'amaro di
alcune scelte. O non scelte. Io non storco il naso davanti alla
presenza di artisti come Massimo Ranieri (splendido
interprete e personaggio carismatico) o Simone Cristicchi
(uno che davvero ha qualcosa da dire e che ha scelto di condividere
la sua notorietà con persone e progetti in cui crede) sul
palco del Tenco. Hanno vinto il festivalone? E allora? Qualche volta
si riescono a coniugare qualità e successo (vogliamo parlare
ancora una volta di Fabrizio De André?).
Non storco il naso neanche davanti ai Baustelle
(costruiti a tavolino finche si vuole, ma vivaddio uno dei fenomeni
degli ultimi anni che perlomeno fanno discutere) o a Morgan,
che prima di essere un personaggio televisivo è un ottimo
musicista. Forse non ha ancora capito cosa vuol fare da grande,
sicuramente non è un barricadero e le lusinghe del successo
lo attizzano non poco, ma se lui riesce a dirottare l'interesse
di un po' più di persone verso il mondo della canzone di
qualità, ben venga.
Io non una di quelli che vorrebbero la canzone d'autore come fenomeno
di supernicchia sul quale da una parte autocompiacersi di essere
in pochi a capirla, mentre dall'altra si disprezza il popolino che
non ci arriva; sono invece convinta che la canzone di un certo tipo
sia cultura, e che più la cultura di diffonde, più
la gente è portata a pensare con la propria testa e non con
quella degli imbonitori da luna park. Sostengo d'altra parte la
politica dell'avere qualcosa da dire contro quella del voler apparire,
ma non è questo il al punto dolente. Quello che manca al
Tenco dei miei sogni, non è tanto il peso di qualche prezenza
che forse non condivido appieno, ma quello, molto più importante,
di alcune assenze.
Ci sono alcune assenze che rimangono inspiegabili. Una su tutte,
quella di Claudio Lolli. E non mi metto nemmeno
a spiegare perché Claudio dovrebbe salire su quel palco,
tanto è madornale la cosa. Ma non è il solo. I Sulutumana,
una delle realtà più interessanti del panorama musicale,
seppur vincitori della Targa Imaie, premio che hanno coltivato con
impegno realizzando tre dischi e un paio di spettacoli di ottimo
livello, continuano ad essere snobbati. Isa, raffinata
cantautrice, una delle poche donne che scrivono dei testi con le
palle, mai invitata, nemmeno di striscio. Lo stesso Max
Manfredi, vincitore della Targa al miglior disco 2009,
era stato bellamente ignorato fino allo scorso anno, lasciando passare
sotto silenzio un piccolo capolavoro come L'intagliatore
di santi e Gianmaria Testa
C'è poi tutta una serie di cantautori "dimenticati".
Alcuni hanno sicuramente qualcosa da dire, altri almeno da testimoniare.
Mi vengono in mente nomi come Fausto Amodei, Gianni
Siviero, Giorgio Laneve, Claudio
Rocchi, Gianpiero Alloisio, Enzo
Maolucci, Giangilberto Monti. Ce ne sono certamente altri.
Non per voler essere nostalgici ad ogni costo, ma perché
la memoria è importante. E perché nella memoria ci
sono i germi del futuro. |