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Musicisti:
Roby Facchinetti (voce e tastiere)
Dodi Battaglia (voce e chitarre)
Stefano D'Orazio (voce e batteria)
Red Canzian ( voce e basso elettrico)
Arrangiamenti Danilo Ballo
Produzione: Pooh eDanilo Ballo
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Tracklist
01.
È la pioggia che va
02. La casa del Sole
03. Pugni chiusi
04. Che colpa abbiamo noi
05. Un ragazzo di strada
06. Eppur mi son scordato di te
07. 29 Settembre
08. Mi si spezza il cuor
09. Nel cuore e nell'anima
10. Per vivere insieme
11. Così ti amo
12. Gioco di bimba
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Bisogna
averne voglia. Per essere sulle scene da 40 anni ininterrottamente
e rimettersi in discussione, prendendo il passato, nemmeno il proprio,
e facendone una rilettura, non filologica, ma attuale. Ed è
proprio quello che i Pooh hanno fatto con “Beat ReGeneration”.
Se Fabrizio De André sentendo le sue canzoni arrangiate dalla
Pfm disse: «Ecco, hanno messo la minigonna», questi
classici del beat italiano rivisitati dai Pooh si può dire
che abbiano messo i muscoli.
L’inizio infatti è chitarre elettriche
sguainate, batteria e basso che pompano, e le note inconfondibili
di “È la pioggia che va”
dei Rokes che riempiono l’aria. “Eppur
mi son scordato di te” della Formula Tre viene
rivoltata come un calzino: parte “a capella” e prosegue
con gli archi. Robusta “La casa del sole”
dei Bisonti, scelta come primo singolo e delicati gli intarsi
di chitarra acustica che Dodi Battaglia ricama sul corpo di “Nel
cuore e nell’anima” dell’Equipe
84. Non è un’operazione nostalgia. Sono canzoni di
ieri con la musica di oggi. Rigenerate.
«Il nostro disco - spiega Red Canzian, voce e basso elettrico
- si chiama “Beat regeneration”.
La scelta del titolo fa capire che non vogliamo assolutamente
un disco nostalgico. Abbiamo fatto tutto il possibile per rifuggire
la nostalgia, cercando di staccarci dal modo in cui quelle canzoni
venivano cantate, di farne a tutti gli effetti canzoni di adesso
dei Pooh. Vogliamo rigenerare le canzoni con le quali siamo cresciuti,
quelle che andavamo in giro per le balere a suonare».
Se togliamo gli esordi, quando tradurre canzoni straniere era
obbligatorio per tutti, questo è il primo disco di cover
che i Pooh fanno. Ma le affrontano a modo loro, con i caratteristici
impasti vocali, le voci che salgono fino al falsetto, si amalgamano
e poi si scindono di nuovo in armonie multicolori. Ne esce un
disco energetico, suonato come dio comanda, con grande calibratura
dei registri e un’ottima scelta dei brani.
Un bonus in particolare merita la scelta di non aver voluto puntare
su classici ancora più conosciuti, per non correre il rischio
karaoke: sarebbe stato facile, infatti, e anche relativamente
sicuro, puntare su brani come “Io ho in mente te”
dell’Equipe o “Una ragazza in due” dei Giganti
o “Sognando la California” dei Dik Dik, ma immediatamente
il ricordo sarebbe andato alle tante trasmissioni televisive dove
sconosciuti in coro cantano sempre le stesse canzoni. E poi -
aggiunge Stefano D’Orazio, voce e batteria - la nostra operazione
serve a far capire quanto importante sia stato il movimento beat
e le canzoni che si scrivevano in quegli anni. E per reazione
far capire quanto importante sia stata anche la nostra storia
che si è sviluppata all’interno del beat, fino ad
arrivare al progressive. E noi c’eravamo».
Proprio per questo i Pooh hanno puntato su brani di gruppi che
non esistono più, con la sola eccezione di “Giochi
di bimba” delle Orme, messa a chiudere il
disco. Quindi niente Nomadi, né Dik Dik, né New
Trolls, nonostante l’importanza che anche questi gruppi
hanno avuto per il beat italiano: ma invece spazio ai Califfi
di “Così ti amo”,
cover italiana di “To love somebody”
dei Bee Gees, ai Quelli di “Per vivere insieme”
(“Happy Toghether” dei Turtles)
a “Mi si spezza il cuore”
degli Sorrows, a “Un ragazzo di strada”
dei Corvi e “Pugni chiusi”
dei Ribelli di Demetrio Stratos (che, per il difficile raffronto
con la voce di Demetrio, resta forse il brano meno riuscito del
disco). Una piccola summa del beat italico condotta con spirito,
con garbo, con gusto e che ha aperto ai Pooh ambiti prima “proibiti”:
«Con questo album siamo entrati in situazioni dove normalmente
i Pooh non passavano – dice Roby Facchinetti, voce e tastiere
e membro originario del gruppo – ad esempio a Radio DeeJay,
ma a noi piace pensare anche che il nostro pubblico conoscerà
canzoni che altrimenti, magari sarebbero state dimenticate ».
Un’operazione faticosa e di successo, di successo, ma faticosa.
precisa Dodi Battaglia, voce e chitarre: «Abbiamo preso
questi brani di due minuti e abbiamo dovuto rimetterci le mani.
Duravano troppo poco per gli standard odierni. Ne è venuta
fuori una versione più muscolare, robusta, ma più
nostra. Ma quanti ne abbiamo dovuti scartare!». Canzoni
di ieri per ascoltatori di domani. Rigenerate e rigeneranti.
Pooh
"Beat ReGeneratiion"
Atlantic/Warner
- 2008
In tutti i negozi di dischi
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