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Musicisti:
Manuel Agnelli (voce, chitarra acustica);
Giorgio Prette (batteria); Giorgio Ciccarelli (Chitarra elettrica);
Roberto Dell'Era (basso); Rodrigo D'Erasmo (violino); Enrico Gabrielli
(oiano, glockenspiel).
Testi e musica: Manuel Agnelli e gli Afterours
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Tracklist
01 Naufragio sull'isola del tesoro
02. È solo febbre
03. Neppure carne da cannone per Dio
04. Tarantella all'inazione
05. Pochi istanti nella lavatrice
06. I milanesi ammazzano il sabato
07. Riprendere Berlino
08. Tutti gli uomini del presidente
09. Musa di nessuno
10. Tema: la mia città
11. È dura essere Silvan
12. Dove si va da qui
13. Tutto domani
14 Orchi e streghe sono soli (ninna nanna reciproca)
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Per
carità! Lesa maestà! Degli Afterhours non si può
che parlare bene. Ma perché? Perché sono gli unici
che fanno rock in Italia (palle!) . Perché rappresentano
il rock alternativo (palle!) Perché sono fuori dai grandi
sistemi (palle!) Perché non si accontanteno di quello che
hanno già raggiunto e cercano ancora (vero). Perché
non vogliono restare isolati, ma al centro di un movimento rock
che interessi una scena più vasta (vero: basti pensare a
"Tora tora festival"). Però questo non toglie che
non sempre siano da elogiare e che si possa anche dire, quando eccedono
nella posa di se stessi: che palle questi Afterhours!
"I milanesi ammazzano il sabato",
a parte la citazione errata da Scerbanenco ("I milanesi ammazzano
al sabato") è un buon album. Non è niente di
epocale. E, soprattutto, per chi conosce gli Afterhours dai tempi
dei gloriosi esordi di "Germi" o "Hai
paura del buio?", non rappresenta alcun passo avanti.
Semmai, in qualche brano, un passo di lato. Manuel Agnelli è
il nostro Jim Morrison? A g'ha inscì e curr! (ha così
da correre) si dice dalle mie parti.
Sarebbe stato bello se avessero preso spunto dal titolo per tracciare
una sorta di viaggio agli inferi milanesi: dalla città degli
aperitivi a quella di Berlusconi, dal cuore in mano e il portafoglio
gonfio alla mano sul portafoglio (e all'altra sulla pistola), ma
questi cenni di critica sociale e di costume si intravvedono soprattutto
nel titolo e nella copertina. Per il resto ci sono spunti, idee,
qualche tensione, qualche passo in questo senso, ma anche tante
fuffa di puro mestiere. "Questo è quanto si aspettano
da noi quelli che comprano i dischi (pochi) e questo è quello
che proponiamo".
Oh, badate bene, questa è certo rabbia perché si vede
gente che avrebbe di certo i mezzi e gli strumenti per fare meglio
che si accontenta di qualche piccolo mezzo, di stupire il borghese
(ma il borghese ascolta gli Afterhours?) e non di portare avanti
il discorso verso mete più ambiziose.
Com'è "I milanesi ammazzano il sabato"?
Rock con spunti acidi, il violino di Rodrigo D'Erasmo, qualche eco
punk e un occhio (ma non molto di più) alla canzone d'autore.
Ma se la musica è quella e può piacere o meno, i testi
purtroppo anche loro sono sempre quelli. I richiami al sesso di
Agnelli sono una sua cifra stilistica, ma a 40 anni hanno ancora
la stessa carica che avevano a 20? E non siamo forse in una situazione
di anestetizzata impotenza che del sesso percepisce solo il versante
sbagliato? Questo non vuol dire che non se ne possa più parlare,
ma ci sono anche le deviazioni al discorso da seguire, pensando
anche a che tipo di pubblico si va a parlare.
Volendo esagerare la diversità di quest'album è tutta
nella finale "Orchi e streghe sono soli",
ninna nanna reciproca tra un padre e un figlio, ironica, dolce e
con un ben preciso messaggio già evidente nel titolo.
Ma il disco soffre di una forma di schozofrenia: ci sono brani come
"E' solo febbre", “Neppure carne da
cannone per Dio”, “Pochi istanti nella lavatrice”,
“Tutti gli uomini del Presidente” suonano
vecchio stile, in maniera quasi fastidiosa. Dall'altro lato "Riprendere
Berlino” o “Tema: la mia città”
cercano strade nuove, ma non riescono a convincere fino in fondo.
"Tarantella dell'inazione" e
la title track risultato complessivamente i brani più interessanti,
oltre alla già citata "Orchi e streghe sono
soli". Divertente "E' dura essere
Silvan", ma non molto di più. Insomma,
un passo di lato, fatto con l'ausilio della produzione di John Parish
(assieme a Tommaso Colliva), che lascia gli Afterhours a metà
del guado. Alcuni li amavano di là, altri li vorrebbero di
qua, molti, pronti come sempre a correre in aiuto ai vincitori,
li amano comuque. Tutte opzioni valide. Dal mio canto aspetto ancora
per vedere se ci sarà crescita, evoluzione, novità
soprattutto in termini di scrittura. Così saranno anche bravi,
ma non sono la mia tazza di te.
Afterhours
"I milanesi ammazzano il sabato"
Universal - 2008
In tutti i negozi di dischi
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