
|
Tracklist
1. Ognun bale cun sô agne
2. A passo di donna
3. Une mari
4. Mago tiraca
5. Dal cjalt al freit
6. La neve di Anna
7. Il vento di casa
8. Mieli
9. In Viaç
10. Une Primavere
|
|
La prima volta
che ho sentito questo disco ho trattenuto a stento le lacrime in
almeno un paio di occasioni: ma gli uomini veri non piangono, si
possono commuovere, ma sempre controllando l'emozione. E invece
no, l'onda di piena di "Une primavere"
stava per sommergermi, ascoltando "Une Mari":
"une mari ti ten denti e la so panse a cres / a cress il
so respîr ogni volte che tu ti moufs / come il frangel ch’al
lasse il nit ta l’ore dal partî / a viergiarà
las gjambes par tornati a parturî. ("Una madre ti tiene
dentro e la sua pancia cresce/cresce il suo respiro ogni volta che
tu ti muovi/come un passero lascia il nido nell’ora della
partenza/lei aprirà le gambe per tornarti a partorire".)
oppure la stessa title track ("di gnot tornant a cjase
scurtavi i miei pinsirs / tal grim di cuant chi eri frut poavi il
gno lancûr" ossia "Di notte tornando a
casa accorciavo i miei pensieri/nel grembo dove quando ero bambino
poggiavo il mio dolore") o ancora la solenne Mieli.
Ma Luigi è anche uomo di parola e con lui è bello
e felice consuetudine, parlare, sfiorando i temi alti della vita.
Luigi
Maieron, finalmente è arrivato il terzo disco
Dopo Anime
femine e Si vif è arrivato Une primavere
Cosa
ha di diverso dagli altri due?
Tutti tre
i dischi hanno una loro particolare personalità. Su Une
primavere c’è una maggior cura del discorso musicale.
Si Vif era più trasandato. Questo è più curato,
più “disco” se vuoi. Sotto il profilo dei testi,
come ogni disco affronta un tema, i soliti temi esistenziali che
sono un po’ la mia passione …
La
tua cifra distintiva, la tua firma praticamente
Ci sono temi
che mi interessava tanto affrontare. Nel contesto di una vita,
l’apertura che è un po’ la commedia della vita:
ognuno sa cosa c’è dietro le sue rughe. E poi c’è
questo omaggio al mondo femminile, questo fatto che dietro al
disagio molto spesso c’è un personaggio femminile.
E poi questa amputazione che questi tempi ci procurano. Non prendiamo
solo colpi nelle ginocchia, ma subiamo vere e proprie amputazioni,
da qui questa allegoria con il Mago Tiraca che perde la sua gamba
e l’io narrante che perde il suo matrimonio. E il dolore
esistenziale confina quasi col dolore fisico.
Un
disco sul dolore e le cicatrici?
Anche sul
dolore e le cicatrici, ma pure sull’affrontare il tutto
con la consapevolezza che comunque ci sei, che comunque c’è
una possibilità, c’è questo concetto della
primavera come stagione comunque di una ripartenza, anche con
tutti questi segni addosso …
Il
disco non è per niente cupo. Riflessivo, di ripensamento,
anche di ripiegamento, ma affiancati a momenti gradevoli o di
esplosione
Questa è
una cosa fondamentale. Devi vivere. Con questa apertura.
Si
vive insomma …
Questo concetto
di primavera non è solo un concetto legato alla stagione,
ma c’è anche il tuo modo d’essere che deve
essere primaverile nella quotidianità
Sono
canzoni recenti o costruite in un lungo arco di tempo?
Scritte da
tanto tempo, ma negli ultimi due anni hanno preso forma e sono
state messe a fuoco. Stavo scrivendo un altro disco e poi, per
quei fatti che capitano nella vita, il disco è cambiato
è diventato questo. Sono rimasti quindi alcuni brani e
se ne sono aggiunti altri.
Disco
di notevole spessore. Con musica e testi che viaggiano a meraviglia
e un grande lavoro di Michele Gazich alla produzione artistica
e arrangiamento.
Sono due
discorsi fondamentali: miglior la forma e ci guadagni in sostanza.
Nel momento in cui hai una linea melodica e vai ad assemblare
il disco, devi avere il coraggio di togliere tutto quello che
c’è di più. Mi piace dire che se la prosa
è un bicchiere di vino, il disco è un distillato.
Quindi tu devi andare all’essenza nel disco. Togliere e
poi soppesare i pezzi per fare in modo che dal punto di vista
registico, del suono e del contenuto si chiuda il cerchio. Così
hai questa idea dell’essenzialità che in un disco
è forza ed è sostanza.
E’
per questo che hai fatto un disco corto come un vecchio Lp?
I
grandi lavori di De André e Guccini hanno questa durata.
Non è che siano “pisciate” di 70 minuti.
Credo che
anche loro avessero questa idea che in 30 o 40 minuti si possono
dire tante cose. Citavi Michele: l’importanza del lavoro
della produzione artistica, dell’arrangiamento, come nei
lavori ben più illustri che citavi tu, che sono stati d’esempio
per gente come me. Il lavoro di Michele è importante. Oltre
a essere un musicista importante, è una persona che ha
un “sentire” importante., Una persona che ha una grande
conoscenza del cantautorato e una grande esigenza di questi temi.
Quando lavoro con lui non c’è solo un discorso di
costruzione estetica, ma c’è un discorso di condivisione.
E questo lo si sente anche da come suona il disco. Michele sta
sempre attento a valorizzare il suono della parola; non c’è
mai una nota che penalizza il contenuto
Tra
le altre novità di Une primavere c’è che canti
in italiano per la prima volta. Non tutto il disco… ma buona
parte.
Abbiamo già
parlato sull’importanza della lingua. Il friulano è
fondamentale; è la mia lingua ed è molto importante
usare una lingua proveniente dal popolo. Ma la lingua del popolo
ti costringe ad essere preciso, a essere chiaro. Applicarla nel
mondo dei sentimenti diventa molto interessante. Se non hai ben
chiaro cosa vuoi esprimere diventi vago e non dici niente. La
lingua italiana è stata utilizzata per temi che suonavano
meglio in questa lingua. Le ho messe insieme
Hai
usato lo “strumento lingua”. Come si usa una viola
anziché una fisarmonica.
Esattamente.
Abbiamo fatto anche questa scelta di non insistere molto dietro
a un cantato. A differenza di un cantautorato dove la voce viene
curata al massimo, la nostra intenzione è stata quella
di mantenete un cantato molto spontaneo, per ribilanciare questa
precisione che si era costruita, proprio per ridare quella spontaneità
che il disco deve comunque avere. Molti brani di questo disco,
come cantati, sono “buona la prima”.