Dopo il Fado, le riproposte
dei suoi brani del passato, l'esplorazione della
spiritualità e quella della sua "anima
blues", Eugenio Finardi si rimette in gioco
con un album di musica classica contemporanea,
realizzato dall'ensemble Sentieri Selvaggi, per
la direzione di Carlo Boccadoro. Il lavoro si
intitola "Il cantante al microfono"
ed è un omaggio a Vladimir Vysotsky, poeta
russo insubordinato e ribelle. Più attore
che cantautore, già interpretato da Finardi
un un omaggio a più voci fattogli dal Club
Tenco qualche anno fa - era uno di quegli artisti
dalla musicalità piuttosto limitata che
pongono la loro forza nelle parole e nel ritmo,
piuttosto che nell'armonia, nella melodia o nel
contrappunto. L'autore di Musica ribelle, si presta
come cantante-interprete in questa rivisitazione,
dove il cantautorato più tradizionale viene
fuso alla classica contemporanea, aggiungendo
a parole "pesanti" un abito sonoro di
tutto rispetto.
Come avviene la trasposizione di Vysotsky nel
mondo della musica colta contemporanea?
L'idea è stata di Filippo
del Corno, colui che ha dato una veste
alla musica molto elementare di Vysotsky per una
serata di Sentieri Selvaggi dedicata
al diritto al dissenso. Volodja - come veniva
chiamato dagli amici - gli sembrò il personaggio
perfetto. La sua musica si prestava a essere trascritta
e rielaborata proprio perché così
elementare. Le è stata data una nuova dimensione,
una profondità musicale che non aveva.
I testi sono stati tradotti
da Sergio Secondiano Sacchi. Anche lì si
è trattato di una rielaborazione?
Le traduzioni sono fedelissime. Nei
concetti soprattutto e persino nella metrica e
nella scansione delle parole, dei suoni.
Con che criterio sono state
scelte le canzoni?
Abbiamo cercato di inserire i suoi pezzi più
famosi che a seconda dei casi sono stati rivestiti
con un abito sonoro adatto. Dalla milonga allo
strascico klezmer. A ogni brano è stato
abbinato un linguaggio particolare che non è
detto fosse presente nell'originale.
E lei come si è inserito
nel progetto?
Avevo già partecipato a un
tributo dedicato a Vladimir Vysotsky (organizzato
dal Club Tenco, ndr). Proprio in quell'occasione
mi sono innamorato di lui. La cosa buffa è
che Carlo Boccadoro invece mi
ha scelto per questo lavoro perché aveva
sentito “Anima blues”. E non ha avuto
torto, perchè a volerla vedere bene Vysotsky
nel profondo è un vero bluesman.
Lei ha fatto un lavoro particolare
per entrare nel personaggio e per presentarlo
in questa veste "colta"? Come tecnica
di cantato e come interpretazione, voglio dire,
Vysotsky stesso si definiva un attore, piuttosto
che un cantante, e lei ne ha dato un'interpretazione
molto teatrale, a tratti quasi da opera lirica.
Ho fare un grande lavoro di ricerca
sulla tecnica vocale. Vysotsky aveva una voce
a tratti profonda e a tratti strana, rauca e recitante.
Io reinterpretando le sue canzoni ho usato tutte
le mie potenzialità, come non ho mai fatto
con le mie canzoni. Ma per riuscirci ho dovuto
prima di tutto re-imparare a leggere il pentagramma.
Ed è stato bellissimo perché ho
studiato le partiture con mia figlia, che ha nove
anni e suona il violino da quando ne aveva cinque.
Poi ho rispolverato delle tecniche classiche ereditate
da mia madre, che era un’insegnante di canto.
Un lavoro fatto in famiglia, insomma. Poi ho studiato
anche il personaggio, che era un poeta maledetto,
un antesignano di Jim Morrison. Mi ci sono ritrovato
tantissimo. Era davvero straordinario.
Cosa vi ha convinto a fare un disco del
progetto iniziale che era un live?
L'dea è stata mia. Avevo studiato così
tanto e fatto così fatica per questo progetto,
che volevo documentarlo, fermarlo in qualche modo.
Lei in un intervista recente si è
espresso con delle dichiarazioni molto polemiche
riguardo al Club Tenco, alla canzone d'autore
e a tutto quello che ci gira intorno, arrivando
a dire che - cito letteralmente quanto pubblicato
- "chi ha la passione dei cantautori di solito
non capisce un cazzo di musica". Perņ questo
disco prende spunto proprio dalle parole di un
pur grande poeta, ma di quelli che per la parte
musicale utilizzano sempre i soliti quattro giri
armonici che ripetono all’infinito, al servizio
delle quali viene messa la musica. E una signora
musica. Come me lo spiega?
Beh, diciamo che quell'intervista era la versione
hard rock di quello che sto per dirle adesso.
Non rinnego nulla di quel discorso, anche se effettivamente
era un po' fuori dai canoni. Quello che volevo
dire è che non condivido il pensiero di
chi ritiene che nella canzone debba prevalere
la parte testuale e che un anche il miglior testo
non giustifica una pessima esecuzione musicale.
Beh, Vysotsky non era certo un grande
esecutore musicale e non scriveva della gran musica,
però lei lo ha ascoltato...
Beh lui era principalmente un grande poeta e un
attore che scandiva i suoi testi utilizzando soprattutto
la ritmica vocale. la musica era un di più.
E infatti nel caso specifico la musica vera č
stata scritta da Sentieri Selvaggi.
Mi sta dicendo che si dovrebbe tornare
al sodalizio paroliere-musicista?
Forse. Oppure al concetto di bottega artigiana,
dove ognuno ha il suo compito e non pretende di
fare quello che non sa fare. Dopotutto quando
da ragazzini si inizia a suonare, si inizia per
suonare, mica per declamare le parole di qualcuno!
Altro peso spesso trascurato č quello della voce
e dell'interpretazione. Che sono fattori importantissimi.
L'ultima cosa è che Sì, poi la canzone
diceva anche non smettere mai di cercare di crescere
e non fermarti mai. Il discorso è che ad
un certo punto, anche se hai avuto la fortuna
di scrivere un pezzo di successo bisogna continuare
a cercarsi, altrimenti si diventa patetici. Lo
stesso discorso vale ancor di più per tutti
quelli che a cercarsi non ci provano nemmeno,
limitandosi a seguire pedissequamente quello che
hanno già fatto altri.
Cosa c'è ora nel futuro di Eugenio
Finardi?
Ho scritto un'opera teatrale,
“Suono”, con cui ho
debuttato l’anno scorso al Teatro dei Filodrammatici
e che questo inverno porterò in tournèe.
Inoltre proprio nei giorni del Tenco uscirà
un cofanetto che contiene il dvd della rappresentazione,
un cd dal vivo con le canzoni dello spettacolo
e il libro con il testo teatrale. Poi forse un
seguito per Anima Blues... ma procediamo con calma..."unitaria",
dove le composizioni sono state assemblate da
Fabi in un'unica opera di 36 minuti, anche le
singole tracce realizzate dai musicisti coinvolti
nel progetto.