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Le BiELLE Interviste
Niccolò Fabi: Violenza 124
La musica è un luogo dove incontrarsi
di Lucia Carenini








C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole. O meglio, sulla scena musicale italiana. Si chiama Violenza 124 ed è un progetto collettivo, ideato voluto e diretto da Niccolò Fabi “coadiuvato da ” altri sei artisti e gruppi: Mokadelic, Olivia Salvadori & Sandro Mussida, Boosta, Roberto Angelini, gli Gnu Quartet e la Artale Afro Percussioni Band. Non sono canzoni, perché non c’è testo, il lavoro è piuttosto una sorta di piece musicale. L’idea di partenza è allo stesso tempo è semplice e geniale: Fabi ha scritto quello che è l’embrione dell’opera, "la cellula": un'unità musicale minima di due minuti e ventotto di durata e ha chiesto a tutti di partire da lì e di sviluppare il tema seguendo le proprie inclinazioni e utilizzando il proprio linguaggio. Tre le regole da rispettare: la tonalità (re minore), la velocità (124 battiti al minuto) e il principio narrativo (la violenza). Le composizioni ottenute e la cellula sono poi state assemblate e montate tra loro. Sette declinazioni diverse di una stessa idea musicale diventano così un'unica opera che rappresenta narrativamente la violenza.

Perché proprio la violenza, Niccolò?

Il tema della violenza è sopraggiunto in un un secondo momento; lo spunto principale è stato musicale. Ma che tutto si risolvesse in un progetto esclusivamente musicale sarebbe stato riduttivo. Quindi ho pensato che oltre al tema musicale da sviluppare potesse essere importante anche avere uno stimolo narrativo sul quale appoggiarsi. Volevo uno stimolo che potesse essere collettivo. Volevo una pulsione umana primaria e complessa e la violenza, all’interno delle pulsioni umane collettive ha una gamma espressiva e stilistica ampia: è aggressività e disperazione, istinto di sopravvivenza e sconfitta del dialogo, odio e sessualità. Lo scopo comunque non era né di descriverla né tantomeno di condannarla o di giustificarla; piuttosto di provare a conoscerne le sfumature grazie a linguaggi musicali diversi. La violenza dà la possibilità di arrivare a sentimenti molto forti, quindi musicalmente speravo di arrivare a risultati altrettanto forti. Cercavo poi un tema che potesse dare un’ampiezza dinamica a un’opera che avrebbe potuto essere anche molto monotona avendo come base la stessa cellula allo stesso ritmo e tonalità ripetuta più volte.
Occorreva poi un argomento in grado di far convivere musicalità molto diverse all’interno dello stesso progetto: dall’urlo elettrico di un gruppo post-rock che fa delle sovrapposizioni lente e psichedeliche fino ad arrivare alla distorsione più alta la sua cifra stilistica, all’idea di violenza primordiale, quella per la sopravvivenza, resa benissimo da un canto di guerra di percussionisti africani. E ancora la voce di una soprano, più ancorata a qualcosa di antico, tragico o la voce malinconica di una chitarra acustica. Secondo me era un principio ispiratore molto stimolante per una serie di quadri.

Come ti sei mosso nella scelta dei musicisti? Avevi già in mente una storia, quindi hai scelto gli attori in base agli strumenti o quale è stata la molla?

La cosa si è chiarita strada facendo. All’inizio era talmente un’ipotesi, lontanissima dall’idea che potesse diventare qualcosa di concreto. E’ stato un discorso iniziato tra amici che poi ci è piaciuto così tanto che abbiamo pessato fosse un peccato farlo rimanere tra noi e non condividerlo con altri. Sia con il popolo dei musicisti, per mostrare un altro modo di suonare insieme, ma anche a degli ascoltatori, a un pubblico, perché ne veniva fuori della musica ascoltabile. La scelta è avvenuta in varie direzioni. La stima reciproca è stata il minimo comun denominatore; la complementarietà degli stili è venuta subito dopo. Essendo partito da un paio di punti fermi, come I Mokadelic con cui suono e che hanno un linguaggio onirico. In contrapposizione ci voleva qualcosa di acustico e stimo da sempre Roberto Angelini. Per l’elettronica ho pensato subito a Boosta che conosco da anni e con il quale c’è un rapporto di amicizia che dura nel tempo. Poi ho conosciuto su My Space Olivia Salvadori che in seguito ho scoperto lavorare in team con Sandro Mussida, il figlio di Franco. Loro fanno sperimentazione lirico-elettronica molto interessante. Gli Gnu Quartet sono un quartetto d’archi e il classico era un aspetto interessante da intersecare con la modernità. Mancava un elemento terreno, primordiale. Intanto stava diventando evidente quale sarebbe stato il tema e dopo un viaggio in Sudan mi è stato chiaro che in questo percorso occorresse il linguaggio della terra. L'ho trovato in Artale Percussion Band. Così si sono formati I colori fondamentali per raccontare questa storia.

Una volta ottenuto il materiale come ti sei mosso per montarlo? Hai fatto intersezioni e sovrapposizioni, ma che filo logico o narrativo hai seguito?

E’ stata una cosa complessa che fino a 4-5 anni fa non sarebbe stata possible tecnicamente. Tutti I file delle session dei diversi musicisti – registrati con software diversi – sono stati importati in un unico computer e aperti. Poi ne abbiamo creato dei campioni musicali. Tutte le parti dei diversi trattamenti che mi sembravano adatte sono state sovrapposte come in una partitura. Vero è che c’era una griglia e c’era un tempo, quindi per I primi tre minuti andavano tutti insieme, ma poi ognuno ha variato la cellula, riproponendola in modo diverso, quindi c’era la possibilità di fare accoppiamenti diversi per ogni trattamento. Il primo lavoro tecnico è stato di cercare gli elementi che fossero più facilmente sovrapponibili. Io dovevo sottostare alla regola di tagliare sì campioni, ma senza correggere in alcun modo le esecuzioni, rispettando quindi il linguaggio puro dei musicisti per combinarlo con altri senza però intervenire minimamente, senza modificarlo o corromperlo.

Quindi le diverse interpretazioni sono rimaste assolutamente fedeli a se stesse? Tu non hai mai avuto la tentazione di metterci del tuo, oltre alla cellula, ovviamente?

Assolutamente sì! In alcuni momenti mi dicevo “porca miseria, ma vedi se questo fosse solo un pochino più… entrerebbe perfettamente insieme a quell’altro” però entrare in quell meccanismo avrebbe aperto una porta sull’infinito, dilatando enormemente le possibilità combinatorie. Così come l’avrebbe fatto il far intervenire I musicisti nella rielaborazione dei pezzi. Il rischio era perdere di vista l’aspetto espressivo per farne un giochetto del rimontaggio. Tutto si è basato sulla fiducia reciproca: io avrei potuto comporre, scomporre, miscelare liberamente i pezzi, ma senza alterarli minimamente. Che mi piacessero o meno.

In questa epoca di singoli e di compilation personalizzate tu hai fatto qualcosa che si avvicina al concept del concept. Che per di più distribuisci solo via internet. E’ la riprova che l’album non è morto?

Io credo che la musica non morirà fino a quando avrà una motivazione autentica dietro. E’ evidente che l’industrializzazione della musica – specialmente quella degli ultimi anni – ha messo questo concetto sempre più in pericolo perché ha trasformato molto non solo la musica, ma proprio lo spirito con cui alcuni musicisti ci si approcciavano, sapendo che l’essere musicistti poteva significare il raggiungere una determinate posizione sociale o di visibilità, piuttosto che esprimere la propria arte. Cosa che prima era riservata a pochissimi: gli altri erano dei meravigliosi, semplici e sconosciuti musicisti. Però, se è vero che questo rischio incombe, è anche vero che se uno si dimentica quell’aspetto – e questo progetto per uno come me che ha lavorato nell’ambiente, facendo dischi di canzoni, quindi a contatto con questo pericolo – è un tentativo di ribadire il vero perché si fa musica. Che è anche condividere con altri un momento emozionante come il sentir nascere qualcosa di comune.

L'opera può essere ascoltata liberamente sul sito www. violenza124.com. Sul sito si può poi Acquistare digitalmente oppure si può ordinare un doppio cd in tiratura limitata che contiene oltre alla versione "unitaria", dove le composizioni sono state assemblate da Fabi in un'unica opera di 36 minuti, anche le singole tracce realizzate dai musicisti coinvolti nel progetto.

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Sul web
Violenza 124
Sito ufficiale
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Ultimo aggiornamento: 04-11-2008
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