| Un
possente affresco in nero sulla lotta per l’oro nero
di Giorgio Maimone
Il nero è il colore predominante del Petroliere.
Non solo per il petrolio che è l’elemento narrante
di continuità, ma per gli oscuri abissi dell’animo
umano che vengono sondati dall’abile scrittura della
sceneggiatura, ad opera dello stesso regista Paul Thomas Anderson,
a partire dal libro Oil di Upton Sinclair.
Daniel Plainview (il meritato premio oscar Daniel Day-Lewis)
è un cercatore d’argento che, alla fine dell’800
trova il petrolio nell’Ovest degli Stati Uniti: da lì
inizierà il suo progresso sociale e, parallelamente,
il suo sprofondo nei torbidi recessi dello spirito.
Ma, come si dice in questi casi, “il migliore c’ha
la rogna” e i personaggi di contorno non sembrano avere
caratura morale superiore a quella di Daniel Plainview, che,
nella sua cupidigia e freddezza di sentimenti ricorda il peggior
Paperon de’ Paperoni.
There were be blood è il titolo originale, ossia scorrerà
del sangue, ben più appropriato alla tragicità
della violenza tra bimbi rapiti, fratelli uccisi e violenze
assortite, anche gratuite.
La musica, curata da Johnny Greenwood dei Radiohead, tutta
di archi e sintetizzatori, è un elemento narrante a
sè, parte dell’affresco in nero. Tra le curiosità:
i luoghi del film sono gli stessi in cui è stato girato
Il gigante.
La frase: "Io sento la competizione in me…
io non voglio che gli altri riescano!"
Da
vedere: Per capire cosa è il capitalismo,
la sua intima essenza, la sua nascita, la sua prosecuzione
tramite qualsiasi mezzo. Compreso l'omicidio.
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