Un
film morale per anime nere
di Giorgio Maimone
Un grande film lo si può identificare per gli
attori. E qui ce ne sono quattro che si dividono i ruoli in
modo grandioso: Tommy Lee Jones, sempre più simile
a un totem indiano, nel ruolo del poliziotto onesto, ma disincantato;
il premio Oscar Javier Bardem che incarna, gesti ed espressione
immutabile, il killer inarrestabile, la personificazione stessa
del male; Josh Brolin, veterano del Vietnam, in fuga con una
borsa di soldi e Woody Harrelson, con lo sguardo psicopatico
di un assassino nato.
Oppure per la mano del regista. E qui sono due,
i fratelli Coen, che riescono a estrarre dialoghi dai paesaggi
desertici e dai dettagli delle stanze. O ancora per la sceneggiatura.
E Non è un paese per vecchi è innanzitutto un
libro di Cormac McCarthy. Prendete gli ingredienti, shakerate
bene e otterrete un grande film. Scabro, essenziale, tetro,
dolente, morale.
Si colloca, per generale definizione, sotto la voce thriller,
ma è una tragedia. Col passo tragico e ineluttabile
che McCarthy riesce a dare ai suoi scritti e ai suoi personaggi.
Sempre in marcia verso un futuro peggiore. Ma con alle spalle
ben poco di rassicurante.
Quando ci si imbatte in soldi sporchi, come nell'omonimo film
di Sam Raimi, la tentazione è forte nonostante i due
milioni di dollari siano circondati da cadaveri ed eroina.
La cautela indurrebbe Llewelyn Moss a lasciar perdere ma poi
prevale la tentazione di tenerseli dando il via a una caccia
a Moss da parte di un sanguinario e misterioso inseguitore
(Bardem) con deliri di onnipotenza ("Io e la moneta
la pensiamo allo stesso modo"). Sulle loro tracce,
ma sempre da lontano e sempre in ritardo, lo sceriffo onesto
(Tommy Lee Jones), uno in grado di dire frasi come questa:
"Quando la gente non dice più per favore e
grazie, la fine è vicina…"
Ispirato al romanzo omonimo del Premio Pulitzer Cormac McCarthy,
uno che vive appartato nel Santa Fe Institute dove è
entrato con una borsa di studio, il nuovo film dei Coen segna
il loro ritorno a temi e situazioni alla Fargo
ma con un'accelerazione di violenza. Quel che lega film e
libro è la consapevolezza di un mondo che diverrà
ancor più violento di come immaginato. Disperatamente
nichilista e nero così come il Petroliere
a cui l'accomuna lo stesso numero di nomination agli Oscar
(ben 8, ma 4 premi contro 1) e il motto: there will be blood
(scorrerà sangue).
La frase: Se non dovessi tornare, di' a mia madre
che le voglio bene.
Ma.... Tua madre è morta....
Allora glielo dirò io stesso. |