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BiELLE Eventi
Club Tenco 2008
Seconda serata, fuori dall'ordinario
di Lucia Carenini e Marco Marenco



È un giovane ad aprire la seconda serata del Tenco 2008, uno di quelli che il Club ha conosciuto attraverso i dischi che ogni anno arrivano numerosi. Si tratta di Ettore Giuradei - ben noto ai lettori di Bielle - che, accompagnato al pianoforte dal fratello Marco, offre all'Ariston una performance che sta tra il folle e il geniale. Ettore è sia cantautore che attore e sul palco, si trasforma completamente, quasi fosse affetto da una momentanea forma di dissociazione. La caratteristica è efficacemente sottolineata dall'accompagnamento dissonante del piano, come se anche questo fosse stato copito dalla stessa malattia. Ettore snocciola due delle sue storie, di quelle che escono dalla pancia (non a caso il titolo del suo primo cd era Panciastorie) e che, prima di tutto, con la pancia devono essere ascoltate. E lo fa con tono di straniamento che sembra alludere al fatto che lo strumento voce sia il puro veicolo delle storie raccontate dal testo.

Atipica anche l'esibizione di Marco Ongaro. Accompaganto da viola, contrabbasso e clarinetto presenta il brano Il salvatore delle donne tristi e un'altro di recentemente composizione, per poi dedicare ad Antonio Silva il brano di Renaud modificato da Sergio Sacchi già presentato alle conferenze stampa della mattina: belli gli arrangiamenti, efficaci nell'intento di fondere assieme i suoni dei tre strumenti.

È ora il turno del ventiquattrenne Giovanni Block. Accompagnato da chitarra elettrica, basso, batteria, pianoforte e organo; lui si dedica al canto, alla chitarra, al flauto traverso e ai balletti, esaltando il pubblico in sala che si fa coivolgere dalle sue coreografie. Lui è senza dubbio un animale da palcoscenico, ma gli arrangiamenti non hanno un granchè di originale e i suoni risultano già sentiti. Conclude anche lui dedicando a Silva il brano Luna di miele scritto da Sergio Sacchi.

La Consegna del premio Tenco per l'operatore culturale a Joan Molas, manager dei maggiori esponenti della canzone d'autore catalana, da parte di Ramon Muntaner della SGAE (la SIAE spagnola) viene celebrata da Rougè Mas che canta un brano di Luis Llach.

Fuori dall'ordinario è anche il set dei Baustelle, vincitori della Targa Tenco per il miglior album che si presentano in versione acustica accompagnati da un quartetto d'archi: ai suoni rock, elettrici ed elettronici si sostituiscono quelli più lirici e forse più da tradizionale canzone italiana, per una performance molto diversa dal normale concerto del gruppo. Ci si chiede se si siano vestiti così appositamente per l'occasione o se il trio abbia deciso di abbandonare i suoni rock dei sui live tipici a favore di un modulo più acustico. Visto che anche le Luci della centrale elettrica hanno inserito una violoncellista in organico, si direbbe che stiamo assistendo a un fenomeno di "Tenchizzazione". Sacro timore del tempio? Mah. In ogni caso l'effetto è piacevole e questo stile è anche il loro ultimo pezzo: Latte settanta, in omaggio a Gaber, considerato da loro un brano estremamente attuale e con il quale concludono la loro esibizione. Anche generosi.

Dopo l'intervallo si riprende con Ascanio Celestini e le sue canzoni a metà strada tra teatro e musica. Accompagnato da chitarra classica, fisarmonica, violoncello, batteria e percussioni da vita a un validissimo spettacolo a tratti molto coinvolgente tanto che strappa al pubblico dell'Ariston un fragoroso applauso sull'ultimo pezzo (La rivoluzione).

Dopo un intervento di Jimmy Villotti, ormai noto come il Tappabuchi che non finisce nessun discorso e nessun siparietto musicale che ha iniziato, è il turno di Alberto Patrucco che, insieme a Sergio Secondiano Sacchi, ha tradotto in italiano Georges Brassens e porta in scena un omaggio al cantautore francese. Presenta due pezzi intercalandoli con un divertente monologo sugli epitaffi che vorrebbe vedere scritti sulle tombe di personaggi famosi. Uno su tutti: Valter Veltroni, democratico partito. Accompagnato da clarinetto, chitarra acustica, contrabbasso, pianoforte e tastiere non convince fino in fondo con gli arrangiamenti, a volte un po' pesanti.

Conclude la serata Caparezza, una vera e propria endovena di energia: si presenta con la sua formazione composta da due voci, chitarra elettrica, basso, batteria, tastiere ed elettronica varia regalando uno spettacolo a 360 gradi. Per Eroe si presenta sul palco vestito da operaio con un cappio al collo, per il secondo Io diventerò qualcuno, si inventa un grande pupazzo gonfiabile in forma di bebè che impersona il partito neonato che compare alle sue spalle. Cambio di scenografia anche per Vieni a ballare in puglia con un Capa tarantatoche balla vestito di nero con un ramo d'ulivo in mano e una maschera bianca. Infine per il gran finale a sorpresa, a Caparezza si unisce Frankie Hi-nrg, che si esibirà anche domani sera. I due danno vita ad un frenetico rap a quattro mani. Performance assolutamente coinvolgente, apprezzata da tutto il pubblico dell'Ariston.


Cronaca del 07-11-2008  
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