La trentatreesima edizione del premio Tenco prende il via con un pimpante Antonio Silva che si lancia in un excursus sugli innumerevoli significati del numero 33, dal 33 giri a Dante, fino alla matematica (numeri primi più o meno soli, palindromi e quant'altro), passando per la religione, con la presunta età di Cristo. Si apre quindi il sipario sull'imponente e ricchissima scenografia di Marco Nereo Rotelli, basata su una composizione di suoi lavori che raffigurano porte e ante di finestre dalle quali si affacciano con sguardo curioso Tenco e Vyssotsky.
L'onore dell'apertura con il tradizionale Lontano lontano va a Sergio Cammariere. È una versione minimalista pianoforte e voce, seguita da altri due brani in cui il cantautore crotonese si fa accompagnare da percussioni contrabbasso, batteria e dalla tromba di Fabrizio Bosso. Il teatro si riempie delle caratteristiche atmosfere jazzistiche di Cammariere, spruzzate qua e là da interventi etnicheggianti grazie alla presenza delle percussioni in una formazione tipicamente jazz.
È ancora Cammariere a iniziare il trittico dell'omaggio a Sergio Bardotti, anticipato nella conferenza del pomeriggio, proponendo due brani brasiliani. Nel primo, La rosa spogliata - musica di Toquinho e testo di Vinicius De Moraes, tradotto da Bardotti - Cammariere si accompagna al piano. Nel secondo Com'è che ti va? - musica di Vinicius De Moraes e testo di Bardotti-Giacomelli - entra tutto il gruppo.
È quindi chiamato sul palco Joan Isaac, che sul pianoforte di Cammariere canta - metà in Italiano, metà in Catalano - Io tra di voi di Aznavour nella traduzione di Bardotti.
A dare un tocco di colore all'omaggio, fin qui forse un po' poco brioso, è Armando Corsi che suona, e per l'occasione canta pure (vista l'assenza di Carlo Fava che doveva ricoprire tale ruolo), la Samba per Bardoci composta con Sergio Secondiano Sacchi. Corsi non è un cantante - e la cosa si sente - però il brano è magistralmente suonato e del tutto consono alla situazione.
Si giunge così alla prima uscita del Tappabuchi che quest'anno coincide con il titolare del premio "I Suoni della canzone". Stiamo parlando di Jimmy Villotti, storico e mitico chitarrista di Guccini e Paolo Conte; quello di Jimmy ballando, per intenderci. Vestito di scuro, chitarra nera, intrattiene il pubblico con monologhi e siparietti musicali. La sua tattica è curiosa: non conclude sistematicamente nè i primi, nè i secondi, lasciando nel contempo nel pubblico la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire la storia e ai tecnici il tempo preciso di allestire il alco per l'artista successivo, che nella fattispecie è Milton Nascimento, una delle più grande voci della musica brasiliana, premiato da Fernando Gonzales Lucini con il premio Tenco 2008.
Nella sua performance Nascimento è accompaganto oltre che dalla sua chitarra, dal Trio Jobin (pianoforte, chitarra, batteria, ai quali per l'occasione si è aggiunto un basso) composto dal figlio e dal nipote di Tom Jobin. Vengono eseguiti una serie di brani di Nascimento e, in coda, uno di Jobin in cui la voce di Nascimento, decisamente più insicura di un tempo, è comunque ancora potente e capace di strappare un applauso dell'Ariston a metà pezzo.
La seconda parte della serata è quasi interamente dedicata ai giovani e si apre con Silva che presenta il progetto di Provvidenti, comune terremotato dell'Irpinia che si è trasformato in borgo della musica - al quale i tre gruppi che si esibiranno stasera hanno partecipato.
Primi a etrare sono gli Jang Senato che ci regalano un'ottima e divertente performance: con chitarra elettrica e classica, tastiere e sinth, basso, batteria e voce esegupono L'Americano, il singolo che a novembre uscirà nelle radio, seguita da un secondo brano introdotto da un siparietto del Cantante Davide Gulmanelli. Le melodie sono orecchiabili, di facile presa sul pubblico, unite però ad armonie e arrangiamenti molto studiati e originali grazie anche ad un sapiente uso del sintetizzatore.
Dopo un breve intervento del Tappabuchi è la volta delle Corde pazze, molto bravi e preparati tecnicamente anche loro. Il primo brano Sono morto da cinque minuti parte con un recitato su una base musicale molto sicula che ricorda le marce funebri. Lo stile dei pezzi è cantautorale, ma anche in questo caso colorato da tocchi di originalità come gli interventi di tromba e violino che, suonati egregiamente, ricamano i pezzi.
Sale poi sul palco Vasco Brondi che, con il suo progetto Le luci della centrale elettrica viene premiato da Gerardo Panno di Radio Rai con la Targa Tenco per l'opera prima. Presenta tre brani, accompaganto da Giorgio Canali alla chitarra acustica e da una brava violoncellista. Molto particolare il modo di usare la voce di Vasco: recita, grida, sembra quasi che non canti mai. Colpisce anche l'uso di strumenti acustici in un genere come questo che sembra naturalmente richiedere una pesante elettronica. Una critica che si può fare è che si sente molto, forse troppo l'influenza dei CCCP, CSI, PGR, impronta probabilmente data dagli arrangiamenti di Canali.
Conclude la serata Gipo Farassino, ancora in perfetta forma. È accompaganto da pianoforte, fisarmonica, contrabbasso, batteria. Le atmosfere jazz che si creano nei suoi pezzi ricordano molto Paolo Conte, il tutto condito però da un tocco più popolare.