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Finalmente
"il" disco di Folco Orselli
di
Fabio Antonelli
Venerdì scorso, ho subito comprato il nuovo disco
“Milanobabilonia”di Folco Orselli, perché era
stato brevemente presentato come disco della maturità dopo
le precedenti due esperienze (“La stirpe di Caino” e
“La spina”) che, a dire il vero, avevano ricevuto più
ombre che luci dalle pagine di questo sito e mi ero detto, se dopo
aver anche ascoltato Folco Orselli dal vivo a Como mi era in ogni
caso piaciuto questo nuovo lavoro mi avrebbe dovuto certamente entusiasmare.
Uso il condizionale perché, devo dire che al suo primo ascolto
(in realtà in automobile e con famiglia al seguito perché
morivo dalla voglia di ascoltarlo subito) non che mi abbia deluso,
ma nemmeno mi è piaciuto più di tanto, l’impressione
generale che né ho avuto è stata di una sonorità
molto blues funky, che ha finito per impastare fra loro i vari pezzi
in un disco un po’ monocorde, eccetto il brano “Il
crogiuolo” che, guarda caso è l’unico
legato al passato di Folco, dall’atmosfera molto swing, che
richiama il primo Vinicio Capossela determinando nei critici giudizi
di poca originalità da parte di Folco.
Allora mi sono detto: o non capisco nulla di musica (e può
darsi dato che non sono né un critico né un musicista)
oppure è proprio vero che i gusti sono gusti, beh ho pensato
di aver sbagliato io e ho provato a riascoltare il disco immerso
nella tranquillità di casa, sul mio impianto hi-fi e a volume
ben sostenuto, ecco che all’improvviso ho ascoltato un altro
disco dalle sonorità metropolitane, notevolmente black che
ti si conficcano da subito nella mente, che difficilmente ti lasciano
indifferente e dinanzi alle quali a fatica riesci a restare fermo.
Ciò che però che mi ha colpito di più è
che non solo la musica e i musicisti che la suonano (la Compagnia
dei Cani Scossi) sono all’altezza della situazione
e ne fanno un disco di notevole pregio, ma i testi scritti e cantati
con voce nera, ben più controllata che in passato, non sono
mai banali, anzi rivelano ironia, giusta cattiveria, amarezza, insomma
il piatto servito dall’intero gruppo è ben riuscito,
gli ingredienti sono ben miscelati, ma non si perdono mai come in
un passato di verdura.
Posso sicuramente affermare che, dopo ulteriori e ripetuti ascolti,
l’impressione che avevo avuto inizialmente si è ribaltata
e a sembrare forse un po’ fuori luogo nella scaletta, soprattutto
per la sua sonorità più che per il testo, è
diventata la canzone “Il crogiuolo”
forse inserita dallo stesso Folco come richiamo al suo vecchio stile
ed un non voler rinnegare totalmente il passato o forse per dare
uno stacco swing all’interno di un disco tirato senza quasi
prender respiro.
Tra le canzoni, in ogni caso tutte molto belle, sono da considerarsi
un gradino sopra l’apocalittica, agghiacciante
“La fine del mondo”, l’attualissima
“La spettacolarietà” su
un mondo che esige da ognuno e da ogni evento la sua dose di “spettacolarietà”
un ibrido tra spettacolo e varietà, la title-track “Milanobabilonia”
con la sua frase cult “Meglio il bel culo sulla donna
piatta Che l’incontrario” e “Jimmy
Corea” canzone su pianista con amari sogni di
libertà.
In definitiva quindi un disco da non lasciarsi sfuggire e soldi
sicuramente ben spesi.
Folco
Orselli
“Milanobabilonia”
Lifegate – 2007
Nei negozi di dischi
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