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L’Aguaplano
incontra l’Avion (Travel)
di
Giorgio Maimone
L’idea è di Caterina Caselli, da sempre la
“mente” dietro la carriera degli Avion Travel. Perché
non prendere una manciata di canzoni di Paolo Conte e farle rileggere
dal gruppo, che ha recentemente rimaneggiato la formazione, riducendosi
da Piccola orchestra a quartetto, composto da Peppe Servillo alla
voce, Fausto Mesolella alle chitarre, Mimi Ciaramella alla batteria
e Vittorio Remino al basso? Detto fatto. Paolo Conte, inizialmente
riluttante, si lascia coinvolgere fino al punto di prendere in mano
l’intera direzione artistica del progetto e a disegnare le
undici tavole interne (e la copertina) che “raccontano”
i brani.
Non contento Conte regala anche un inedito al progetto (“Il
giudizio di Paride”) e un cameo come cantante,
assieme a Gianna Nannini in “Elisir”.
Le canzoni sono equamente divise tra pezzi celebri come “Aguaplano”,
“Max” o “Blue Haways”
e altri meno frequentati del canzoniere dell’avvocato di Asti,
come la title track “Danson Metropoli”
o “Un vecchio errore”. Divertente
poi il gioco dei dialetti con l’astigiano Conte che compone
le canzoni napoletane “Spassiunatamente”
e “Danson Metropoli” e il
napoletano Servillo che canta “Sijmadicandhapajee”
che non è un mantra indiano, ma semplicemente “Siamo
dei cani da pagliaio” detto in dialetto astigiano.
Le canzoni datano quasi tutte tra il 1987 e il 1995, con l'eccezione
di "il giudizio di Paride",
appena composta e di "Blue Haways"
che risale al 1981. Cosa ne emerge? Un disco di grande spessore.
Suonato benissimo dagli Avion, per quanto in formazione ridotta
all’osso, ma che, proprio per questo, scelgono una cifra espressiva
molto diversa da quella di Paolo Conte, che, attualmente, se non
è circondato da una grande orchestra non inizia nemmeno a
cantare. Il mood sonoro quindi è del tutto rilassato laddove
invece Conte punta sullo swing e su ritmi intensi. I tempi sono
rallentati e vagamente mediterraneizzati. Dove in Conte c’è
America, negli Avion Travel c’è Italia, Napoli e, al
limite, medioriente appena un poco più in là.
E’ la classica occasione per gustare con vestiti nuovi canzoni
già note e per apprezzare altre che invece dobbiamo ancora
imparare a conoscere. Il cameo della Nannini e di Conte in “Elisir”
è tutt’altro che pleonastico: la canzone acquista nuova
linfa e significati più ampi. Mentre “Il
giudizio di Paride”, “Danson
metropoli” e “Spassiunatamente”
giocano sul filo sottile che separa teatro, sceneggiata e canzone.
C’è così tanto un sorriso sotto i baffi che,
ogni tanto, ci si dimentica quasi della presenza di Conte.
Non fosse per l’appunto per il baffo. Sornione, impostato
a smorfia, cinematografico. Uno sguardo per accenni e dettagli che
percorre tutta l’opera, dove un grosso lavoro lo fanno le
chitarre di Mesolella, come nei paesaggi morriconiani che sembra
assumere “Max” sotto questo
nuovo trattamento, in versione unicamente strumentale. Ma il disco,
seppure registrato da un piccolo combo, appare tutt’altro
che vuoto: gli arrangiamenti e le orchestrazioni sono curate dallo
stesso Mesolella e da Daniele Di Gregorio, dello staff di Paolo
Conte.
Che dire d’altro? La partenza, sotto il profilo delle vendite,
a Milano è stata a razzo. Uscito venerdì, ora di domenica
Feltrinelli denunciava il tutto esaurito e Fnac lamentava carenze
di scorte. Ma quando il successo premia dischi di qualità
come questo, c’è qualcuno che si sente in dovere di
lamentarsene?
Avion
Travel
"Danson Metropoli - Le canzoni di Paolo Conte"
Sugar - 2007
Nei negozi di dischi
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