A
cavallo tra musica popolare e d'autore.
Tra luci intense e ombre cupe
di
Stefano
Nouveaux
Piero Brega ha una lunga storia
e questo disco circola già da parecchio.
A lungo è stato "Sotto la
paglia" e in tutte le posizioni possibili:
da "non parleremo di .." a "ci
sono piaciuti", prima di approdare
a un "Ci sono piaciuti ... un po'
meno". E' un disco diseguale e la
voce di Pietro Brega non è da Guinness
dei primati, piuttosto da Guinness della
noia, ma è anche un disco che contiene
almeno un paio di bellissime canzoni:
"Giulia" e "Sali sole".
Oltre a essere sempre suonato in totale
grazia di dio.
Piero
Brega nasce artisticamente con Canzoniere
del Lazio nel 1974, quando tra
i suoi componenti si trovano grandi nomi
come Carlo Siliotto,
Francesco Giannattasio
e, dietro le quinte, Mauro Pagani.
Nel 2005 dubutta da solista (oltre trent'anni
dopo l'esordio) e vince il Premio
Ciampi per la serie "largo
ai giovani" (Brega è nato
nel 1947!).
Per questo suo esordio da solista si sono
dati appuntamento intorno a lui grandissimi
nome come Danilo Rea, Michele
Ascolese, Antonello Salis, Paolo Fresu,
Ambrogio Sparagna, Roberto Gatto, Nando
Citarella, Gabriele Coen, Elio Rivagli,
Marcello Sirignano, Rita Marcotulli, Enzo
Pietropaoli, Piero Fortezza,
ma questo non toglie che il lavoro sia
discontinuo e datato.
“Come li Viandanti “ è
un disco sicuramente ispirato e si capisce
lontano chilometri che tutti i partecipanti
ci hanno creduto davvero. Ma se aveva
le premesse - e anche tutte le carte in
regola - per essere uno dei lavori più
significativi degli ultimi anni, purtroppo
sembra incerto nella scelta delle forme.
Si pencola dalla canzone d'autore (e sono
gli episodi migliori) al cantautorato
di scuola romana (con echi Vendittiani
ma anche vaghi attimi Baglioneschi) per
arrivare a forme rock/reggae/blues che
ne determinano, a dispetto di una certa
omogeneità di intenzioni (a partire
dalla bella copertina), un senso di spaesamento
generale che non si dilegua neanche dopo
ripetuti ascolti.
I testi – per la maggior parte originali
– sono comunque impregnati di poeticità
e vantano qualche episodio davvero attraente
(oltre le già citate “Giulia”
- in cui Giulia di Fornovo, “donna
ca ferma lu sole”, inventata
da Giovanna Marini sulla riva del mare
del Salento antico, finisce a “piedi
in autostrada”, ballando nella
luce impolverata dei fari dei camionisti
- e “Sali sole” - che invoca
l’alba “che porta vita
nelle parole” - è notevole
anche l'iniziale "Quando sò
morto", dove la morte stessa diventa
una festa con profusione di pizze, ricotte,
salcicce e porchetta, il tutto condito
con un arrangiamento blues dalle cadenze
ipnotiche).
Spiace, dover constatare che per questioni
di scelta dei suoni (troppe programmazioni
che c’entrano davvero poco con il
contesto), brani potenzialmente convincenti
si risolvano in filastrocche monotone
o si appiattiscano su canoni pop e non
popular, cosa che fa pensare alla ricerca
di un’improbabile registro radiofonico
più che alla quella di un nuovo
modello di musica popolare.
Tutto questo nulla toglie al valore dei
musicisti. Dalla fisarmonica di Antonello
Salis alla tromba di Paolo Fresu dalla
tamorra di Nando Citarella, alla batteria
di Elio Rivagli, dai violini di Marcello
Sirignano alle chitarre di Michele Ascolese
tutti si danno da fare con il loro meglio.
Purtroppo, nonostante gli ottimi ingredienti
e le migliori intenzioni, il risultato
finale è un lavoro dall’esito
non risolto, che convince soltanto in
minima parte.
Piero
Brega
"Come li viandanti"
Il Manifesto Cd - 2004
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