Gli
affreschi per voce e chitarra di Maria
di
Giorgio Maimone
E'
qualche anno che attorno a Maria si parla e si cerca una risposta.
E' il fatto nuovo della discografia italiana? Qualcuno su
cui puntare a occhi chiusi? O solamente una "favorita
dalla luna", una che ha saputo infilarsi, con buoni appoggi
e buona fortuna, nel giro che conta? Gli appoggi, è
innegabile, ci sono. quando dietro la produzione artistica
si legge il nome di Beppe Quirici, se la produzione generale
è di Adele di Palma, la revisione dei testi di Gianluca
Martinelli, autore indissolubile da Carlo Fava, quando la
lista dei collaboratori e ospiti è lunga una paginata
e annovera nome come Fausto Mesolella, Marco Fadda, Armando
Corsi, non può certo dire che si tratti della stessa
trafila che tocca a un autoprodotto. Anche perché dietro
c'è la Sony. Ma poi c'è soprattutto lei, Maria
Pierantoni Giua, in arte solo Giua e un pugno di canzoni che
emozionano, divertono, stimolano, incuriosiscono, piacciono.
Per la freschezza, per l'aria di nuovo, per quel qualcosa
di impalpabile che pure si percepisce nell'aria.
Partiamo
dal cognome a spiegare.
E’ andata
un po’ da sé. Io sono di origine venezuelane,
quindi mi chiamo Pierantoni Giua di cognome. Troppo lungo.
Hanno iniziato a chiamarmi Giua nell’ambiente e Giua
è rimasto.
Al
di là del cognome hai fatto uno dei dischi più
belli dell’anno.
Oooh!
No,
davvero. Lo abbiamo aspettato a lungo, ma alla fine siamo
stati premiati. Ce lo siamo meritato.
Beh, guarda, mi
onora sapere che il disco è apprezzato.
Quanto
ci hai messo a farlo? Due anni?
Eh, tutti. Anche
qualcosina di più. Ma non abbiamo lavorato continuativamente.
Ci sono state frenate, imprevisti, ritardi, vicissitudini
varie, per cui abbiamo lavorato in più riprese, in
vari periodi. Per cui da un lato è stato veramente
complesso e faticoso: è stato un vero parto! Dall’altro
è stata anche un’occasione perché ho potuto
intanto scrivere canzoni che un paio d’anni fa non c’erano.
Quindi non tutto il male viene per nuocere.
Era
il disco più atteso, almeno in un certo ambito musicale.
Si aspettava questo album di cui tutti dicevano un gran bene,
ma che non riusciva mai a vedere la luce.
Sapessi
quanto l’ho aspettato io! (ride)
Normalmente
quando succede così poi si resta delusi. Con te, invece,
no.
E’ andata
anche bene allora, pensa!
Le
canzoni allora sono state composte nell’arco di questi
due anni?
Ci sono
canzoni più antiche, anche di due o tre anni fa, come
“Morbidamente” che potrei aver scritto già
tre-quattro anni fa. “Una casa ubriaca”
risale a tre anni fa, mentre “Niente poteva
andar meglio" è dell’anno
scorso. Ci sono anche tante canzoni che sono rimaste fuori
e per le quali mi spiace immensamente. In questo album abbiamo
cercato di dare una sintesi della mia opera, di tutto il mio
percorso.
Entreranno
nel prossimo. Bisogna iniziare subito visti i tempi …
Magari alcune sì,
ma poi spero che ce ne siano di nuove.
Certo.
E’ rimasta fuori ad esempio “Petali e mirto”,
il brano con cui hai vinto Recanati.
Ecco, questo in
realtà non per una scelta di tipo artistico. Io volevo
metterla. L’abbiamo anche provata. Però ci si
sono messe in mezzo questioni discografiche. Per inserirla
nel disco ci sarebbe stato un ulteriore ritardo. E non era
il caso. Alla fine abbiamo deciso di non metterla, però
mi auguro che possa uscire, integrata, molto presto.
Parlami
un po’ di queste belle collaborazioni che hai messo
in piedi. Perché il disco è venuto bene, ma
indubbiamente dietro le spalle avevi una formazione di All
star: da Gianluca Martinelli, sodale di Carlo Fava. ai testi,
allo stesso Fava. A Beppe Quirici, Mesolella, Armando Corsi
e via via tutti gli altri.
Beppe
Quirici è “l’orchestratore”. Le collaborazioni
sono venute così belle anche perché lui è
capace di tirar fuori il meglio musicalmente da tutti. Poter
lavorare con lui è stato veramente importantissimo.
In più è stata un’esperienza lavorare
con questi musicisti così bravi che non hanno per così
dire “fatto il turno”, limitandosi a un compitino,
ma hanno proprio contribuito al fatto che il disco venisse
così.
Peraltro
con alcuni di questi avevi già collaborato: Martina
Marchiori, Claudio Borghi, Armando Corsi che è stato
il tuo maestro di chitarra …
E poi
Martinelli con cui scrivo ormai da tre-quattro anni che è
un autore che a me piace moltissimo, umanamente, professionalmente,
come modo di scrivere, come tematiche.
Ma
su alcune cose lui ti ha fatto solo da editor, in pratica.
Sistemando in “bella copia” testi che avevi già
scritto. Perché le canzoni erano già strutturate.
In realtà,
guarda, quasi per tutte è stata una revisione. Lavorare
con uno che è capace di cambiare magari una sola parola
e dare un senso nuovo a una canzone: rendere più bello
il verso, hai capito? E’ stata proprio una supervisione
quasi. Altre come “Streghe”
e “Si abbassa la luna”
sono proprio canzoni scritte a quattro mani.
Che
sono tra le più recenti?
Di "Si
abbassa la luna" abbiamo fatto diverse
versioni. Magari l’idea originaria risale a qualche
anno fa, ma l’ultimissima versione è proprio
recente. E "Streghe" risale
all’anno scorso. Comunque sono i pezzi su cui abbiamo
lavorato di più insieme.
Abbiamo
citato quasi tutti i collaboratori, ci siamo dimenticati Marco
Fadda, il percussionista, con cui già hai collaborato.
Sì,
con lui collaboravo già prima. Ho fatto sia dei concerti
con Armando Corsi, sia altri progetti con lui. Tra i collaboratori
segnalerei anche Fausto Mesolella che ha fatto un grandissimo
lavoro alla chitarra in "Si abbassa la luna"
e anche in "Ortiche" che
è forse il pezzo più recente.
Il testo è
di Vera Pierantoni Giua. Chi è?
Mia sorella
Più giovane
o più anziana?
Più giovane.
Si sta laureando in scenografia e, non perché è
mia sorella, mi piace molto come scrive. La canzone è
nata da una sua idea. Aveva citato la frase in cui c’entravano
le ortiche e da lì è nato il brano.
Già
che ci siamo me le racconti in due parole tutte le canzoni?
“Si abbassa la luna” cos’è?
Direi
il ritratto di due amanti che si incontrano in alcuni momenti
e in altri no. Sia fisicamente che umanamente. Però
comunque è una canzone solare, perché alla fine
è un rapporto che sta in piedi: è una canzone
d’amore direi.
“Aprimi
le braccia”?
E’ quasi
un autoritratto. Ci sono molte riflessioni mie. E’ una
canzone d’amore sì, ma soprattutto di possibilità.
Che un rapporto ti possa offrire l’occasione di crescere,
di essere, di cambiare.
“Ortiche”
invece è la più ostica da un punto di vista
interpretativo. La più misteriosa.
Ah sì?
(Ride) Guarda "Ortiche"
in realtà è un pezzo volutamente disincantato
e ironico su alcune storie che possono capitare, anche disastrose,
da cui una magari impara come uscirne, planando leggero sopra
le ortiche, cioè con eleganza.
Il
sorriso in effetti c’è e si sente nella canzone.
“Morbidamente” invece? Uno dei pezzi che preferisco
…
E’
anche una delle mie preferite. Ed è una canzone d’amore
per un uomo. Direi per un uomo e per l’importanza che
una persona può avere nella tua vita.
E
perché a metà canzone dice “bella la tua
faccia di donna”?
E’ proprio
riferita a un uomo. Il fatto che possa avere una grazia quasi
femminile il viso di un uomo in certi momenti. E poi in realtà
questa frase è stata tenuta da una prima stesura che,
contrariamente all’ultima che è totalmente per
un uomo, era anche pensata per una mia cara amica. In realtà
poi ho mantenuto questa frase che mi piaceva molto, proprio
pensando alla grazia di un volto maschile.
Comunque
anche così inserisce una piacevole nota di ambiguità
che non disturba (ridiamo)
Ma non voleva essere
tale!
“Terra
e rivoluzione”?
E’ un testo
abbastanza centrale come tema, che vivo molto anche oggi,
dato che mi sento in continua rivoluzione, forse dovuta anche
all’età, visto che sono molto giovane. Una canzone
sui rapporti, sulle radici e sui possibili cambiamenti, le
evoluzioni e le rivoluzioni di una persona.
Tu
non hai ancora 25 anni, vero?
Non ancora.
Passiamo
a “Una casa ubriaca”, altro pezzo che mi fa venire
i brividi. Forse il preferito.
Ah sì?
Anche a me piace tanto pure questa. Però sai è
uno di quei pezzi da cui una resta un po’ impaurita,
perché essendo lento, magari uno pensa: “qui
il pubblico si scoccia, perché è lento”.
E invece poi arriva lo stesso. In realtà l’ho
scritta dopo aver letto un libro che è "Memorie
di una geisha" di Arthur Golden. E’
ispirata a questa storia ed è diventata quasi un affresco,
un insieme di sensazioni, di immagini.
Tu
infatti dipingi anche. Altro argomento. La solita questione
della “ragazza piena di talenti”
Mah, vedremo, vedremo
… (ride)
“Niente
poteva andar meglio”
E’ un pezzo
recente. Di quelli che non avrei potuto scrivere due anni
fa. Io l’ho scritto per la mia famiglia ed è
potersi guardare indietro e capire che anche se tante situazioni
potevano essere diverse, in definitiva niente poteva andar
meglio. Questa è una fortuna.
“Streghe”
Guarda, questa
mi diverte! L’idea è venuta una volta che ero
a casa, stavo male e stavo guardando non so quale diavoleria
alla televisione. E mi è venuto in mente questo gioco
di coppie, di scambi, di cose piuttosto imbarazzanti e anche
ridicole. Questi personaggi assolutamente ridicoli. E’
stato un vero e proprio divertissment. Ho giocato sull’argomento.
Infatti
è molto divertente. “Tremore lucido” invece?
Questa è
una canzone che avevo scritto per un uomo con cui ero stata.
Sulla complessità di un uomo, sfuggente e allo stesso
tempo attraente.
“Organizza
la notte” è la degna chiusura.
Sono sensazione
e riflessioni sulla notte, i sogni, le ombre, i pensieri che
vengono quando uno sta per chiudere gli occhi. Un riordinare
i pensieri di un’intera giornata.
Musicalmente
a chi pensi di assomigliare o a chi ti ispiri?
Non te lo so dire.
Posso dirti solo che ho ascoltato tantissima musica e che
la ascolto da quando ero piccola …
…
ieri cioè? (ridiamo)
I miei riferimenti
principali sono soprattutto alla musica popolare nelle sue
varie forme: da quella sudamericana che era quella che circolava
per casa, alla musica napoletana, al fado. E poi, avendo io
un particolare interesse per i testi, quindi per le cose che
si possono dire, sicuramente i cantautori.
C’è
una domanda che volevo farti. Ne ho ancora tante, ma una in
particolare. Adesso? Arrivata qui che cosa ti aspetta? Quali
saranno i passi successivi?
Mi aspetto
di lavorarci tanto. Per me questo è un inizio, per
quanto arrivare a fare un cd sia in un certo senso un traguardo.
Voglio fare tanti concerti, vorrei avere la possibilità
di farlo ascoltare a più gente possibile, perché
un cd, in fondo, è un semilavorato: da solo non vale
niente. Quindi spero di avere molte occasioni per proporlo
dal vivo e poi … farne un altro. Subito!
Ma
quando lo porti in giro come giri? Non puoi portarti in giro
e Mesolella e Claudio Fava e Armando Corsi e tutti gli altri.
(ride)
No, tutti non ci stanno. Non sono Anastacia! Le presentazioni
che ho fatto fino ad adesso le ho fatte in quintetto, con
Marco Fadda alle percussioni, Beppe Quirici al basso, Claudio
Borghi alle chitarre e Martina Marchiori al violoncello. Altre
occasioni prevederanno un trio: io, Claudio Borghi e Marco
Fadda. Ma sono previsti anche showcase chitarra e voce o due
chitarre. Dipende un po’ proprio dai budget.
Una
sensazione avuta ascoltandoti dal vivo e su disco è
che ti abbiano un po’ schiarito la voce, resa più
tintinnante.
Dici?
Non so. Può darsi. Forse tra tante versioni fatte hanno
scelto le più alte.
Che
musica ascolti in questo momento? I cantanti che ami o i gruppi
che segui …
Ultimamente
stavo riascoltando dei vecchi dischi di Paolo Conte, un disco
di una cantante di fado portoghese attuale che si chiama Ariza,
stavo ascoltando i Nirvana, che non c’entrano niente
con gli altri due… in realtà spazio tantissimo:
da Carlo Fava alla Nannini a Caetano Veloso a Billie Holliday.
Va veramente a momenti.
Parliamo
dei quadri, che finora vi abbiamo solo accennato. E’
una passione o qualcosa di più? Ti dai da fare professionalmente?
Ultimamente
sì. E’ nata come una passione che non avrei pensato
potesse assumere altra valenza. Poi ho esposto per questa
gallerista, Tiziana Leopizzi, che ha uno studio-galleria a
Genova e lì si è mosso qualcosa: i miei quadri
sono piaciuti. Quindi ho delle belle occasioni di esporre.
Addirittura a settembre dovrei andare a Shangai per esporre
all’interno di una manifestazione nuova che si chiama
Art-tour o (Arturo, cioè) che è organizzata
sempre da Tiziana e io sono una degli artisti italiani esposti.
Con in più anche la possibilità di fare un concerto,
uno show case.
Ecco
appunto, volevo domandarti se avevi pensato di unire i due
momenti ….
… sì,
sì, sì, ma li sto già unendo, perché
molto spesso quando faccio le mostre ho la possibilità
di presentare due o tre pezzi, perché comunque per
me la pittura è un modo di suonare. Facendo arte astratta
…
…
trovi delle corrispondenze …
… sì,
sì. Tantissimo.
Potresti
abbinare un quadro a ognuna delle tue canzoni?
A ogni canzone
no, però magari ad alcune atmosfere sì. Poi
magari sono cose che si capiscono anche dopo. Non è
che io ho sempre le idee così chiare (ridiamo).
Prossimi
appuntamenti immediati?
Ho appena
debuttato con un reading collegato al libro su De André,
“Volammo davvero” della
Fondazione De André. Hanno tratto una drammaturgia
dal libro e in scena siamo io, chitarra e voce e Eleonora
D’Urso voce recitante.
Tu
già cantavi Fabrizio con gli Endugu …
E' stata
la mia prima esperienza di palcoscenico. Vedi come le cose
tornano …
In
questo caso canti De André o canti le canzoni tue?
Canto De André
per quanto riguarda la parte del reading e poi ho la possibilità
di fare dei pezzi miei alla fine del reading.
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