Eccola
la nuova classe lavoratrice,
eccola questa bizzarra
e ingestibile classe operaia
del 2000.Li trovate con
la loro divisa di marca
e gentilezza imposta di
sorrisi per i clienti
scassa palle, annoiati
caronti che vi porteranno
a visitare i più
reconditi spazi di consumo
e felicità. Questa,cara
signora mia, non è
un negozio o un tempio
di promesse. No. Questa
è una fabbrica:
di futilità, di
sconti, di “solo
da noi è possibile
acquistare”, di
finanziamenti a tasso
zero, di “una grande
famiglia al vostro servizio”,
di imposizione mafiosa
e fascista del sorriso
e cortesia. La catena
montaggio del benessere,
di robe da avere subito,
di soldi. Un tempio di
banalità che richiama
come zombi l’umanità
senza più luoghi
di incontro e di scambio
– scontro di idee.
Nokia 95, Motorola V3,
Sony Ericson W 300 I,
tutte cose che sembrano
il centro della felicita
comune. Segnale che viviamo
sotto la più fetida
delle dittature:quella
del consumo e del mercato.
Spazzati via i sogni,
la rabbia, la gioia e
rivoluzione, trasformato
un paese in un posto di
bestie affamate di mediocrità.
Convinti che sia un Partito
Democratico a salvarci
dalla fine, l’appiattimento
che suicida la sinistra.
La cancella.
Anche se poi, sotto sotto
qualcosa brucia. Un manipolo
di testardi, di gente
che cerca di portare con
la musica e il collettivismo
attivo delle emozioni
- che è il concerto
- un po’ di cortocircuito
all’interno del
sistema. Per quello che
possono servire le canzoni
e per quanto tempo possa
durare un’emozione.
Per questo è dolce
perdersi nel Paradiso
del Diavolo, (povero diavolo
che pena mi fa, in questi
tempi la frase risulta
assai veritiera, no?),
e scoprire canzoni resistenti
di partigiani, preti coraggiosi,
umanità indomita.
Sembra di prendere una
macchina del tempo e trovarsi
altrove. Non qui, non
ora. Con una classe, una
generazione segnata sia
dalla precarietà
che da un certo spirito
di individualismo e consumismo.
Però, io son convinto
che questi giovani aspettino
un segnale, una vibrazione
che faccia esplodere le
contraddizioni del presente.
Per questo chiedo ai nostri
compagni musicisti di
porre come base la rinascita
della canzone di contestazione.
Non canzoni lagnose, di
rassegnazione, di vacue
speranze. Ricominciate
a cantare il presente,
il quotidiano di chi è
precario e come in altri
tempi la classe operaia
attraverso la maturazione
di un coscienza e una
prassi di lotta ha creato
rotture nel sistema, ora
spetta a noi: flessibili,
precari, sommersi ecc...
Però, come ogni
lotta che si rispetti
serve una colonna sonora,
l’attenzione non
solo alla memoria - peraltro
fondamentale - anche pronta
a rifiutare lirismi facili
e commozioni immediate
per trovare il gusto della
guerriglia, della dissacrazione.
Io chiedo questo ai musicisti:
le vostre chitarre sono
fucili che sparano note
e le voci bombe che fanno
esplodere la sacra ribellione.
C’è una classe
che non ha nemmeno l’illusione
di finire in paradiso,
c’è una generazione
che ha bisogno di prender
coscienza e c’è
un paese che deve tornare
a bruciare di passione
e politica.
Spetta anche voi sapere
intervenire e trasformare
la rassegnazione o peggio
ancora la mera rappresentanza
iconografica della rivoluzione,
in oggetto vivo e cattivo.
Noi il paradiso lo vogliamo
occupare... anzi: Okkupare
L'immagine è tratta
dalla copertina di
"Tu
quando scadi?" Racconti
di precari. In troduzione
di Nichi Vendola, Manni
Editore