Il
concerto di Caparezza all'ippodromo "Capannelle"
di Roma, per la rassegna musicale "Roma Rock",
ha divaricato falle nelle abitudini origlianti di un
pubblico occasionale.
Chi come me, non è abituato alle escoriazioni
strumentali di un rap carnivoro e impertinente, non
solo si è divertito, ma ne è uscito arricchito!
Abituato
all'ambiente sacrale del jazz, al sospiro del cantautore
modello "Intagliatore di Santi", o al crash
meno caciarone dei ritmi balcanici in stile Capossela
- Live in Volvo, ho provato un piacevole sconcerto.
Una
esibizione deliziosa, per la mostruosità rorida
degli intermezzi, la vivacità mimica di ogni
siparietto, le invenzioni prescindenti da un uso troppo
imitativo dell'allegoria satirica, autonome e proporzionate
a un malcontento ben celato.
Caparezza
se pur convenzionato in maniera commerciale, ha un
ruolo determinante negli sfoghi delle nuove sottorealtà.
È una perla del ragionamento che si rifiuta
di lucrare sui gusti, le tensioni e le ragioni del
suo pubblico.
In lui si annida "la parte intollerante"
di una massa che comincia a giocare con le idee, e
lo scopre divertente.
Un
pubblico che subisce quotidianamente la solfa incensante
i nuovi musici del cuore-amore, è ancora troppo
debole per sognare la rivalsa, nel cantore armato
di chitarra e impronta epica.
Non salpano più sogni nazionali a cavallo di
una "locomotiva", che nei suoi tratti poetici
è troppo esclusiva e poco coinvolgente.
Il
pensiero lanciato verso una musica che sia distruttiva
nelle sue contestazioni, è in realtà
la migliore ricostruzione che Caparezza ha saputo
raccogliere ed orientare.
| (firma
di Caparezza, sul retro di una litografia raffigurante
Lenin) |
A un pubblico che chiedeva rabbia, originalità
e intransigenza, lui ha risposto con un
concerto: gradevole, dolce e malinconico… alla
fine. Applausi!