Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


 
  News
02/07 Mimmo Locasciulli: "Piccoli cambiamenti"
Orage

E' il tempo il protagonista di questo album che raccoglie le impronte lasciate per strada, quelle che altri hanno visto e quelle che sono sfuggite ai più, quelle evidenti e quelle quasi cancellate, con le pause, le attese, i ripensamenti, le corse dietro i cambiamenti impensabili solo un secolo fa, e le sedute ad aspettare e a ripensarsi un po', un tempo spesso incompreso, che corre come una vendetta, che ci vede a volte estranei e inadeguati e altre volte invece sulle barricate (allora era diverso / avevi il mondo nelle mani / i sogni nelle tasche / adesso che ci resta / e che sarà domani / un'ombra dietro un angolo / e non sai mai cos'è...). Di fronte a queste rivoluzioni globali un uomo non può che aggiustarsi, cercando di comprendere, effettuando quei piccoli cambiamenti che non stravolgono la propria storia, non rinnegano le antiche spinte, ma che evolvono verso nuovo sentire. Ed è l'amore l'altro protagonista del doppio album, l'amore passionale e quello dei ricordi, l'amore a cui chiedere aiuto, perché l'amore senza schemi è sempre più un atto rivoluzionario; l'amore per gli uomini e la partecipazione alle loro sofferenze (segue)

03/07 Stefano Saletti: "Soundcity"
pino marino

Stefano Saletti ha viaggiato e suonato in molti luoghi del Mediterraneo. Munito di piccoli registratori e qualche videocamera, ha raccolto in dieci anni i suoni delle città: i rumori, i canti di strada, le grida. Ha poi deciso di trasformare questo tessuto sonoro comune in musica; ha scritto undici brani, li ha arrangiati, ha privilegiato la lingua franca detta Sabir: un esperanto che unisce arabo, francese, spagnolo e italiano e che veniva parlato nelle città di frontiera del nostro Grande Mare. E per completare il lavoro ha scelto per ogni pezzo una voce o uno strumento che coinvolgesse i suoi amici artisti, amanti della musica popolare. Tutto questo è Soundcity, un disco potente che arriva dritto al cuore e all’anima di chi ascolta; un disco quantomai attuale, perché risponde alla domanda di questi giorni sulle migrazioni e lo fa in modo netto, senza alcuna ambiguità: l’unica strada è aprire le porte e fare dell’Europa una zona franca, come il Sabir.(segue)

De Gregori e Guccini

03/07 - Il 2 novembre 1975 moriva ammazzato Pier Paolo Pasolini, un omicidio premeditato, un’indagine fasulla, una storia sbagliata. Sono passati 40 anni da allora e, come per tutti gli altri misteri italiani, non s’è fatta ancora luce sulla dinamica, gli autori plurimi, i mandanti politici. Anche se sappiamo. L’Italia migliore non ha mai smesso di rimpiangere quella voce fuori dal coro, capace di penetrare con sapienza e senza remore morali i vizi privati e le pubbliche virtù in un periodo di grandi cambiamenti, di sviluppo senza controllo, plumbeo, duro, violento, un periodo però capace ancora di guizzi etici e ideali oggi inimmaginabili e, anzi, miseramente scomparsi. Le celebrazioni si rincorrono per tutta la penisola, molte degne di nota, la rai per l’impegno certosino di Elisabetta Malantrucco ha preparato 6 preziosi speciali da conservare gelosamente, un patrimonio di voci scaricabile in podcast qui:
Di un evento figlio di un dio minore vi voglio però parlare, perché spesso in sordina nascono iniziative che lasciano dei segni sul cuore che miracolosamente leniscono invece che far soffrire. E’ il caso della serata “Pasolini In-Forma Canzone” tenutasi all’Asino che Vola il 1 novembre sera, e che celebrava, proprio per questa scelta di tempo, il poeta ancora vivo. Pasolini era attento a tutte le forme della trasmissione culturale, non disdegnava i media che utilizzava però con forme di provocatorie analisi dello scibile, di scomode ma incontrovertibili verità, mostrando l’altra faccia della spirale, il mondo dei diseredati, degli ultimi, degli emarginati, dei mondi paralleli senza luce di riflettori ma carichi di linfa vitale, di estrema e disumana voglia di vivere. Anche la canzonetta, al tempo definita in modo così dispregiativo, finì sotto il suo sguardo indagatore, e non fu il suo uno sguardo malevolo, cattivo, anzi, egli ne comprendeva in pieno la seduzione e la capacità istantanea di farsi madelaine. (segue) -

Luigi Maieron: "I Turcs tal Friul" - Recensione
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Franco Giordani: "Incuintretimp" Pallante : "Ufficialmente pazzi"
 mirò Fondamentale l’amicizia e la collaborazione artistica con il maestro Luigi Maieron. “Incuintretimp” è un album consapevole delle bellezze che si stanno perdendo, dei legami umani che si fanno leggeri e senza forza, dei luoghi di sempre che cambiano, delle belle amicizie che vanno curate finché sono vive per non rivangare col senno di poi, dei sapori rurali che fanno da guardia, dei suoni della natura soverchiati dai rumori, di gioventù appena lontane e già antiche, di anziani racconti che fanno sospensione, di personaggi border line e di dei rurali svaniti nei ricordi. Il tutto accompagnato da una band di fidi, capaci di sospensioni e di corse, sempre senza strafare, mentre la voce ruvida e piacevole di Franco narra quelle storie che nascono lassù in alto a destra sulla cartina, da dove sono sempre passati popoli e suoni, e dove certe visioni diventano prima che altrove storia comune. Da ascoltare magari vicino a un caminetto acceso, a una compagnia scelta bene, a un bel rosso d’annata, per tenere l’inverno lontano, soprattutto dal cuore. (segue) miròPaolo Pallante è un farmacista. È vegano e considera folle guardare Peppa Pig e poi mangiarla chiamandola prosciutto. Ama il jazz. Suona la chitarra. La suona molto bene. Pallante è quindi anche un musicista. Ha poi una voce matura, intensa, provocante, sensuale: perfetta per fare il cantautore. E perciò – dopo sette anni dal primo disco - nel 2015 Pallante ha pubblicato "Ufficialmente pazzi", un album che colpisce immediatamente - a primo orecchio potremmo dire - proprio per la voce intensa e sorniona. Ma anche per gli arrangiamenti - che si muovono tra jazz, swing e ritmi sudamericani - e per quelle che potremmo definire le intenzioni sonore, che rimandano ad atmosfere fossatiane e contiane. Il pregio di questo disco però è proprio quello di non sembrare qualcosa di già sentito, di vecchio, di improduttivo. Una delle migliori produzioni della scorsa stagione, che ai vari riascolti si fa apprezzare anche di più per la maturità dei suoni e delle parole. È evidente infatti la cura assoluta dei testi, mai banali, mai scontati, al punto da toccare qualche momento di leziosità, forse non necessario, nella scelta delle parole. Ma è tanto più apprezzabile in un momento della canzone dove anche la sola rima baciata appare un ricercato momento del discorso poetico e le necessità metriche degli improvvisati autori fai-da-te fanno scempio di accenti. (segue
Gli imperdibili di Bielle
 
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Biellenews n.71 su Bielle

"Sono femmina" - Valeria Cimò


"Lettere matrimoniali" di Claudio Lolli
Canciani25/11
- Mi risulta difficile scrivere con sufficiente distanza prospettica su Claudio Lolli, perché per me il cantautore bolognese è stato ed è molto di più di un semplice bravo artista: è un Filosofo, un Maestro, un Compagno. E’ colui che, nella migliore forma estetica possibile, esprime la mia Weltanschauung intrisa di sentire tragico esistenzialista e di energica rivolta libertaria.
Per queste ragioni, consapevole dell’assenza di una dispiegata lucidità ermeneutica, il mio intento è quello di scrivere oggi non su Claudio Lolli, bensì a Claudio Lolli, di raccontare cosa ha significato per me leggere il suo ultimo libro, "Lettere matrimoniali" (Stampa Alternativa, Viterbo 2013). E’ stato – pagina dopo pagina – un viaggio spiazzante, libero e, soprattutto, dolce nelle ‘intermittenze del cuore’ e dell’incontrollabile attrazione fisica. Di intensa bellezza erotica trattano queste lettere che Claudio scrive per la sua donna, la sua amata Melania, madre dei suoi due figli, sigillo vivente di splendore insostituibile. (vai all'articolo)


La Musica è finita
Canciani24/08 -
Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno e tu mi lasci solo ...
La musica è finita, sì. La gioia che mi dava ascoltare a turno la voce di Bob Dylan, di Fabrizio De André, di Francesco De Gregori o di Van Morrison è sfumata in un silenzio che sa di morte, di funerale, di De profundis. La musica è finita nel senso che sono finite le canzoni, che non ci sono più spinte vitali, che nessuno scrive niente che possa interessare. Alcuni parlano del mondo, altri di sé. I primi hanno per referente le pagine dei giornali, i secondi il proprio ombelico. La musica è però finita, perché non sa più raccontare la società, non ci sa dire chi siamo, non ci sa fotografare.
(vai all'articolo)

     Le interviste
Tito Schipa Jr.: «Orfeo 9, un avviso a una generazione. Allo studio un "Dylaniato 2"»
« La mia vita è stata un turbine, ma poi, vedi, col tempo quel disco è rimasto nella memoria di molti, e questo è un buon segno… tanto che sto finalmente realizzando un Dylaniato 2, con Roberto Righini che già era presente nel primo album dedicato, e che si chiamerà quasi sicuramente “Dylaniato 2 - Nel fango di Firenze”. Quest’anno infatti è anche il cinquantennale dell’alluvione di Firenze, e io, prima ancora dell’Opera beat, ero intento a tradurre Desolation Row e l’avevo ambientata proprio lì, a Firenze, in quei giorni drammatici.».
Piergiorgio Faraglia : «Canzoni uscite dall'armadio»
« La verità è che le canzoni stavano chiuse in un armadio, poverette. Cosa sia successo esattamente non lo so, niente di improvviso o scatenante. Forse c’entra anche il Tenco però, perché circa due anni fa, a Roma arrivò il Tenco Ascolta. Col mio ufficio stampa, Daniela Esposito, decidemmo l’iscrizione. Mi invitarono e io partecipai; mi sentivo un sedicenne. Cantai male, ero timido, sbagliai accordi, mi batteva il cuore, però devo dire che quando ho sentito questa fragilità, questa insicurezza pazzesca, a quel punto ho anche cominciato a sentirmi bene con le mie canzoni.».
Archivio interviste  

22/10 - Teo Manzo, forse lo avete già sentito nominare per La Linea del Pane, un gruppo tra i più interessanti usciti negli ultimi anni e che ancora esiste. Ma Teo ha avuto la necessità di dare spazio alla sua vena cantautorale ed ha prodotto un disco da solo: guarda caso un'altro concept! Si capisce che siamo ormai gli unici al mondo ad amare i dischi che raccontino storie? Se avete dubbi ve lo confermiamo: volano in media una spanna sopra gli alti. Come questo "Le piromani" di Teo Marzo, un album che, da solo è già un mezzo romanzo. "Le Piromani - dice Teo . le sirene del cosmo, rappresentano in questo disco queste “fedi”, che attraversano la vita di tutti gli esseri umani. Al di là del respiro (e del sospiro) “esistenziale” di certe tematiche, non definirei "Le Piromani" un disco sull’esistenza. Direi, forse, che è un disco sull’inesistenza". Sono 16 canzoni che si snodano tutte attorno all'esistenza (o all'inesistenza) dell'astronomo Allen Meyer, il quale si trova a dover contrastare la diffusa convinzione complottistica che la luna stia per cadere. Anche la sua amata è vittima della credulità generale, nonostante egli cerchi di dissuaderla con scientifico raziocinio. Presto però la donna viene colpita da un male incurabile e fulminante. La disperazione per la prematura scomparsa di lei, induce l'astronomo a credere alla follia dell'imminente caduta della luna..

Ry Cooder - "Pull up some dust and sit down" The Cave Singers - "No witch"
The Low Anthem - "Smart flesh" John Mellencamp - "No better than this"

Io sono come un orso.
Con le braccia
tese in alto
aspetto
il sorgere del sole.
(Canto Pawnee)

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