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mirò
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18/02 Paolo Benvegnù
Orage

Paolo Benvegnù viaggia a vista, in un tempo nebbioso che lesina certezze e momenti quasi unici di intima felicità, e nel suo vagabondare tra le architetture del nostro tempo riesce a modellare un paesaggio plastico, a tratti avvilente ma, vivaddio, vivo e sanguigno come il suo desiderio d'amore. L'ultimo album di Benvegnù è un inno all'amore, nelle sue mille forme, spesso livido, indefinito e senza certezze, un urlo di sentimenti spesso disadattati e inascoltati, un'opera ricca di suggestioni poetiche, ruvide carezze e graffi da contatto, per eroi del quotidiano che cercano, magari invano, ma caparbiamente, una luce vitale, calda, in questo triste inverno del cuore.
(segue)

18/02 Raffaella Misiti e le Romane

Orage

Ecco uno di quegli album che non può passare inosservato, tanta è la letteratura, il cinema e, ovviamente, la musica, presenti, e tanta l’emozione e l’amore che se ne ricevono in cambio all’ascolto. Quello di Raffaella Misiti, già conosciuta come la voce solista del gruppo Acustimantico, Arianna Gaudio ai brani recitati, Annalisa Baldi e Desirèe Infascelli rispettivamente a chitarra e fisarmonica, è il miglior progetto sulla canzone romana da anni a questa parte. .(segue)

De Gregori e Guccini

18/02 - E che cazzo, però! Mica mi piace ‘sto fatto che ancora quasi ci casco e mi commuovo per una canzone scritta come si deve. Alla mia età, e per un cantautore che si chiama Filippo Andreani, mica Roberto Vecchioni, se mi spiego. Roba da analista specializzato in sindromi da canzone di qualità, oppure è Andreani che con la penna ci sa davvero fare. Il suo disco numero tre si intitola La prima volta ed è – detta senza mezzi termini - un disco scritto benissimo, prima ancora che suonato e cantato a dovere. Dentro ci palpita un cuore grande e (g)rosso così, e nessun velleitarismo da nuova leva buona volontà & zero spessore. Per ciò, adesso, provo a raccontarne qualcosa, a cominciare dal fatto che si tratta di un album crossover. Per stile e contenuti, sorretti insieme all’abbrivio di punk-rock e canzone d’autore, gioia e malinconie, pubblico e privato. Un cd dialettico, per metterla ancor più sul raffinato. Un disco sotteso anche a bilanci provvisori e prese di coscienza, sguardi all’indietro e in avanti, rimando ideale agli up tempo e ai rallentamenti melodici cui è soggetto. (Vai alla recensione)

Tetes de bois: "Extra" I Luf e Massimo Priviero: "Terra e pace"
I Tetes de Bois sono da sempre uno dei miei gruppi preferiti, sin da quando, per un locale in un piccolo paese della provincia romana, riuscii a contattarli permettendomi per qualche anno il piacere di vederli esibirsi lì, su un palco rabberciato tanto simile al camioncino Fiat che utilizzavano al tempo nei loro spettacoli di strada. E di strada ne hanno percorsa tanta in questi vent'anni, collezionando 9 album, una serie infinita di progetti ed esperienze parallele, tutto senza mai scendere a compromessi con il mercato, anzi, seguendo un percorso che seppure ha sfiorato a volte attimi di improbabile, strameritato e relativo successo, non li ha comunque distolti da un proposito volutamente autarchico.  mirò Con la retorica non puoi scherzarci mica: è in agguato a ogni anfratto di canzone ed è canaglia come nemmeno la nostalgia-nostalgia di Albano. Battendo sullo scatto l’imminente pletora celebrativa (nel 2015 sarà un secolo tondo tondo dalla Grande Guerra), “Terra e pace. 1915-2015 cent’anni di gratitudine” si incista nel filone senza fare una piega che sia una: no ai cannoni di vecchio e nuovo conio ma no anche a nostalgismi da rigurgito deamicisiano. Chè - vivaddio - in questo disco si beve, si balla e si canta anche alla salute dei morti per la Patria del 15-18. Il disco è limpido, curato e colorato, sostanziale nella sua accezione di compendio di canti della tradizione popolare e una manciata di inediti sulla scia. Arrivo a scrivere persino che è un disco necessario, un disco di quelli fatti apposta per ricordarsi di ricordare ma, di nuovo, a ciglia asciutte..
Gli imperdibili di Bielle
 
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Biellenews n.71 su Bielle

"Sono femmina" - Valeria Cimò


"Lettere matrimoniali" di Claudio Lolli
Canciani25/11
- Mi risulta difficile scrivere con sufficiente distanza prospettica su Claudio Lolli, perché per me il cantautore bolognese è stato ed è molto di più di un semplice bravo artista: è un Filosofo, un Maestro, un Compagno. E’ colui che, nella migliore forma estetica possibile, esprime la mia Weltanschauung intrisa di sentire tragico esistenzialista e di energica rivolta libertaria.
Per queste ragioni, consapevole dell’assenza di una dispiegata lucidità ermeneutica, il mio intento è quello di scrivere oggi non su Claudio Lolli, bensì a Claudio Lolli, di raccontare cosa ha significato per me leggere il suo ultimo libro, "Lettere matrimoniali" (Stampa Alternativa, Viterbo 2013). E’ stato – pagina dopo pagina – un viaggio spiazzante, libero e, soprattutto, dolce nelle ‘intermittenze del cuore’ e dell’incontrollabile attrazione fisica. Di intensa bellezza erotica trattano queste lettere che Claudio scrive per la sua donna, la sua amata Melania, madre dei suoi due figli, sigillo vivente di splendore insostituibile. (vai all'articolo)


La Musica è finita
Canciani24/08 -
Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno e tu mi lasci solo ...
La musica è finita, sì. La gioia che mi dava ascoltare a turno la voce di Bob Dylan, di Fabrizio De André, di Francesco De Gregori o di Van Morrison è sfumata in un silenzio che sa di morte, di funerale, di De profundis. La musica è finita nel senso che sono finite le canzoni, che non ci sono più spinte vitali, che nessuno scrive niente che possa interessare. Alcuni parlano del mondo, altri di sé. I primi hanno per referente le pagine dei giornali, i secondi il proprio ombelico. La musica è però finita, perché non sa più raccontare la società, non ci sa dire chi siamo, non ci sa fotografare.
(vai all'articolo)

     Le interviste
Pippo Pollina : «Apparteniamo alla nostra storia»
« La canzone che dà il titolo all'intera opera – racconta Pippo Pollina, spiegando il contenuto del suo nuovo progetto discografico – è una dichiarazione di intenti e di aderenze. Quando si getta la maschera e senza alcun timore si afferma cosa ci ha appassionato nella vita e a quali valori si intende ancora fare riferimento. Anche se il mondo cambia in fretta e senza tregua».
Diego Nota (Ex Ultimavera): «Vorrei vivere
in un paese dove le persone siano umili»
« Impiego molto tempo a scrivere, scrivo poco e ho un rapporto conflittuale con la scrittura. Vince quasi sempre il foglio che rimane bianco, ci guardiamo e io sono quasi sempre annoiato, mentre lui ha il piglio di un soldato che non perde mai la concentrazione. Se di tanto in tanto viene fuori qualche bella frase me la annoto, sperando che presto altre frasi le facciano compagnia ».
Archivio interviste  

14/12- I dischi di Max Manfredi vanno sorbiti come i buoni vini: lo stappi, lo lasci lì a decantare, te lo gusti a poco per volta. "Solo che il disco ha un vantaggio rispetto al vino. Non finisce. Lo puoi rimettere da capo". "Dremong", l'orso è l'ultimo capitolo dell'avventura musicale di Max. Come sono nate queste canzoni? "Ognuna ha una storia diversa. E vengono da periodi differenti. E poi, essendo la canzone un organismo vivente, è normale che abbia una sua evoluzione".

Ry Cooder - "Pull up some dust and sit down" The Cave Singers - "No witch"
The Low Anthem - "Smart flesh" John Mellencamp - "No better than this"

Io sono come un orso.
Con le braccia
tese in alto
aspetto
il sorgere del sole.
(Canto Pawnee)

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Un network per gli artisti che hanno difficoltà a esibirsi al di fuori della propria zona a causa di cachet troppo esigui. Un servizio gratuito e molto semplice da usare: ogni gruppo o artista, dopo essersi iscritto, dà informazioni sulla propria esigenza, specificando a quale categoria appartiene e dove e per quante notti è disposto a sua volta a offrire i posti letto.
Bedandshow.it
 
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