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mirò
  News
31/08 Orlando Andreucci
Orage

Sesto capitolo dell’interessante viaggio di Orlando, artista non proprio di primo pelo, che il senno non l’ha perduto anche se a tenerlo a bada, tra le ondate laterali che la vita assesta con improvvisa forza, si fa sempre più fatica. E allora bisogna fare voli pindarici e, almeno nella testa, cambiare mari, venti e visioni, arrivando in quelle acque dal clima tropicale e dai ritmi latini abbastanza vicini per consuetudine musicale, e abbastanza lontani per longitudine, da sedare le tempeste interiori, e consentire lo sguardo pacifico di una giusta filosofica distanza, su azioni, incontri e quotidiani accadimenti. Lì, calata l’ancora e indossato lo scafandro, bisogna allora immergersi fino in fondo, tra ombre che virano all’azzurro e mobili lame di luce, per trovare, di tanto vagare, ragioni e sentimenti.(segue)

18/02 Raffaella Misiti e le Romane

Orage

Ecco uno di quegli album che non può passare inosservato. Quello di Raffaella Misiti, già conosciuta come la voce solista del gruppo Acustimantico, Arianna Gaudio ai brani recitati, Annalisa Baldi e Desirèe Infascelli rispettivamente a chitarra e fisarmonica, è il miglior progetto sulla canzone romana da anni a questa parte. .(segue)

De Gregori e Guccini

31/08 - “La Staffetta” è il quinto album di Germano Bonaveri, e, senza nulla togliere all’eccellenza del concept su “Le città invisibili” di Calvino o a “L’ora dell’ombra rossa”, è il suo disco migliore, sintesi perfetta tra impegno e autonomia, sdegno e poesia, pane e rose. E’ un lavoro realizzato attraverso il crowfounding, che sta consentendo oggi la realizzazione di opere necessarie e necessariamente esterne alla rete vincolante del banale mercato musicale. L’operaio Germano è un attento ricercatore di storie, quelle che valgono, siano esse di eroi universali come Panagulis, come di contadini costretti ad abbandonare il proprio armonico mondo per un conflitto che arriva, storie di chi è costretto a vivere in una realtà che sconcerta e disagia, alienando i luoghi del cuore e alterando quelli salvifici dello spirito. Primo tema portante è quello della guerra e delle sue molteplici mefitiche espressioni. L’altro tema dell’album, che ben si amalgama al primo della guerra, è quello che descrive questi tempi bastardi, dove il conflitto in atto, senza armi, è a danno degli ultimi, sempre più numerosi e annichiliti, asserviti e incapaci di osservare da quale parte gli viene il dolore. Questo mondo di poche parole e meno pensieri, di poche visioni e nulla poesia, ha bisogno di questi album, soprattutto ora che vengono meno, per raggiunti limiti d’età, i maestri di sempre.E’ bravo Germano, molto, merita la nostra attenzione e molto, molto di più. (Vai alla recensione)

Zibba e Almalibre: "Muoviti" I Gang : "Sangue e cenere"
 mirò Strano disco di duetti questo di Zibba. Normalmente, verrebbe da pensare, un duetto serve a “nobilitare”, per chi ci crede, il proprio disco cin ospitalità di prestigio. Zibba gioca al ribasso. E’ lui il padrone di casa prestigioso e ospita cantantini che, al suo rispetto, spariscono tutti. Che colpa ne ha Zibba se ha la voce più convincente oggi su piazza? E se Niccolò Fabi vale poco, Leo Pari meno ancora, Omar Pedrini è un ex e Patrick Benifel su fatica a capire cosa sia lì a fare. Dimenticavo Bunna. E continuo a dimenticarlo. Colpa loro che hanno accettato di misurarsi con Zibba con cui forse potrebbero dialogare solo voci femminili per creare un contrasto tra il vocione ligure del nostro e timbri più leggeri. Ma c’è un altro problema: le canzoni sono tutte zibbiane nel profondo, ossia cucite su misura per il nostro che, ovviamente, avendole scrite, concepite e cantate, le interpreta al meglio Appena attacca “Sangue e Cenere”, un rock potente dal respiro ampio e internazionale, decisamente americano, è subito chiaro che qualcosa è cambiato, qualcosa di nuovo è arrivato a smuovere i fratelli Severini, convincendoli a tornare in studio per un nuovo album, e ad aprire quel cassetto che s’era riempito pian piano di tante belle storie, forti e vitali, storie che Marino non voleva però svilire nel purgatorio del prevedibile, del già sentito. L’elemento nuovo capace di ripetere, con nuove aperture, il miracolo di capolavori assoluti come “Le radici e le ali” e “Storie d’Italia”, è stato Jono Manson, chitarrista e produttore americano che ama dividersi tra i due continenti, (contribuendo qui all’esordio di Momo nel 2007 e della Barnetti Bros di “Chupadero!” nel 2009), permettendo così a illustri musicisti d’oltremare di partecipare in modo significativo al sound dell’opera
Gli imperdibili di Bielle
 
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Biellenews n.71 su Bielle

"Sono femmina" - Valeria Cimò


"Lettere matrimoniali" di Claudio Lolli
Canciani25/11
- Mi risulta difficile scrivere con sufficiente distanza prospettica su Claudio Lolli, perché per me il cantautore bolognese è stato ed è molto di più di un semplice bravo artista: è un Filosofo, un Maestro, un Compagno. E’ colui che, nella migliore forma estetica possibile, esprime la mia Weltanschauung intrisa di sentire tragico esistenzialista e di energica rivolta libertaria.
Per queste ragioni, consapevole dell’assenza di una dispiegata lucidità ermeneutica, il mio intento è quello di scrivere oggi non su Claudio Lolli, bensì a Claudio Lolli, di raccontare cosa ha significato per me leggere il suo ultimo libro, "Lettere matrimoniali" (Stampa Alternativa, Viterbo 2013). E’ stato – pagina dopo pagina – un viaggio spiazzante, libero e, soprattutto, dolce nelle ‘intermittenze del cuore’ e dell’incontrollabile attrazione fisica. Di intensa bellezza erotica trattano queste lettere che Claudio scrive per la sua donna, la sua amata Melania, madre dei suoi due figli, sigillo vivente di splendore insostituibile. (vai all'articolo)


La Musica è finita
Canciani24/08 -
Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno e tu mi lasci solo ...
La musica è finita, sì. La gioia che mi dava ascoltare a turno la voce di Bob Dylan, di Fabrizio De André, di Francesco De Gregori o di Van Morrison è sfumata in un silenzio che sa di morte, di funerale, di De profundis. La musica è finita nel senso che sono finite le canzoni, che non ci sono più spinte vitali, che nessuno scrive niente che possa interessare. Alcuni parlano del mondo, altri di sé. I primi hanno per referente le pagine dei giornali, i secondi il proprio ombelico. La musica è però finita, perché non sa più raccontare la società, non ci sa dire chi siamo, non ci sa fotografare.
(vai all'articolo)

     Le interviste
Pippo Pollina : «Apparteniamo alla nostra storia»
« La canzone che dà il titolo all'intera opera – racconta Pippo Pollina, spiegando il contenuto del suo nuovo progetto discografico – è una dichiarazione di intenti e di aderenze. Quando si getta la maschera e senza alcun timore si afferma cosa ci ha appassionato nella vita e a quali valori si intende ancora fare riferimento. Anche se il mondo cambia in fretta e senza tregua».
Diego Nota (Ex Ultimavera): «Vorrei vivere
in un paese dove le persone siano umili»
« Impiego molto tempo a scrivere, scrivo poco e ho un rapporto conflittuale con la scrittura. Vince quasi sempre il foglio che rimane bianco, ci guardiamo e io sono quasi sempre annoiato, mentre lui ha il piglio di un soldato che non perde mai la concentrazione. Se di tanto in tanto viene fuori qualche bella frase me la annoto, sperando che presto altre frasi le facciano compagnia ».
Archivio interviste  

27/05 - Paolo Tocco non ha fretta di fare dischi. Sono passati sette anni tra questo e il precedente e questi sette anni si sentono e si vedono in un disco che ha una sua ragione di essere e che è molto più ricco di colori e sfumature del precedente. Nel cuore il folk americano e la voglia di raccontare storie che conservino un tocco di leggerezza e semplicità. "Questo potrebbe essere il mio modo di ballare. La situazione attuale costringe il prodotto a essere un po' chiuso, un po' macchinoso, difficile. Lo stesso stato di cose che vedi nei live, dove ci sono persone che "per forza" devono suonare, "per forza" devono mettere in mostra quello che fanno, ma tutto questo sforzo alla fine contribuisce a creare una distanza, un'artificiosità". .

Ry Cooder - "Pull up some dust and sit down" The Cave Singers - "No witch"
The Low Anthem - "Smart flesh" John Mellencamp - "No better than this"

Io sono come un orso.
Con le braccia
tese in alto
aspetto
il sorgere del sole.
(Canto Pawnee)

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Un network per gli artisti che hanno difficoltà a esibirsi al di fuori della propria zona a causa di cachet troppo esigui. Un servizio gratuito e molto semplice da usare: ogni gruppo o artista, dopo essersi iscritto, dà informazioni sulla propria esigenza, specificando a quale categoria appartiene e dove e per quante notti è disposto a sua volta a offrire i posti letto.
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