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mirò
  News
16/12 Tetes de Bois
Orage

I Tetes de Bois sono da sempre uno dei miei gruppi preferiti, sin da quando, per un locale in un piccolo paese della provincia romana, riuscii a contattarli permettendomi per qualche anno il piacere di vederli esibirsi lì, su un palco rabberciato tanto simile al camioncino Fiat che utilizzavano al tempo nei loro spettacoli di strada. E di strada ne hanno percorsa tanta in questi vent'anni, collezionando 9 album, una serie infinita di progetti ed esperienze parallele, tutto senza mai scendere a compromessi con il mercato, anzi, seguendo un percorso che seppure ha sfiorato a volte attimi di improbabile, strameritato e relativo successo, non li ha comunque distolti da un proposito volutamente autarchico.
(segue)

17/03 Giubbonsky

Orage

Ci eravamo dimenticati di parlarne, ma forse ne vale la pena. E' uscito il secondo album di Giubbonsky, che in realtà è il cantautore milanese Guido Rolando (in arte Giubbonsky). Giubbonsky da in pasto alla critica un nuovo singolo dal titolo “Cicliade” con tanto di videoclip firmato da Ralph Ceskovitz. Denuncia sociale anche questa volta ma da un punto di vista curioso, ironico, spregiudicato che nasconde tra le righe concetti importanti e profondi.
“Cicliade” è l'odissea di un “ciclista” impegnato ad attraversare una Milano caotica, percorsi ad ostacoli, come ben sa chiunque di noi sia stato ciclista a Milano, un città fatta per le biciclette, ma pensata per le macchine. .(segue)

De Gregori e Guccini

16/12 - Con la retorica non puoi scherzarci mica: è in agguato a ogni anfratto di canzone ed è canaglia come nemmeno la nostalgia-nostalgia di Albano. Al cospetto di tematiche con peso specifico la misura andrebbe dunque assunta, una volta di più, come discrimine per separare il grano dal loglio, la canzone d’autore dalla fuffa 2.0, la ballata no-war - per venire alla nostra fattispecie - dal paraculismo da concertone Primo Maggio, se mi spiego. Generale resterà nei secoli un’ottima canzone contro la guerra (dice benissimo senza dire scopertamente). “Quel lungo treno” e il più recente Il “Testamento del capitano” (Massimo Bubola) due album solidissimi sul tema. Per venire ancora più al nocciolo: battendo sullo scatto l’imminente pletora celebrativa (nel 2015 sarà un secolo tondo tondo dalla Grande Guerra), “Terra e pace. 1915-2015 cent’anni di gratitudine” si incista nel filone senza fare una piega che sia una: no ai cannoni di vecchio e nuovo conio ma no anche a nostalgismi da rigurgito deamicisiano. (Vai alla recensione)

Roberto Kunstler: "Mentre" Simone Avincola: "Così canterò tra 20 anni"
Arriva nel 2013 il sesto album di Roberto Kunstler, uno dei migliori autori di questi anni dannati. Dagli anni 70 Kunstler ha continuato a comporre i suoi quadri musicali in coerente evoluzione, sempre attento a un mondo via via più disagevole e a quelle contorsioni dell’animo provocate da un impossibile adattamento a realtà sempre più astruse e disumane, senza raccogliere però quel consenso che tante sue splendide canzoni avrebbero meritato. mirò Simone è sincero, ci crede davvero, rispolvera la chitarra del folksinger e le scarpe delle marce di protesta, fa sua la lezione americana da Woody Guthrie a Bob Dylan e Eddie Vedder, e quella italiana degli anni settanta, da Guccini e Grechi a Stefano Rosso e De Gregori, ci aggiunge tutti gli ascolti fatti, i sogni e le illusioni, gli entusiasmi e le amarezze, e mette insieme quattordici episodi, quattordici pannelli di un unico quadro a più dimensioni, come un ciclo da cantastorie della contemporaneità. Ci voleva.
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Biellenews n.71 su Bielle

"Sono femmina" - Valeria Cimò


"Lettere matrimoniali" di Claudio Lolli
Canciani25/11
- Mi risulta difficile scrivere con sufficiente distanza prospettica su Claudio Lolli, perché per me il cantautore bolognese è stato ed è molto di più di un semplice bravo artista: è un Filosofo, un Maestro, un Compagno. E’ colui che, nella migliore forma estetica possibile, esprime la mia Weltanschauung intrisa di sentire tragico esistenzialista e di energica rivolta libertaria.
Per queste ragioni, consapevole dell’assenza di una dispiegata lucidità ermeneutica, il mio intento è quello di scrivere oggi non su Claudio Lolli, bensì a Claudio Lolli, di raccontare cosa ha significato per me leggere il suo ultimo libro, "Lettere matrimoniali" (Stampa Alternativa, Viterbo 2013). E’ stato – pagina dopo pagina – un viaggio spiazzante, libero e, soprattutto, dolce nelle ‘intermittenze del cuore’ e dell’incontrollabile attrazione fisica. Di intensa bellezza erotica trattano queste lettere che Claudio scrive per la sua donna, la sua amata Melania, madre dei suoi due figli, sigillo vivente di splendore insostituibile. (vai all'articolo)


La Musica è finita
Canciani24/08 -
Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno e tu mi lasci solo ...
La musica è finita, sì. La gioia che mi dava ascoltare a turno la voce di Bob Dylan, di Fabrizio De André, di Francesco De Gregori o di Van Morrison è sfumata in un silenzio che sa di morte, di funerale, di De profundis. La musica è finita nel senso che sono finite le canzoni, che non ci sono più spinte vitali, che nessuno scrive niente che possa interessare. Alcuni parlano del mondo, altri di sé. I primi hanno per referente le pagine dei giornali, i secondi il proprio ombelico. La musica è però finita, perché non sa più raccontare la società, non ci sa dire chi siamo, non ci sa fotografare.
(vai all'articolo)

     Le interviste
Pippo Pollina : «Apparteniamo alla nostra storia»
« La canzone che dà il titolo all'intera opera – racconta Pippo Pollina, spiegando il contenuto del suo nuovo progetto discografico – è una dichiarazione di intenti e di aderenze. Quando si getta la maschera e senza alcun timore si afferma cosa ci ha appassionato nella vita e a quali valori si intende ancora fare riferimento. Anche se il mondo cambia in fretta e senza tregua».
Diego Nota (Ex Ultimavera): «Vorrei vivere
in un paese dove le persone siano umili»
« Impiego molto tempo a scrivere, scrivo poco e ho un rapporto conflittuale con la scrittura. Vince quasi sempre il foglio che rimane bianco, ci guardiamo e io sono quasi sempre annoiato, mentre lui ha il piglio di un soldato che non perde mai la concentrazione. Se di tanto in tanto viene fuori qualche bella frase me la annoto, sperando che presto altre frasi le facciano compagnia ».
Archivio interviste  

19/03- Michele Gazich è uno degli autori più produttivi dell'ultimo decennio. Avanza al ritmo di un disco all'anno (e a volte è tentato dal secondo), dopo aver passato una mezza vita a fare da spalla d'autore a gente come Massimo Bubola, Luigi Maieron, Victoria Williams, Mary Gauthier, Erica Andersen e tanti altri. Questa volta arriva con una storia di famiglia, intensa e travagliata. La storia della sua famiglia di migranti per generazioni: dalla Turchia alla ex Jugoslavia, da lì agli Stati Uniti e quindi all'Italia. Tutta una lunga serie di viaggi compiuti per mare ed è di questo mare, di questi viaggi che oggi Michele intende parlare. Un concept. Concetto che quasi è antico quanto la posta pneumatica e desueto quanto il tostapane, ma, ancora oggi più che allora, ricco di contenuti e di possibilità di lettura. "Una storia di mare e di sangue"(Vai all'intervista)

Ry Cooder - "Pull up some dust and sit down" The Cave Singers - "No witch"
The Low Anthem - "Smart flesh" John Mellencamp - "No better than this"

Io sono come un orso.
Con le braccia
tese in alto
aspetto
il sorgere del sole.
(Canto Pawnee)

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